Sapere Scienza

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Global warming: incroci genetici potrebbero salvare i coralli in pericolo

26 Giugno 2015

Alcune popolazioni di coralli posseggono già le varianti genetiche necessarie a tollerare le acque degli oceani che diventano più calde a causa del global warming, e potrebbero trasmetterle ai coralli in pericolo di estinzione.

A rivelarlo, uno studio condotto da un team di scienziati della University of Texas di Austin, che hanno anche scoperto che l'uomo potrebbe contribuire a diffondere questi geni di resistenza al calore, incrementando quindi la sopravvivenza dei coralli. I ricercatori hanno incrociato coralli della Grande Barriera Corallina in Australia (precisamente quelli della specie Acropora millepora) con quelli provenienti da aree più fredde, a circa 450 chilometri più a sud.

 

Coralli dieci volte più resistenti al calore

 

Come si legge sulla rivista Science, i ricercatori hanno trovato che le larve originate dall'incrocio con coralli delle acque più calde (circa 2 gradi in più) avevano un probabilità dieci volte maggiore di sopravvivere allo stress del calore, rispetto a quelle native delle aree più fredde. Non solo, i coralli ibridi avevano la capacità di passare la tolleranza al calore anche alla loro prole. Attraverso strumenti genomici, gli studiosi hanno poi identificato i processi biologici responsabili della tolleranza al calore e dimostrato che questa caratteristica potrebbe evolversi rapidamente sulla base di esistenti variazioni genetiche. "La nostra ricerca ha dimostrato che i coralli non devono necessariamente aspettare la comparsa di nuove mutazioni spontanee. La lotta all'estinzione del corallo può iniziare con qualcosa di semplice, come una 'migrazione' di coralli che diffonda varianti genetiche già esistenti" ha spiegato Mikhail Matz, dell'Università del Texas di Austin.

In tutto il mondo, l'aumento della temperatura della superficie del mare ha danneggiato gravemente le barriere coralline. Lo sbiancamento, processo che può causare la morte dei coralli a causa della perdita delle alghe simbiotiche di cui si nutrono, è stato collegato al riscaldamento delle acque.

 

[Immagine: credit Line K Bay, Australian Institute of Marine Science]

9788822094445   luglio-agosto 2020

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