Sapere Scienza

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Cosa sta succedendo all'Etna?

3 Gennaio 2019

La Sicilia ha dovuto affrontare una situazione di emergenza proprio in corrispondenza delle festività natalizie. Tutto è iniziato da una suggestiva colonna di fumo innalzatasi dall'Etna alla vigilia di Natale ma pochi giorni dopo è arrivato un violento terremoto che ha provocato danni e feriti. Cosa è successo al vulcano siciliano?

 

L'Italia e i suoi vulcani

 

In Italia ci sono dieci aree vulcaniche che hanno eruttato almeno una volta negli ultimi 10.000 anni e che, pertanto, possono essere definite attive: Colli Albani, Campi Flegrei, Vesuvio, Ischia, Stromboli, Lipari, Vulcano, Pantelleria, l'Isola Ferdinandea e l'Etna. Quest'ultimo vulcano, insieme allo Stromboli, presenta un'attività persistente, con eruzioni continue o separate da periodi brevi di riposo, pari a mesi o pochi anni. A cosa è legato il vulcanismo italiano? Il nostro paese si trova su un margine convergente tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica, le quali si muovono l'una verso l'altra, dando luogo a subduzione. Questo è il fenomeno per cui la litosfera - lo strato che include la crosta terrestre e la parte superiore del mantello - discende immergendosi verso l'astenosfera, fascia superficiale del mantello terrestre, compreso tra circa 100 e 300 chilometri di profondità, dal comportamento di un fluido ad alta viscosità. Lungo questi margini è possibile osservare, quindi, la risalita di magmi e la presenza di terremoti. È bene sottolineare, inoltre, che l'Etna è caratterizzato dall'alternanza di attività effusiva, con espulsione di magma attraverso colate laviche, ed esplosiva, con manifestazioni di tipo stromboliano, espulsione di brandelli di magma incandescente (bombe, lapilli e ceneri) fino ad altezze che possono toccare i centinaia di metri.

 

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L'eruzione laterale del 24 dicembre

 

Nella mattina del 24 dicembre 2018 è iniziata una nuova eruzione laterale dell'Etna con un intenso sciame sismico. Il comunicato ufficiale dell'INGV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'ha descritta come un graduale aumento del degassamento dall'area craterica sommitale, cominciato con emissioni sporadiche di cenere provenienti dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est, culminate in un denso e continuo pennacchio di cenere scura verso le ore 12:00. Dopo circa cinque minuti è iniziata un'intensa attività stromboliana, localizzata alla base meridionale del Nuovo Cratere di Sud-Est, scaturita da una fessura eruttiva. Quest'ultima si è estesa dalla base sud‐orientale del Nuovo Cratere di Sud‐Est alla parete occidentale della Valle del Bove, raggiungendo una quota minima di circa 2400 metri sul livello del mare. Una seconda fessura eruttiva si è aperta, invece, poco più a nord, a circa 3000 metri di quota, tra il Nuovo Cratere di Sud‐Est e il Cratere di Nord‐Est, e ha prodotto quasi esclusivamente una debole attività stromboliana durata poche decine di minuti. Contemporaneamente l'attività stromboliana è ulteriormente incrementata anche presso la Bocca Nuova e al Cratere di Nord-Est.
La prima fessura eruttiva, quella apertasi in Valle del Bove, ha alimentato in seguito alcune colate di lava che hanno attraversato interamente la parete occidentale della valle stessa. Nelle prime ore del 25 dicembre l'eruzione era ancora in corso: la lava continuava a riversarsi nella Valle del Bove, i crateri sommitali - in particolare la Bocca Nuova e il Cratere di Nord-Est - producevano una continua attività stromboliana e le scosse registrate dall'INGV Osservatorio Etneo in 24 ore erano 750.

 

Il terremoto del 26 dicembre

 

Alle ore 03:19 del 26 dicembre 2018, nel basso fianco sud-orientale dell'Etna, si è verificato un evento sismico di magnitudo pari a 4.8 sulla scala Richter, localizzato un chilometro a sud dall'abitato di Lavinaio, in provincia di Catania, alla profondità di circa un chilometro sotto il livello del mare. Il terremoto è stato percepito chiaramente dai residenti e ha provocato danni e alcuni feriti nelle aree più prossime all'epicentro.
Il sisma sembra essere legato all'attivazione della faglia Fiandaca e della faglia di Pennisi, due delle strutture più meridionali del sistema tettonico delle Timpe. Le caratteristiche del danneggiamento sono apparse simili a quelle riportate da fonti storiche per il terremoto dell'8 agosto 1894. L'INGV, nell'articolo pubblicato su INGV Vulcani, ha segnalato altri eventi storici, documentati dal catalogo sismico storico e avvenuti nel 1875, 1907 e 1984, ma ha sottolineato che furono meno energetici e dovuti all'attivazione di parti della faglia di Fiandaca.

 

Qual è la causa di queste attività?

 

Cosa è avvenuto, quindi, nel sottosuolo? il terremoto del 26 dicembre non sembra aver avuto origine da movimenti di masse magmatiche presenti nell'area dell'epicentro ma è, probabilmente, dovuto alla risposta del fianco orientale del vulcano a uno stress che potrebbe essere stato causato dall'intrusione di un dicco, corpo roccioso di origine magmatica, generato per riempimento di discontinuità - fessure - delle rocce in cui si incassa. Sempre l'articolo dell'INGV spiega che questa situazione eruttiva non si discosta di molto "dalla casistica più riconosciuta per le eruzioni effusive etnee, in occasione delle quali un trasferimento di stress dalle masse intruse verso le porzioni più superficiali dei fianchi del vulcano può generare l'innesco di terremoti anche diversi chilometri lontano dai centri eruttivi".
L'Osservatorio Etneo dell'INGV sta continuando a monitorare l'evolversi dei fenomeni in stretta collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e con tutte le Autorità di Protezione Civile.

 

Nell'articolo "Ricerche storiche e difesa dei terremoti", Romano Camassi spiega l'utilità delle fonti storiche nello studio degli eventi sismici. Se siete curiosi di conoscere il luogo in cui storia e geologia s'incontrano, acquistate il pdf singolo o l'intero numero di Sapere in cui è stato pubblicato.

copertina   novembre-dicembre 2018

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