Sapere Scienza

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Cos'è il rischio sociale di frana? Gli scienziati italiani hanno trovato il modo di calcolarlo

25 Luglio 2019

Riuscire a calcolare la probabilità e le possibili caratteristiche di un futuro evento naturale catastrofico è uno degli obiettivi principali degli studi geologici. Per quanto riguarda le frane, gli scienziati dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno da poco pubblicato uno studio sulla rivista Earth-Science Reviews. L'articolo si concentra sulla costruzione di un modello in grado di prevedere il rischio sociale di frana in Italia. Di cosa si tratta? Procediamo a piccoli passi.

 

Frane: quando manca il terreno sotto i piedi

 

Ultimamente abbiamo sentito parlare principalmente di terremoti ed eruzioni vulcaniche, ma anche le frane sono presenti nell'elenco degli eventi naturali catastrofici in grado di causare ingenti danni e perdite materiali e umane. Cos'è una frana? La frana è definita come un movimento di roccia, detrito o terra lungo un versante, per azione della gravità. Descrivere una frana è fondamentale per poterla studiare dal punto di vista scientifico ed effettuare quei calcoli necessari per costruire modelli di previsione del rischio e riuscire a evitare perdite economiche e tragedie umane. Di una frana possono essere definite le parti, la tipologia di materiale coinvolto, lo stato, la distribuzione e lo stile della sua attività. Per quanto riguarda la vera e propria classificazione, si ricorre dal 1996 a quella Cruden e Varnes, che distingue:

  • crolli e ribaltamenti, in cui vi è caduta libera di blocchi di roccia, detrito o terra, distaccatisi dal versante lungo discontinuità prevalentemente verticali;
  • scorrimenti rotazionali, movimenti di rotazione che avvengono intorno a un punto esterno al versante, al di sopra del baricentro della massa in movimento. La forma delle superfici di scorrimento è di solito arcuata, con la concavità verso l'alto;
  • scorrimenti traslazionali, in questo caso il movimento è traslazionale, va quindi da un estremo all'altro, lungo una superficie di scivolamento più o meno planare;
  • colate lente, movimento lento di massa per deformazione plastica che coinvolge uno spessore estremamente variabile di terreno;
  • colate rapide, movimento di una miscela di materiale non coeso e acqua, in proporzioni variabili, che fluisce lungo il versante o lungo le linee di impluvio preesistenti o di neoformazione.

Come trasformare queste informazioni in dati che riescano a salvare vite umane? Tutto passa dal calcolo del rischio.

 

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Cos'è il rischio? Perché calcolarlo?

 

In generale il rischio è definito come la probabilità che un fenomeno naturale o indotto dalle attività dell'uomo possa causare effetti dannosi sulla popolazione, gli insediamenti abitativi e produttivi e le infrastrutture, all'interno di una particolare area, in un determinato periodo di tempo. Il suo valore è calcolato in base a pericolosità, vulnerabilità e valore degli elementi a rischio. La pericolosità è la probabilità che un dato fenomeno potenzialmente dannoso, di data intensità, si verifichi in una specifica area e in un particolare periodo di tempo; la vulnerabilità è il grado di perdita prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi a rischio in seguito al verificarsi di un dato fenomeno di una data intensità; infine il valore degli elementi a rischio è il valore economico, o numero delle unità, degli elementi a rischio in una data area.
Le frane rientrano nel pericolo idrogeologico. Il calcolo del rischio è alla base delle fasi di controllo dei problemi di dissesto idrogeologico quali:

  • la previsione di eventi calamitosi;
  • la prevenzione, che è rappresentata da una serie di attività che hanno lo scopo di evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni legati a calamità, questo attraverso una serie di interventi;
  • la mitigazione ossia l'insieme di azioni di manutenzione per ridurre i pericoli che interessano persone, cose e lo stesso patrimonio ambientale.

Abbiamo parlato, però, di rischio sociale di frana. Cos'è? Il rischio sociale è rappresentato e quantificato costruendo un grafico che mostri la frequenza (o probabilità) degli eventi calamitosi in rapporto all'entità delle conseguenze, misurate basandosi sul numero di vittime.

 

L'utilità di un archivio storico e i dati elaborati dal CNR

 

Lo studio pubblicato dal CNR su Earth-Science Reviews suggerisce un nuovo approccio per la valutazione quantitativa del rischio sociale di frana in Italia, il rischio che questi eventi naturali calamitosi pongono alla popolazione e alla società. Mauro Rossi dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR e ideatore dello studio, ha spiegato: "L'approccio innovativo proposto utilizza dati storici relativi a un dettagliato catalogo, per eventi dei quali sono disponibili informazioni accurate sulla localizzazione e sul numero delle vittime, in base al quale si è quantificata la magnitudo dell'evento franoso. Utilizzando i dati di 1.017 frane fatali, avvenute tra il 1861 e il 2015, è stata applicata una distribuzione di probabilità per modellare il rischio sociale e stimare, per la prima volta, il tempo di ritorno delle frane in funzione dell'impatto atteso sulla popolazione".
Fausto Guzzetti, direttore dell'Istituto, ha illustrato i risultati: "Lo studio ha permesso di stimare valori di rischio sociale elevato con tempi di ritorno bassi (inferiore ai 30 anni) per diverse porzioni delle Alpi centrali e del nord-est, delle Alpi occidentali e della Campania. Valori intermedi sono osservabili nel settore nord-occidentale delle Alpi e in Liguria, e in aree limitate della zona di transizione Alpi-Appennini, in Calabria e nel settore nord-occidentale della Sicilia. I risultati di questa ricerca forniscono nuove informazioni sulle variazioni spazio-temporali del rischio sociale da frana in Italia, contribuendo a migliorare le zonazioni esistenti, a promuovere l'efficacia dei sistemi di allertamento nazionale e regionali, a progettare e implementare efficaci strategie di comunicazione, mitigazione e adattamento".
Ancora una volta, alla luce di questo lavoro, viene evidenziata l'importanza delle attività di raccolta e gestione di banche dati relative a eventi naturali, essenziali per una corretta valutazione dei rischi.

 

Gli archivi storici sono fondamentali per il calcolo del rischio geologico. Per approfondire questo argomento, acquistate e leggete l'articolo di Romano Camassi, "Ricerche storiche e difesa dai terremoti", pubblicato nel numero di aprile 2016 di Sapere.

 

Credits immagine: foto di Hans Braxmeier da Pixabay

copertina   luglio-agosto 2019

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