Sapere Scienza

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NEWS - Terra & Clima

L'Amazzonia nella morsa delle fiamme. Sono immagini preoccupanti e drammatiche quelle trasmesse dai media di tutto il mondo riguardanti l'incendio che sta interessando le foreste dell'America Meridionale. Ciò a cui stiamo assistendo oggi, nel 2019, ha però radici più lontane. Con uno dei polmoni verdi più importanti del nostro pianeta, stanno andando letteralmente in fumo una ricca biodiversità e una delle nostre risorse principali per contrastare gli effetti del riscaldamento globale. Quando è iniziato tutto questo e cosa sta succedendo ora?

Riuscire a calcolare la probabilità e le possibili caratteristiche di un futuro evento naturale catastrofico è uno degli obiettivi principali degli studi geologici. Per quanto riguarda le frane, gli scienziati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno da poco pubblicato uno studio sulla rivista Earth-Science Reviews. L'articolo si concentra sulla costruzione di un modello in grado di prevedere il rischio sociale di frana in Italia. Di cosa si tratta? Procediamo a piccoli passi.

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La riforestazione è, per definizione, la ricostituzione di un bosco o una foresta distrutti. È spesso citata come la soluzione migliore per abbassare la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ma non è una soluzione così semplice come può apparire. Ricostituire un habitat comporta una serie di conseguenze naturali ma anche sociali ed economiche che è necessario considerare affinché questo tipo di azioni esprima al massimo il proprio potenziale positivo. Lo studio pubblicato pochi giorni fa su Science percorre questa strada, mettendoci in guardia: dobbiamo prendere decisioni velocemente perché il tempo a disposizione per la realizzazione di riforestazioni "ragionate" potrebbe non essere più sufficiente.

Gli effetti del riscaldamento globale non si stanno facendo attendere, anzi, alcuni sembrano in anticipo di 70 anni. Stiamo parlando dello scioglimento del permafrost canadese, nelle regioni artiche, fenomeno che sta allertando gli scienziati. I dati che hanno portato a questa scoperta sono raccolti nell'articolo pubblicato su Geophysical Research Letters da un gruppo di ricercatori della University of Alaska Fairbanks.

Il mantello terrestre associato a una tela di Jackson Pollock. Cosa può significare questo accostamento tra geologia e storia dell'arte? Cosa c'entra tutto questo con la ricerca pubblicata dalla University of Utah su Nature Geoscience? Cerchiamo di capirlo insieme, passando da una strana tecnica artistica chiamata dripping, per arrivare alla composizione della struttura interna della Terra.

Ancora una volta la comunità scientifica conferma che le attività umane stanno accelerando la rottura degli equilibri naturali: stiamo trasformando così velocemente e profondamente l'ambiente che fino a un milione di specie vegetali e animali sono in questo momento a rischio di estinzione. La perdita di biodiversità è una grave minaccia per gli ecosistemi da cui noi stessi dipendiamo. Queste conclusioni sono contenute in una lunga relazione (1500 pagine di cui ora è pubblicata una sintesi) compilata da un team internazionale di esperti e che si basa su centinaia di studi e rilasciata dalle Nazioni Unite, dopo l'approvazione dei rappresentanti provenienti dagli Stati Uniti e da altri 131 paesi.

Studiare la storia dei vulcani e delle loro eruzioni può fornirci un efficace strumento per calcolare il rischio legato a eventi catastrofici nel nostro territorio e progettare le migliori misure affinché questi fenomeni non si traducano in perdite materiali e umane. Un gruppo internazionale di ricercatori ha da poco rivelato, in un articolo nella rivista scientifica Geology, l'esistenza di una grande eruzione, che avrebbe ricoperto di ceneri una vasta area del Mediterraneo centrale, avvenuta 29.000 anni fa presso i Campi Flegrei.

Le forme del paesaggio sono le parole con cui la Natura scrive e tramanda la storia della Terra. Comprendere i processi che portano alla loro formazione è la strada giusta per conoscere l'evoluzione del nostro pianeta. I geomorfologi del California Institute of Technology hanno rivolto la propria attenzione verso i meccanismi che contribuiscono alla nascita delle cascate. I risultati, pubblicati su Nature, sono stati sorprendenti anche se costituiscono solo una prima ipotesi che andrà, in seguito, sostenuta da nuove prove.

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