Sapere Scienza

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Anche in questo istante, è in corso la perdita – silenziosa, progressiva, inarrestabile e irreversibile – di milioni di ore di registrazione di musica, suoni, voci, testimonianze di vita passata. Un’erosione della memoria collettiva dovuta all’intrinseca instabilità fisica e chimica dei supporti sonori, che si traduce in un’aspettativa di vita molto breve (da pochi anni a qualche decennio), in netto contrasto con quella di altri beni culturali, quali i dipinti o le sculture, il cui degrado è misurabile in secoli o millenni.


Durante il mio dottorato di ricerca in Informatica, svolto all’Università di Verona, ho definito una metodologia innovativa per la conservazione e il restauro delle memorie sonore, già applicata in progetti di ricerca internazionali finanziati da grandi archivi (Centro Studi Berio, Paul Sacher Stiftung, Arena di Verona, Scuola Normale di Pisa) e attualmente in fase di perfezionamento al Centro di Sonologia Computazionale di Padova.


Per salvare il patrimonio intangibile delle memorie sonore è necessario trasferire le informazioni acustiche, spesso memorizzate su supporti desueti (dischi, nastri, musicassette, ecc.), su nuovi dispositivi ridondati (che consentano copie multiple dalle quali sia possibile recuperare i dati in caso di avaria) per una conservazione dinamica che prevenga le conseguenze dannose dell’obsolescenza che non risparmia i formati e i supporti digitali.


Trasferire il segnale audio da un supporto, o medium, a un altro (ri-mediazione) è un’operazione scientificamente e culturalmente complessa, che ha come obiettivo la produzione di un archivio digitale, curato, che soddisfi nel lungo termine requisiti di affidabilità, autorevolezza e accuratezza. Per ottenere un oggetto digitale che rappresenti efficacemente un documento sonoro in tutti i suoi aspetti, materiali e immateriali (custodia, allegati, segnale audio), è necessario applicare una metodologia filologicamente informata (ossia che consideri il contesto culturale in cui il documento sonoro è stato prodotto) all’interno di un’infrastruttura adeguatamente equipaggiata (dispositivo di lettura professionale, funzionante e compatibile con il formato dei supporti da ri-mediare, convertitore analogico-digitale, ecc.).


Oltre che per una documentazione approfondita e rigorosa, l’innovativa metodologia sviluppata si distingue da un lato per l’elevato grado di automazione ottenuto grazie a strumenti software sviluppati ad hoc; dall’altro per l’introduzione sistematica di analisi chimiche e meccaniche volte a individuare i trattamenti di recupero più opportuni, nella completa salvaguardia del supporto sonoro esistente. Il processo di degrado fisico dei documenti sonori non è ancora studiato in letteratura: il mio lavoro ha l’obiettivo di definire procedure sicure ed efficaci per tutelare il patrimonio delle memorie sonore.

Federica Bressan

Federica coordina il Laboratorio di conservazione e restauro dei documenti sonori del Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova.

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