Sapere Scienza

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Come può un piccolo ragno influenzare il riscaldamento del Polo Nord?

31 Luglio 2018

La risposta degli organismi viventi ai cambiamenti climatici può portare a modificazioni delle interazioni tra specie, generando un effetto domino su comunità ed ecosistemi. È ciò che sta succedendo a dei terribili predatori della tundra artica, le cui abitudini alimentari potrebbero alterare il processo di riscaldamento della regione in cui vivono: stiamo parlando dei ragni-lupo artici.

 

Un ragno artico e le sue abitudini alimentari

 

Il ragno-lupo, appartenente alla famiglia Lycosidae e in media lungo circa 1,25 centimetri, è uno dei predatori più abbondanti nel territorio artico. È stato stimato che la biomassa di questi animali è circa 80 volte maggiore di quella dei lupi grigi (Canis lupus occidentalis) in alcune aree dell'Alaska, presso la regione di North Slope.
Il pasto preferito di questi aracnidi sono insetti dell'ordine Collembola che, a loro volta, si nutrono di funghi che rilasciano gas serra, quali anidride carbonica e metano, quando ricavano sostentamento dalla decomposizione di piante e animali.

 

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Quando la dieta cambia

 

Nell'articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), gli scienziati hanno spiegato in che modo la dieta degli esemplari di ragno-lupo possa migliorare la nostra comprensione di come il Polo Nord potrà rispondere ai futuri cambiamenti climatici.
È da tempo che i ricercatori sono a conoscenza dell'impatto del riscaldamento artico sulle popolazioni di ragni, infatti uno studio del 2009 ha mostrato come un ambiente più caldo, con primavere che iniziano prima ed estati più lunghe, abbia aumentato la loro dimensione e il numero di figli. Quando la popolazione aumenta, questi esemplari non disdegnano il cannibalismo, tralasciando gli altri insetti. La nuova dieta produce anche effetti sulla decomposizione ad opera dei funghi e, a sua volta, sulla produzione di gas serra? Questo è il quesito a cui i ricercatori hanno tentato di rispondere.

 

L'esperimento

 

Per testare gli effetti del riscaldamento sulla catena ragno-insetti fungivori-suolo, gli autori della ricerca hanno installato una serie di camere sperimentali nell'Alaska settentrionale, per due stagioni estive. I mini-ecosistemi, aventi un diametro di 1,5 metri, isolavano tutti i piccoli abitanti della tundra, compresi animali e funghi del sottosuolo, all'interno di uno spazio in cui era possibile regolare la temperatura dell'ambiente e la popolazione dei ragni. Al termine del periodo di studio, gli scienziati hanno registrato tutto ciò che era osservabile in queste camere: hanno contato i Collemboli, misurato la biomassa microbica (funghi e batteri), conteggiato gli altri piccoli animali che potevano mangiare gli insetti fungivori o potevano, a loro volta, essere predati dai ragni in esame.

 

Effetto domino e feedback

 

 

La ricerca dimostra che, effettivamente, temperature più alte modificano gli effetti della presenza dei ragni-lupo nella decomposizione della lettiera. A temperatura ambiente, l'aumento dei ragni causa una diminuzione dei Collemboli, la crescita di più funghi e, quindi, l'aumento dei gas serra in atmosfera. Con il riscaldamento, però, la catena si modifica: i ragni, il cui il numero rimane alto, si mangiano tra loro, gli insetti fungivori aumentano e i prodotti della decomposizione della lettiera diminuiscono.
Questo temibile predatore a otto zampe è, quindi, un nuovo eroe che riuscirà a diminuire la quantità di gas serra rilasciati dal processo di decomposizione e a salvare la regione artica dal riscaldamento globale? Amanda Koltz, autrice dello studio ha spiegato nel comunicato stampa della Washington University in St. Louis: "Il modo in cui gli organismi interagiscono tra loro può influenzare funzioni importanti degli ecosistemi come quanto carbonio venga fissato dalle piante, quanto velocemente avvenga la decomposizione e come i nutrienti siano introdotti nei cicli interni degli ecosistemi stessi. È fondamentale per noi comprendere il controllo del ciclo dei nutrienti nell'Artide perché questa regione riveste un ruolo spropositato nel ciclo globale del carbonio". "I ragni non ci salveranno dal cambiamento climatico - ha sottolineato Koltz - ma abbiamo scoperto che la decomposizione è più lenta in condizioni con elevate temperature, quando sono presenti questi aracnidi. Questo ci suggerisce che in certe circostanze sono in grado di alleggerire alcuni effetti del riscaldamento legati al rilascio di carbonio nella tundra. È una cosa buona".

 

Approfondiamo ancora il legame tra la sopravvivenza di specie animali e il clima nell'articolo di Michela Pacifici, "Influenza dei cambiamenti climatici sul rischio di estinzione", che potrete acquistare e leggere nel numero di ottobre 2016 di Sapere.

copertina   settembre-ottobre 2018

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