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Darknet e la “Via della seta”: ecco i “mercati neri” digitali

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I mercati neri esistono nella vita reale, ma anche nel mondo di Internet. In questi ultimi anni, nella parte meno accessibile di Internet si sono sviluppate numerose piattaforme online, di portata globale, che smerciano svariati tipi di prodotti illegali: dalle droghe alle armi, dalle borse di Prada fino ai numeri di carte di credito rubate. Questi mercati neri si sviluppano nelle cosiddette darknet (lateralmente “reti oscure”), ovvero delle sotto-reti anonime attraverso cui si può accedere solo con l’uso di particolari software che rendono le comunicazioni irrintracciabili (come per esempio il browser TOR). In questi mercati il metodo di pagamento usuale è il Bitcoin, la criptomoneta del quale abbiamo già scritto su “Tecnoconsumi” l’anno passato.

 

La "via della seta"

Il fenomeno dei mercati illegali in Rete è diventato noto pubblicamente intorno al 2012, quando negli Usa la DEA (Drug Enforcement Administration) ha smantellato una piattaforma chiamata “The farmer’s market”, colpevole di aver venduto svariate tipologie di sostanze illegali a più di 3.000 “clienti” in 34 differenti nazioni. Il caso più noto di repressione è però avvenuto nell’ottobre 2013, quando l’FBI ha arrestato il gestore di un altro popolare mercato nero, Ross William Ulbricht, un ventinovenne originario di Austin che per alcuni anni aveva coordinato le attività di una piattaforma chiamata Silk Road (“La via della seta”), in cui erano presenti all’epoca circa 13.600 annunci di sostanze proibite. Tuttavia, queste azioni repressive non hanno impedito la nascita di sempre nuovi mercati neri, che sono diventati sempre più incontrollabili, ma anche abili nell’andare incontro alle esigenze dei propri consumatori.

 

Il lato oscuro della vita digitale

Certamente l’esistenza di questi mercati illegali online pone numerosi problemi, non solo rispetto alla diffusione delle sostanze proibite, ma anche rispetto a fenomeni come la vendita di armi o anche la pornografia infantile. Inoltre, può forse stupire che, in un mondo digitale in cui siamo tutti sorvegliati e tracciati, le autorità non riescano a bloccare il rinascere di queste attività illegali. Eppure sembra proprio che anche la rete digitale - così come la vita reale - non possa fare a meno di un proprio “lato oscuro”, una zona al di fuori delle leggi e delle autorità. 

 

Per saperne di più: 

- Il quinto dominio della conflittualità

Paolo Magaudda

Sociologo dell'Università di Padova, dove si occupa del rapporto tra tecnoscienza, cultura e società, ed è segretario nazionale di STS Italia, la società scientifica che promuove lo studio sociale della scienza e della tecnologia.

Sito web: www.paomag.net

copertina   settembre-ottobre 2018

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