Sapere Scienza

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NEWS - Terra & Clima

Le immagini raccolte dai droni, oltre a essere spesso suggestive, rivestono una grande utilità nello studio del paesaggio. Lo sanno bene gli scienziati dell'INGV -Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell'Università Blaise Pascal di Clermont Ferrand (Francia) che, con un sistema combinato drone-fotogrammetria, hanno ricostruito un modello tridimensionale e ad alta risoluzione del campo lavico del fianco occidentale dell'Etna, risalente al 1974. Questa ricerca, pubblicata sulla rivista Bulletin of Volcanology, mostra come le nuove tecnologie possano migliorare lo studio della struttura superficiale delle colate laviche e il monitoraggio di eruzioni effusive.

I meandri di un fiume che disegnano percorsi sinuosi, le ripide falesie e le morbide dune di una spiaggia o di un deserto. Queste sono solo alcune delle forme del paesaggio, il frutto del continuo modellamento della parte più superficiale del nostro pianeta. Gli scienziati della New York University si sono chiesti se queste sculture naturali abbiano memoria della propria storia. A cosa serve saperlo e come sono riusciti a trovare una soluzione a questo quesito? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Quante volte ci sarebbe piaciuto osservare il cielo stellato nelle calde serate estive e ci siamo accorti che l’illuminazione artificiale ci impediva di godere di questo spettacolo? L’inquinamento luminoso, che noi percepiamo soprattutto in situazioni come quella appena descritta, riveste un ruolo molto più esteso, con conseguenze che non possiamo sottovalutare.

Lo calpestiamo, lo associamo allo sporco, lo diamo per scontato non conoscendone le importanti funzioni: è il suolo, quello strato superficiale formatosi grazie all’alterazione, per opera di agenti atmosferici e organismi viventi, della superficie rocciosa della crosta terrestre. Quella che a noi sembra polvere, brulica di esseri impossibili da osservare a occhio nudo, il cui studio potrebbe ritornare molto utile. Ecco perché un team di ricercatori ha pubblicato il primo atlante mondiale delle specie batteriche presenti nel suolo.

L’ecosistema marino è da anni minacciato dal comportamento irresponsabile di noi cittadini e di chi amministra la cosa pubblica. Il mancato rispetto dell’ambiente, la disinformazione, la gestione irresponsabile dei rifiuti ci hanno portato a questo punto, al quadro preoccupante descritto dai dati raccolti da Legambiente e dall'ENEA.

I cambiamenti climatici sono una realtà e non possiamo negare che la Natura e, soprattutto, i dati raccolti dagli scienziati, stiano dipingendo un quadro drammatico del futuro, uno scenario che non migliorerà se non riusciremo ad agire prima che sia troppo tardi. Non solo i singoli cittadini devono contribuire in maniera consapevole alla salvaguardia del pianeta in cui viviamo. Un grandissimo sforzo deve essere compiuto dalle nazioni e l’Accordo di Parigi di cui tanto sentiamo parlare - in particolar modo da quando Donald Trump ha deciso che gli Stati Uniti lo avrebbero abbandonato - è la prova tangibile che la politica mondiale sta tracciando la strada da percorrere.

Agli otto vulcani già noti sommersi nel Mar Tirreno, se ne aggiungono sette, formando così una catena lunga 90 chilometri e larga 20. È questo il risultato delle ricerche condotte negli ultimi anni dagli studiosi dell’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dello IAMC-CNR, Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e del GNS, Geological and Nuclear Sciences della Nuova Zelanda.

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copertina   gennaio-febbraio 2019

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