Sapere Scienza

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Perché il mantello terrestre è come un dipinto di Pollock?

20 Giugno 2019

Il mantello terrestre associato a una tela di Jackson Pollock. Cosa può significare questo accostamento tra geologia e storia dell'arte? Cosa c'entra tutto questo con la ricerca pubblicata dalla University of Utah su Nature Geoscience? Cerchiamo di capirlo insieme, passando da una strana tecnica artistica chiamata dripping, per arrivare alla composizione della struttura interna della Terra.

 

Chi è Jackson Pollock e perché il mantello somiglierebbe alle sue opere?
 

Cosa significa affermare che il mantello terrestre è come un dipinto di Pollock? Andiamo un po' indietro nel tempo. Jackson Pollock è un pittore americano vissuto nella prima metà del Novecento ed è il più conosciuto rappresentante di quello che è definito action painting. L'action painting, o pittura d'azione, pone al centro della creazione lo stesso gesto concreto che produce l'opera, un'azione in cui l'artista proietta se stesso. Nello specifico, Jackson Pollock realizzava le sue tele applicando il colore con gesti energici, a tratti violenti, impiegando la tecnica del dripping, cioè facendo gocciolare pennelli grondanti di pittura direttamente su grandi tele poggiate sul pavimento, attorno le quali l'artista si muoveva, eseguendo qualcosa di molto simile a una danza istintiva. Nel video qui riportato del canale YouTube Treccani Scuola potrete osservare alcune delle opere di Pollock e capire meglio cosa c'è dietro la loro realizzazione:

 

 

Il mantello, lì dove la crosta nasce e muore

 

Cos'è il mantello terrestre? La struttura interna del nostro pianeta, dall'esterno verso il suo centro, si suddivide in crosta, mantello e nucleo. Il mantello è lì dove il fondale degli oceani nasce e le placche tettoniche muoiono, come descritto in maniera quasi poetica nel comunicato stampa pubblicato dall'Università dello Utah riguardo lo studio apparso su Nature Geoscience. Effettivamente questo strato, dello spessore di circa 2900 chilometri, compreso tra la "fredda" crosta e l'incandescente nucleo, è il "mare" in cui "galleggiano" le placche tettoniche, è la sorgente della lava che noi osserviamo attraverso l'attività vulcanica e che, nelle profondità oceaniche, genera nuova crosta. La sua struttura interna è definita soprattutto da dati sismologici, dalla modalità di variazione della velocità delle onde sismiche generate dai terremoti con la profondità e dalla dispersione delle onde di superficie. Grazie a questo tipo di informazioni è stato possibile ricostruire la presenza di una serie di discontinuità del mantello, alcune delle quali permettono di distinguere un mantello superiore, una zona di transizione e un mantello inferiore. Ma la disomogeneità di questo involucro interno della Terra non finiscono qui.

 

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Disomogeneo come una tela di Pollock

 

Altri importanti dati sul mantello provengono dalla lava che fuoriesce lungo le dorsali oceaniche e che sono la materia che costituisce la crosta oceanica di nuova formazione. I campioni provenienti da questa lava mostrano che chimicamente il mantello è lo stesso in tutto il pianeta. Qualcosa di strano accade al capo opposto del ciclo di vita della crosta, lì dove scompare per ritornare a far parte del mantello. Cosa accade dopo non è ancora chiaro ma se mantello e vecchia crosta si sciolgono, ci dovrebbe essere una variazione della composizione chimica dei magmi lì dove accade. I ricercatori hanno, quindi, analizzato delle carote ricavate dalla perforazione di crosta oceanica per esaminare i minerali cumulati, quei minerali che sono i primi a cristallizzare quando il magma entra nella crosta terrestre. Hanno controllato, centimetro per centimetro, le variazioni degli isotopi del neodimio e dello stronzio: questi isotopi indicano la presenza di una differente composizione chimica all'interno del materiale proveniente dal mantello, il quale è originato da differenti tipi di rocce. Sarah Lambart, professoressa di geologia presso la University of Utah e autrice del lavoro pubblicato su Nature Geoscience, ha spiegato: "Se sia ha variabilità isotopica nei minerali cumulati significa che c'è variabilità isotopica anche nel mantello". Effettivamente il valore della variabilità isotopica nei minerali cumulati era sette volte maggiore di quella registrata nella lava delle dorsali oceaniche. Ciò significa che il mantello è molto lontano da quella omogeneità supposta e che la variabilità è conservata proprio nei cumulati, la cui mappa dei minerali somiglia a una tela di Pollock.
La ragione di questi risultati è probabilmente la differente temperatura di fusione delle rocce. La prima roccia a fondersi, per esempio la crosta più vecchia, può dare origine a dei canali che possono trasportare magma fino alla crosta. La fusione di un altro tipo di roccia può fare lo stesso. Il risultato finale sono numerose reti di canali che convergono verso le dorsali oceaniche non mescolandosi, esattamente come fanno i colori di Jackson Pollock sulla tela.
Questa ricerca contribuisce a ridefinire l'idea di come i materiali si muovono dal mantello verso la superficie. Sarah Lambart sta lavorando a un nuovo esperimento per studiare le condizioni in cui i magmi conservano la loro composizione chimica nel percorso che va dal mantello alla crosta.

 

Le rocce sono le pagine attraverso le quali leggere la storia della Terra. Tra i capitoli più spaventosi di questo lungo racconto c'è quello dei terremoti. Per saperne di più, acquistate e leggete l'articolo di Paolo Galli, "Il libro dei terremoti scritto nelle rocce", pubblicato nel numero di giugno 2018 di Sapere.

 

Immagine di copertina: la mappa dei minerali in un campione di minerali cumulati ossia i primi a cristallizzare quando il magma si inserisce nella crosta terrestre. Credits: Sarah Lambart/University of Utah

copertina   luglio-agosto 2019

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