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Coronavirus: programmatori COBOL cercasi per combattere la pandemia

16 Aprile 2020 di 

Durante uno dei briefing quotidiani sul Coronavirus nei quali solitamente vengono sciorinati numeri, dati e percentuali, a sorpresa il governatore del New Jersey, Phil Murphy, ha fatto un insolito appello: cercava programmatori volontari che conoscessero il COBOL, un linguaggio di programmazione oramai desueto su cui si basa il sistema di indennità di disoccupazione dello Stato. Il New Jersey, come ogni altro Stato della nazione, è stato infatti inondato di richieste in seguito alle restrizioni applicate per combattere la pandemia.


Non solo mascherine e operatori sanitari

I sistemi di elaborazione si sono dimostrati, purtroppo, inadeguati. Solo per fare un esempio, nelle ultime due settimane, nel New Jersey, più di 362 000 residenti hanno presentato domanda di disoccupazione generando un sovraccarico dei vetusti mainframe IBM che elaborano tali richieste e utilizzano software risalenti agli anni ’80 del secolo scorso. Con più di 44 000 casi di Covid-19 è sembrato assolutamente paradossale preoccuparsi dell’obsolescenza dei sistemi informatici, ma il governatore Murphy è stato costretto a chiedere pubblicamente l’aiuto di programmatori COBOL.
Si prevede che nelle prossime settimane altri governi debbano chiedere un aiuto simile: a causa dei numerosissimi licenziamenti generati dalla difficile situazione emergenziale degli Stati Uniti, il sistema con il quale si gestiscono le domande di disoccupazione, in pochissimi giorni, è infatti arrivato a saturazione. Per smaltire questa ondata di richieste che non ha precedenti, è diventata prioritaria l’esigenza di aggiornare il codice scritto con un linguaggio di programmazione obsoleto e per il quale non esistono giovani programmatori da arruolare: il COBOL, COmmon Business Oriented Language.


La storia del COBOL: Grace Hopper e il primo open source

Per chi non lo conoscesse, il COBOL ha più di sei decenni. Sopravvissuto a tutti i tipi di epoche e tendenze, compresa la Guerra Fredda e l’ascesa di Internet, resiste soprattutto a causa delle aziende e dei governi che non aggiornano i loro sistemi. Viene raramente insegnato ai giovani programmatori che tendono a concentrarsi su linguaggi più moderni ma rimane incredibilmente popolare soprattutto nell’industria finanziaria: negli Stati Uniti è utilizzato infatti nella pubblica amministrazione ma anche nella gestione di alcune agenzie governative federali come il Dipartimento degli Affari dei Veterani, il Dipartimento di Giustizia e la Social Security Administration.
Risultato di uno sforzo collettivo proposto dalla matematica Grace Murray Hopper nel 1959, il COBOL fu il primo linguaggio di programmazione standardizzato, non legato a un hardware specifico e dedicato alla soluzione di problemi di natura economica e finanziaria. Il suo concetto di open source, di “libera ingegneria”, può essere considerato una sorta di profetica anticipazione di una delle più interessanti innovazioni introdotte nell’ambito della ricerca scientifica che ha in Grace Hopper un promotore, un ideatore (per approfondimenti si veda il mio libro Il computer è donna). Già nel 1952, Grace aveva fatto riferimento agli strumenti e alle tecniche della compilazione per permettere una scrittura più semplice delle linee di programma, tradotte automaticamente in linguaggio binario. Non avendo ricevuto alcun sostegno per questo suo progetto, né alcun tipo di finanziamento, aveva avviato nel suo tempo libero un’attività sperimentale che fu supportata solo da alcuni collaboratori. Il suo forte senso di cooperazione e la convinzione che lo scambio di informazioni andasse a rafforzare la conoscenza, la portò a sperimentare un metodo divenuto poi fondamentale per l’informatica moderna: l’informazione distribuita.


I limiti messi in evidenza dalla pandemia

In tempi di crisi, del resto, non soltanto negli Stati Uniti ma un po’ in tutto il pianeta, si è dovuti spesso ricorrere a misure riparatorie per adattare sistemi polverosi e datati che gestiscono gran parte delle amministrazioni pubbliche e private, e il mondo dell’economia. Basti pensare all’emergenza dell’anno 2000, quando non era chiaro se la data del nuovo millennio potesse causare errori a cascata in tutti i sistemi informatici del mondo, il cosiddetto “millenium bug”: legioni di programmatori furono specificatamente ingaggiate per correggere il codice per far sì che non ci si dovesse trovare in una situazione alla quale sarebbe stato economicamente difficile porre riparo.
Purtroppo, non si è fatto tesoro di queste esperienze e si è continuamente prorogato anche l’aggiornamento degli hardware su cui sono implementati i “servizi”. Le tensioni economiche della pandemia hanno creato un’impennata nella domanda di programmatori che possano lavorare agilmente con sistemi vecchi di qualche decennio ma, poiché nel corso del tempo il COBOL è stato ritenuto un linguaggio non più utilizzabile, l’età degli esperti è risultata molto maggiore della media. Ne è prova anche il fatto che nelle università nordamericane e non solo, non si insegna più a programmare in COBOL ma si parla di questo importante linguaggio unicamente nei corsi di storia dell’informatica. «C’è stato un periodo di vent’anni in cui le persone erano sicure che COBOL fosse morto, quindi non c’era nessuno che lo insegnasse, nessuno che lo imparasse», riferisce J. Ray Scott, professore alla Carnegie Mellon University, uno dei pochi professori che ancora oggi ne insegna la scrittura di programmi. «Mostro loro i programmi scritti in COBOL nel 1960, facendo notare che si possono ancora compilare e gestire con facilità».
Per far fronte a questa emergenza, IBM si è attivata per trovare o addestrare altri programmatori con un’iniziativa finalizzata all’insegnamento del COBOL al numero più alto possibile di sviluppatori. Questa “operazione nostalgia” è in realtà risultata tutt’altro che semplice perché ci si è resi conto che le nuove leve da mettere in campo dovrebbero essere in numero sostenuto: secondo una stima resa nota dalla stessa IBM, ci sarebbero infatti circa 220 miliardi di linee di codice COBOL ancora in uso, sia nel settore bancario e finanziario ma anche e soprattutto nella pubblica amministrazione. Al fine di evangelizzare i millennials, IBM ha deciso quindi di pubblicare un corso completo sul linguaggio di programmazione, totalmente gratuito, sperando possa nascere rapidamente una nuova genìa di coder. È stato anche reso fruibile ai giovani arrivati un programma di formazione open source (proprio ciò che Grace Hopper aveva predetto circa sessanta anni fa!), con lo scopo di fornire materiale tecnicamente valido per una formazione completa.
In aggiunta, l’azienda ha dato vita anche a un forum per aiutare i suoi clienti a superare la difficile situazione attuale: aperto sia ai vecchi che ai nuovi programmatori COBOL, è uno spazio utilizzato per lo scambio e la soluzione dei problemi attuali con il vecchio linguaggio di programmazione. Una piattaforma, insomma, nella quale si ritrovano contemporaneamente “veterani”, programmatori in pensione, professionisti che vogliono dare il loro contributo in una situazione di emergenza ma anche numerosi studenti consapevoli che il tempo di questo linguaggio non è ancora arrivato al termine.
Varrebbe forse la pena di non lasciarsi sfuggire questa occasione e di affidarsi al passato per una occupazione certa nel futuro.

Carla Petrocelli

Carla Petrocelli insegna Storia della rivoluzione digitale presso l'Università di Bari. Studiosa del pensiero scientifico moderno, si è specializzata nell'evoluzione del calcolo automatico focalizzando l'attenzione sul rapporto tra uomo e tecnologia e sulle sue ripercussioni antropologiche. È autrice di numerosi contributi scientifici dedicati alla storia dei linguaggi di programmazione e ai protagonisti dell'informatica.

9788822094445   luglio-agosto 2020

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