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Eruzione vulcanica a Stromboli: cosa è successo?

5 Luglio 2019

Mercoledì pomeriggio il vulcano Stromboli, nelle Isole Eolie, in Sicilia, è stato il protagonista di uno spettacolo naturale tanto straordinario quanto spaventoso: un'eruzione che ha portato a una serie di esplosioni e alla formazione di un'alta colonna di fumo. Cosa è successo?

 

L'eruzione di mercoledì, 3 luglio 2019

 

Il comunicato stampa ufficiale dell'INGV-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha riportato che dalle 16:46 di mercoledì, 3 luglio 2019, si è verificata una violenta sequenza esplosiva parossistica che ha interessato l'area centro-meridionale della terrazza craterica dello Stromboli. Cosa si intende per "sequenza esplosiva parossistica"? Le esplosioni parossistiche, che interessano Stromboli come altre aree vulcaniche, sono eventi violenti e improvvisi che, nella maggior parte dei casi, danno origine all'eruzione di un magma detto "primitivo", profondo, che risale molto velocemente verso la superficie. Le eruzioni parossistiche producono l'emissione in atmosfera - ad altezze nell'ordine di un paio di chilometri - di materiale piroclastico come bombe vulcaniche (oggetti di grandi dimensioni, del diametro superiore a circa 6 centimetri), lapilli incandescenti (grandi quanto piccoli ciottoli) e frammenti di roccia. In questo caso la colonna eruttiva era alta oltre i 2 chilometri e i prodotti originati dalle esplosioni sono ricaduti lungo i fianchi del vulcano.
Come afferma sempre il comunicato ufficiale, oltre alle esplosioni maggiori, ci sono stati circa 20 eventi esplosivi minori. Dopo la fase violenta, il tremore vulcanico - un segnale associato alla dinamica dei fluidi che circolano all'interno del sistema di alimentazione di un vulcano - è diminuito.

 

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Il vulcano di Stromboli

 

Lo Stromboli, probabilmente in quanto luogo in cui la natura manifesta la sua forza e bellezza attraverso fenomeni straordinari quanto violenti, è stato spesso protagonista di opere letterarie e cinematografiche: ne sono un esempio "Stromboli Terra di Dio" (1950) del regista Roberto Rossellini e la conclusione del romanzo "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne. Ma cerchiamo di conoscere meglio questo vulcano da un punto di vista strettamente geologico. Lo Stromboli si trova sull'omonima isola dell'arcipelago delle Eolie, in Sicilia, nel mar Tirreno, ha una superficie di circa 12,2 chilometri quadrati ed è uno stratovulcano. Uno stratovulcano (o vulcano-strato) è un vulcano a forma di cono, con fianchi ripidi costituiti da un'alternanza di colate di lava e di strati di materiali piroclastici eruttati dal condotto centrale, durante le fasi esplosive. Lo Stromboli è uno dei pochi vulcani sulla Terra in attività persistente, ossia di lunga durata. Il suo edificio di forma conica, nella parte alta, è caratterizzato dalla presenza di una piccola terrazza craterica, a circa 700-750 metri di quota, dove si trovano tre crateri attivi che da decenni occupano l'estremità nord-orientali, il centro e la parte sud-occidentale di quest'area. Vi è poi la Sciara del Fuoco, una lieve e ripida depressione a forma di ferro di cavallo che occupa il fianco nord-ovest del cono. Proprio dalla Sciara del Fuoco, mercoledì, sono scesi due trabocchi di lava. L'attività persistente ha lasciato spazio a quella parossistica.

 

Cos'è l'attività stromboliana?

 

Il vulcano Stromboli e la sua attività sono tanto conosciuti da dare il nome a una tipologia di eruzione: l'eruzione stromboliana. Questa è un'eruzione legata a lava non molto viscosa che ristagna nel cratere fino a solidificare, a formare un tappo. Al di sotto di questo tappo si accumulano i gas che vengono liberati dal magma sottostante finché la pressione non diventa tale da farlo saltare, dando vita a esplosioni di materiale piroclastico. Una volta che il gas è completamente fuoriuscito, la lava ritorna ad accumularsi e si ricomincia fino all'esplosione successiva.

 

Le parole dei geologi

 

Francesco Latino Chiocci, professore di Geologia Marina all'Università La Sapienza, Dipartimento di Scienza della Terra, e responsabile studi Parti Sommerse del vulcano Stromboli, ha commentato per Adnkronos: "[Stromboli] è un vulcano particolare. Ha un condotto aperto, dove il materiale ristagna e ogni 20 minuti circa la lava fa uno sbuffo perché si crea una pressione di gas all'interno che lancia la lava verso l'alto. E questa è l'attività normale di Stromboli. Di tanto in tanto, però, una volta ogni quattro o cinque anni, la lava fuoriesce proprio dai crateri causando un'eruzione e per questo da sempre Stromboli viene chiamato anche il faro del Mediterraneo, perché gli antichi navigatori utilizzavano gli sbuffi per la scelta delle rotte". Il professore ha poi aggiunto: "Normalmente l'energia di questi sbuffi è limitata e la lava ricade intorno ai crateri e si disperde in particolare su un fianco che collassò 5000 anni fa in un gigantesco evento, creando una via. Oggi però l'energia è stata più forte. Questi eventi si chiamano parossismi, la lava viene lanciata ad altezze molto maggiori, con un maggior rischio per tutta la popolazione, perché la ricaduta frammenti lava può essere pericolosa. Nella variabilità di un vulcano un evento più forte del solito può accadere e non necessariamente è seguito da un'eruzione vera e propria con emissione di lava. Ma non essendo stato comunque un evento 'tradizionale', anche l'evoluzione potrebbe essere diversa dal solito. Non ci sono certezze e per questo deve essere monitorato e tenuto sotto controllo".

 

Studiare la storia dei fenomeni geologici è uno strumento utile per calcolarne il rischio nel futuro. Lo spiega Romano Camassi nell'articolo "Ricerche storiche e difesa dai terremoti", pubblicato nel numero di aprile 2016 di Sapere.

 

Credits immagine: foto di Viola ' da Pixabay

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