Sapere Scienza

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Sviluppato nanomateriale che potrebbe proteggere gli esploratori spaziali

5 Luglio 2017

Uno degli ostacoli alle esplorazione spaziali umane deriva dal fatto che le radiazioni dello spazio sono molto dannose per la salute. Ora, però, grazie a un nuovo scudo fatto di un nanomateriale che può riflettere (e trasmettere) la luce questo problema potrebbe essere attenuato.

La "metasupericie" sviluppata dai fisici Yuri Kivshar e Lei Xu dell'Università Nazionale Austrliana (ANU) è così piccola che centinaia di suoi strati potrebbero essere inseriti sulla punta di un ago, il che significa che il materiale potrebbe essere facilmente applicato a una qualsiasi struttura o superficie, compresa quella delle tute spaziali.

 

Difesa dalle radiazioni luminose

"La nostra invenzione ha molte applicazioni - spiegano gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Advanced Functional Materials - come proteggere gli astronauti o i satelliti con pellicole ultrasottili che possono essere regolate per riflettere diversi tipi di radiazioni ultraviolette o infrarosse pericolose in diversi ambiti".

Sebbene sia molto promettente, il nanomateriale non può attualmente schermare tutti gli effetti nocivi delle radiazioni cosmiche, perché blocca solo la luce e non le particelle massicce che costituiscono i raggi cosmici. Tuttavia, è certamente un modo promettente per frenare le radizioni luminose nocive che potrebbero anche essere pericolose per gli esploratori spaziali.

 

Come funziona lo scudo

La chiave del potere protettivo del nanomateriale è la temperatura: quando esso è riscaldato o raffreddayo, la superficie, composta da un reticolo bidimensionale di nanoparticelle, può essere regolata in modo da condurre o riflettere le onde luminose (compresa la luce visibile). Il dispositivo si basa su ricerche dello stesso gruppo australiano che riguardavano nano-cristalli in grado di trasformare luce invisibile in luce visibile e, un giorno, potrebbe avere applicazioni anche "quotidiane" come finestre di edifici che oscillano tra il trasparente e l'opaca (con conseguenze per i consumi energetici) oppure nei vetri degli occhiali che potrebbero facilmente diventare dei visori notturni. Per ora, il nanomateriale in questione esiste solo in laboratorio ma, secondo gli scienziati, con il giusto investimento potrebbe essere già in produzione nel giro di tre anni.

 

[Immagine: credit ANU]

copertina   luglio-agosto 2017

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