Sapere Scienza

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Il cratere siberiano potrebbe essere dovuto al metano

8 Agosto 2014

Il cratere che si è aperto apparentemente all'improvviso sulla penisola siberiana di Yamal, con un diametro di oltre trenta metri, ha suscitato curiosità - e a tratti angoscia - in tutto il mondo. Dopo discutibili teorie che sono arrivate ad attribuirlo perfino a forze aliene, arriva ora dallo Scientific Centre of Arctic Studies di Salekhard, Russia, un'ipotesi di formazione che potrebbe essere finalmente affidabile. Secondo lo studio condotto da Andrei PLekhanov e colleghi, pubblicato sulla rivista Nature, potrebbe essere stato il metano rilasciato dallo scongelamento del terreno ghiacciato ad aver generato l'enorme voragine circolare. "L'aria in prossimità del fondo del cratere conteneva concentrazioni insolitamente elevate di metano, fino al 9,6 per cento, secondo test condotti presso il sito il 16 luglio - scrivono gli autori - laddove l'aria, normalmente, contiene solo lo 0.000179 per cento di metano".

 

Gli scienziati ritengono che questo rilascio di metano possa essere correlato alle estati particolarmente calde vissute da Yamal nel 2012 e nel 2013 che hanno fatto registrare una temperatura di circa 5 gradi sopra la media. "Man mano che le temperature sono aumentate, il permafrost si è scongelato ed è crollato, rilasciando il metano che era stato intrappolato nel terreno ghiacciato". Secondo i ricercatori, le conclusioni a cui sono giunti sono comunque preliminari e si attendono altri studi sul metano contenuto nell'aria intrappolata all'interno delle pareti del cratere.

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