Sapere Scienza

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Il mondo delle pseudoscienze

28 Dicembre 2020 di 

Esperienze di vita oltre la morte, misteriose reti che avvolgono la Terra e minacciano la salute, prodotti omeopatici tanto diluiti da essere di fatto acqua pura: tre classici della letteratura pseudoscientifica che dovrebbero insegnarci a diffidare di chi usa il linguaggio della scienza, ma non il metodo.

 

La bufala dei pazienti resuscitati


    Tempo fa si è sentito parlare dell’ennesima storia di pazienti “resuscitati” dopo infarti supposti letali. Dei 63 pazienti studiati da due medici britannici, 4 ricorderebbero di aver provato, durante la fase di morte, sensazioni di transito per un altro mondo, accompagnate da pace e gioia, vivide luci, perdita della percezione del corpo. Secondo i due medici, la coscienza opera anche a cervello spento, quindi c’è un’anima che sopravvive alla morte fisica. E siamo già nella pseudoscienza.
    Per arrivare a tale verità i due “scienziati” hanno dovuto dimenticare le tante evidenze contrarie:

1.    Gli altri 59 pazienti non hanno raccontato nulla.
2.    Basta assai meno della morte per azzerare le funzioni della mente, a cominciare dall’autoconsapevolezza: un’anestesia, un sonno profondo, uno scompenso pressorio, uno svenimento.
3.    Ogni nostro pensiero o sentimento comporta un’attività elettrochimica di una parte del cervello, evidenziabile con la PET (tomografia positronica). Eliminata questa, resta solo il nulla.
4.    Il carattere di una persona e le sue facoltà mentali possono essere drasticamente alterate da interventi chirurgici al cervello o anche solo da farmaci e droghe.
5.    Hanno infine dimenticato la circostanza che i pazienti alla fine si sono rivelati vivi, e dunque non erano che dei cadaveri apparenti.
Eppure i giornali hanno riferito questa storia in piena serietà, quasi si trattasse di un esperimento scientifico.

 

I pericoli della pseudoscienza

Lo abbiamo visto con la presunta (ma falsa!) correlazione tra vaccini e autismo, lo vediamo ogni giorno con i complottisti che non credono al Covid-19, e potremmo fare mille altri esempi. Il pericolo insito nell’assenza di un’elementare vigilanza critica di fronte alle mistificazioni è quello di alimentare il già vasto panorama delle fandonie inflitte a coloro i quali, per mancanza di conoscenze, non hanno modo di separare il vero dal falso.
Miracoli e prodigi vari, telepatia, magia, parapsicologia, astrologia, rabdomanzia, cartomanzia, chiromanzia, pranoterapia, medicine alternative, new age: l’elenco è divenuto interminabile, roba da Medioevo. Prendiamo in esame qualche caso classico, ricordando che un principio base è quello di non prestar mai fede alle affermazioni che non siano state vagliate e fatte proprie dalla scienza ufficiale.

 

Cos’è la Pseudoscienza? Una definizione

Dicesi “pseudoscienza” una teoria interpretativa che, partendo da osservazioni per lo più soggettive e non debitamente verificabili, tramite procedimenti solo in apparenza logici, quando non del tutto illogici, giunge a una sintesi arbitraria, in contrasto con idee scientifiche di comune accettazione. I seguaci di una pseudoscienza, quando non si trovino in malafede, sono persone incapaci di percepire nella teoria la presenza di dati non verificabili e di interpretazioni arbitrarie, nonché di riconoscere e applicare i criteri di giudizio che sono alla base del consenso scientifico.

 

Le reti di Hartmann


Quella delle reti di Hartmann è una delle montature più incredibili, che si è aperta addirittura uno spazio all’interno della cosiddetta bioarchitettura. La superficie della Terra, secondo tale dottrina, sarebbe avvolta in una rete di linee corrispondenti a un non specificato campo, dai cui nodi occorre stare alla larga, perché dannosi alla salute. Di conseguenza, i mobili e soprattutto i letti devono essere collocati in determinate posizioni e orientati in modo opportuno. Occorre un esperto il quale, con una bacchetta da rabdomante o altro, pianifica la disposizione del mobilio. Si registrano persino casi di “esperti” che hanno bonificato una loro stessa opera, dimenticandosi di averla già sistemata in passato.
    Ebbene queste teorie vanno così di moda da trovare spazio in alcune pagine di un noto manuale tedesco di architettura per le università, pubblicato in Italia con il titolo Enciclopedia pratica per progettare e costruire. Leggendolo, si vede che il testo si limita a riportare le argomentazioni degli ideatori, le quali, a chiunque mastichi un pizzico di scienza, appaiono soltanto un’accozzaglia di termini tecnici senza alcun nesso o significato. Nel testo manca naturalmente qualsiasi supporto bibliografico o riferimento a pubblicazioni scientifiche. Due possibilità: o gli autori sono dei ciarlatani da Guinness dei primati, oppure sono ancora lì che si tengono la pancia dal ridere.

 

Omeopatia e medicina alternativa


Lo stesso si può dire di tante medicine alternative, pranoterapia, aromaterapia, cromoterapia, fiori di Bach, medicina ayurvedica e, sopra tutte, medicina omeopatica. Quest’ultima pseudoscienza provoca conseguenze più gravi delle altre perché più diffusa e causa di ingente danno finanziario per gli ingenui utenti.
Com’è noto, la medicina omeopatica nasce da idee avanzate a metà Ottocento dal medico tedesco Samuel Hahnemann. Senza entrare nei criteri che ne formano le basi, basta ricordare che il farmaco prescelto viene somministrato dopo diluizione multipla in un solvente, ad esempio acqua. Per essere più chiari, si prende 1 cc del principio attivo e lo si miscela con 99 cc del solvente, agitando (“dinamizzazione”); quindi 1 cc della soluzione così ottenuta viene diluito e “dinamizzato” con altri 99 cc di solvente, e così via per moltissime volte, anche cento o mille (si dice allora che si tratta di una soluzione 100CH, 1000CH, dove CH sta per centesimale hahnemanniana). L’idea è che la “dinamizzazione” trasferisce al solvente le proprietà curative del soluto, anzi le accentua.
    Al di là di questa ingiustificata pretesa, operiamo soltanto dodici manovre di diluizione e vediamo cosa resta del farmaco nella soluzione finale. A ogni diluizione, il primitivo 1 cc di principio attivo si riduce di 102 volte, quindi alla fine ne restano 10-24 cc (in cifre 1 preceduto da 24 zeri) che è come dire virtualmente nulla! Se mi si offrisse una pozione del genere, con dentro un potentissimo veleno, non avrei alcuna difficoltà a berla tutti i giorni al posto dell’acqua pura.
    Bisogna dire che qualche anno fa i fautori dell’omeopatia segnarono un punto a favore quando un ricercatore francese, Benveniste, affermò di aver riscontrato  una certa “memorianell’acqua, vale a dire un’alterazione duratura delle sue proprietà, dopo che essa era entrata in contatto con determinate sostanze. Il risultato si rivelò poi una colossale topica e si venne a sapere che le ricerche di Benveniste erano state finanziate da una grande casa europea di prodotti omeopatici. Pura coincidenza?
    Ma allora, si dirà, come mai persone che fanno ricorso all’omeopatia dichiarano di averne un beneficio (salvo poi curarsi con medicine vere quando il male è serio)? Studi scientifici affermano che non esiste nessuna reale evidenza in tal senso. A nome di tutti, la rivista francese La Revue Rescrire, che esplora e denuncia le frodi in medicina, conclude: «È impossibile affermare che una terapia omeopatica abbia un’efficienza specifica al di là dell’effetto placebo», ossia di autosuggestione. Questo giudizio va esteso ad altre forme di medicina alternativa, come è logico attendersi da chi ha soltanto un pizzico di sale in testa.

Andrea Frova

Andrea Frova, nato a Venezia, già Ordinario di Fisica Generale alla Sapienza, ha fatto ricerca nel campo della luce e delle proprietà ottiche dei semiconduttori. È autore di molte pubblicazioni scientifiche nelle maggiori riviste internazionali. Ha anche scritto testi di divulgazione, saggi musicologici e libri di narrativa. Ha vinto il "Premio Galileo per la divulgazione scientifica" nel 2008 con Se l'uomo avesse le ali (Rizzoli-BUR), e il "Premio Città di Como" con il saggio storico-scientifico Newton & Co. - Geni bastardi (Carocci 2015). Il suo ultimo libro è Luce, una storia da Pitagora a oggi (Carocci 2017).

copertina   novembre-dicembre 2020

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