Sapere Scienza

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Presto tutti umanamente cyborg con i chip innestati sottopelle

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Le tecnologie digitali stanno trasformando in molteplici modi il nostro rapporto con il denaro e i pagamenti: dalla possibilità di pagare con gli smarphone alle criptomonete e i bitcoin, cui abbiamo già dedicato spazio in questa rubrica. Una delle ultime sperimentazioni nel gestire i pagamenti attraverso nuove tecnologie proviene dal mondo hacker e riguarda la possibilità di impiantare sottopelle un chip rfid, la stessa tecnologia presente in alcuni modelli di smartphone. Con questo piccolissimo chip, grande come un chicco di riso, inserito con un innesto nella parte morbida dei tessuti della mano umana, sarà possibile pagare  semplicemente avvicinando la mano a un dispositivo simile a un comune lettore di carte di credito.

 

Esperimenti e ricerche di “cose pericolose”

Per ora si tratta solo di una possibilità a livello sperimentale, che si sta però diffondendo in una serie di progetti provenienti soprattutto nel mondo dell’hacking. In Australia, un hacker dal curioso nome di Meow-Ludo Meow-Meow, un eclettico ricercatore fondatore del laboratorio hacker Biofoundry, sta cercando di far adottare questo sistema in via sperimentale ad alcuni enti australiani, tra cui la rete dei mezzi pubblici di Sydney. A detta di Tom van Oudenaarden, un piercer di Utrecht che si è specializzato negli innesti di questo tipo di chip sotto pelle, in Olanda già alcune centinaia di persone stanno sperimentando questo tipo di tecnologie. I chip da innestare si possono acquistare ad un  prezzo compreso tra i 40 e i 100 dollari su vari siti; il più noto è un negozio online dall’evocativo nome di Dangerous Things, che mette attualmente a disposizione quattro differenti modelli di capsule da innestare sottopelle.

 

Senza paura… umanamente cyborg

Sarebbe facile insistere sul fatto che la diffusione di questa tecnologia apre scenari foschi, un futuro distopico in cui soldi, dati personali e spostamenti dei cittadini vengono costantemente monitorati da un sistema autoritario attraverso il tracciamento dei chip sottopelle. Ma forse non è il caso di preoccuparsi eccessivamente, visto che ci stiamo comunque abituando a essere sempre raggiungibili e collegati attraverso smartphone e altri dispositivi digitali. E del resto in futuro non mancheranno forme di regolamentazione e controllo dell’uso dei dati raccolti anche con questi chip.

Questi primi esperimenti con gli impianti di chip rfid ci fanno intravedere che l’avvento dell’Internet delle cose non riguarderà solo la connessione in rete di oggetti ed elettrodomestici, ma coinvolgerà anche il nostro corpo: in un prossimo futuro con questi impianti e innesti tecnologici saremo sempre più simili a cyborg, pur restando comunque molto semplicemente umani.  

Paolo Magaudda

Sociologo dell'Università di Padova, dove si occupa del rapporto tra tecnoscienza, cultura e società, ed è segretario nazionale di STS Italia, la società scientifica che promuove lo studio sociale della scienza e della tecnologia.

Sito web: www.paomag.net

copertina   settembre-ottobre 2018

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