Sapere Scienza

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I telefonini possono disturbare gli allarmi dei satelliti meteo

22 Luglio 2016

Le onde elettromagnetiche dei telefonini possono disturbare le acquisizioni di dati dei satelliti meteorologici. Almeno questo è l'allarme lanciato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense che, a causa delle interferenze radio di compagnie di telefonia mobile sulle trasmissioni del sistema Geostationary Operational Environ­mental Satellite (GOES), non è riuscito a raccogliere sufficienti immagini sull'andamento dell'uragano Patricia (ottobre 2015) in gran parte del Pacifico. E il problema potrebbe addirittura peggiorare, dato che la US Federal Communications Commission sta valutando la possibilità di allargare la concessione di frequenze radiofoniche alle compagnie di comunicazione satellitare includendo anche frequenze che sono solitamente utilizzate dal NOAA per trasmissioni meteorologiche di importanza critica. Se la proposta sarà accolta, la Ligado­Networks di Reston, Virginia, inizierà a trasmettere a frequenze comprese tra 1.675 e 1.680 MHz, che si sovrappongono con il range di trasmissione dei satelliti di nuova generazione del NOAA.

 

[immagine satellitare dell'uragano Patricia che ha interessato la costa del Messico alla fine del 2015]

 

In generale, il governo degli Stati Uniti ha deciso di "accantonare", per scopi che riguardano la sicurezza nazionale (come informazioni e allerte meteo), una certa fascia di radiofrequenze. Nel 2010, tuttavia, il presidente Obama, nell'ambito del programma di diffusione della banda larga wireless, ha incoraggiato la concessione di una fascia di radiofrequenze fino a 500 MHz e alla fine del 2012 una società di comunicazioni satellitari che poi si sarebbe trasformata nella Ligado ha fatto richiesta di poter trasmettere anche nella banda 1.675–1.680 MHz.

 

Alcune società commerciali di telefonia mobile stanno già trasmettendo a frequenze leggermente inferiori (1.670-1675 MHz), il che ha comunque causato alcune interferenze con i dati del NOAA. 

I ricercatori si sono confrontati sulla situazione nel meeting della American Meteorological Society (AMS) di Tuscaloosa, Alabama, che si è concluso ieri. Nelle prossime settimane sarà presa la decisione definitiva.

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