Sapere Scienza

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Scena del crimine: i test presuntivi e confermativi per analizzare le tracce

2 Aprile 2021 di 

Nel corso delle attività tecniche eseguite sulla scena del crimine, i tecnici forensi potranno rinvenire su diverse superfici, verosimilmente coinvolte dall’azione delittuosa, varie tipologie di tracce, sia allo stato visibile che latente/semi-latente. In ambito forense, l’analisi delle tracce biologiche e, in particolare, di quelle ematiche riveste una notevole importanza: da questa analisi, i tecnici forensi potranno ricavare un elevato numero di informazioni particolarmente utili ai fini della ricostruzione della dinamica del delitto e dell’identificazione del colpevole.

A tal riguardo basti pensare alle informazioni ottenibili dallo studio della forma, della dimensione e della distribuzione di tali tracce quali, ad esempio, la posizione reciproca tra la vittima e l’aggressore nonché la possibile sequenza degli eventi, secondo le metodiche proprie della Bloodstain Pattern Analysis.

 

Come si analizza una traccia di sangue?


Tuttavia, in funzione delle caratteristiche del substrato di deposito della traccia, dell’epoca di deposizione e delle condizioni ambientali (temperatura, umidità e ventilazione) il processo di identificazione della traccia rinvenuta, quale sostanza ematica, basato sull’osservazione mediante l’ausilio di dispositivi luminosi a lunghezza d’onda variabile, sarà reso particolarmente complesso dai cambiamenti cromatici (dal rosso brillante al marrone/nero) e morfologici che potranno osservarsi, sulla stessa, a causa dei fattori sopraelencati.
Per tali ragioni i campionamenti di sostanza ematica, non immediatamente identificabile come tale o di possibile origine animale saranno preceduti, in genere, da analisi speditive effettuate direttamente, nel corso del sopralluogo, dai tecnici forensi mediante l’impiego di appositi test di tipo biochimico.

 

Cosa sono i test “presuntivi”? Cosa sono i test “confermativi”?


Tali test, per la diagnosi della natura biologica delle tracce, si possono suddividere in due categorie: test presuntivi e test confermativi. I primi sono definiti “presuntivi” in quanto il riscontro, o meno, della presenza di un determinato marcatore biologico, nella traccia esaminata, sarà da considerarsi meramente indicativo e mai certo. I secondi, invece, sono caratterizzati da un elevato livello di specificità tale da rilevare, in modo certo, la presenza o meno del marcatore biologico ricercato.
I test confermativi, attualmente impiegati sulla scena del crimine e in laboratorio per la diagnosi della natura ematica delle tracce, consistono in “saggi immunocromatografici”, il cui funzionamento è basato su una reazione immunologica tra l’antigene (emoglobina) e degli anticorpi monoclonali e policlonali anti-emoglobina umana.

 

Come funzionano le analisi della Scientifica?


Nello specifico il test è costituito da un dispositivo, in plastica, nel quale è presente un pozzetto, adibito all’introduzione del campione disciolto in una soluzione-tampone di estrazione, e un’apertura per la lettura del risultato. All’interno del dispositivo è presente una lamella in plastica sulla cui parte centrale è stratificata la matrice di separazione (generalmente gel di silice) mentre, in corrispondenza delle due estremità, sono presenti due supporti costituiti da materiale poroso. Gli anticorpi monoclonali, coniugati con delle particelle colorate, sono dispersi, in forma liofilizzata, sul primo supporto, mentre gli anticorpi policlonali sono dispersi, sempre in forma liofilizzata, sulla matrice di separazione. Il secondo supporto, invece, ha la funzione di agevolare la corsa cromatografica del campione, dalla zona di introduzione alla matrice di separazione.

 

Img 2
Struttura di un test confermativo, di tipo immunocromatografico e possibili risultati ottenibili.
Fonte: oparu.uni-ulm.de/xmlui/bitstream/handle/123456789/8895/Diss_Holtkoetter.pdf

 


Una volta disciolto il campione di presunta sostanza ematica nella soluzione-tampone di estrazione contenuta nel flacone monodose fornito con il test, il tecnico forense dovrà versare un piccolo quantitativo di soluzione nell’apposito pozzetto ricavato nel dispositivo. L’emoglobina umana eventualmente disciolta nella soluzione andrà, quindi, a reagire con gli anticorpi monoclonali anti-emoglobina umana. L’immunocomplesso così formatosi migrerà dal primo supporto poroso alla matrice di separazione, ove reagirà con un secondo anticorpo policlonale anti-emoglobina umana determinando, così, la formazione di un secondo immunocomplesso. L’accumulo, in tale zona, di più immunocomplessi determinerà, quindi, la comparsa di una linea test (T) colorata, la quale indicherà la positività al test. La soluzione in eccesso, invece, continuerà a migrare verso una zona di controllo, sulla quale sono immobilizzati degli anticorpi policlonali di tipo IgG.
L’interazione tra l’emoglobina e gli anticorpi determinerà la comparsa di una linea di controllo (C) la quale indicherà il corretto funzionamento del test. Tuttavia, solo con la comparsa di entrambe le linee, (T) e (C), il tecnico forense potrà considerare il test positivo. E scovare così il colpevole del reato.

 

 

Immagine di copertina. Campionatura di presunta sostanza ematica su una porzione di vetro.
Fonte: shopevident.com/category/blood-trajectory/hemastix-blood-test-strips.

Gabriele Rotter

Gabriele Rotter, criminalista e divulgatore scientifico, presta servizio presso il Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica per la Calabria, dove si occupa di sopralluogo sulla scena del crimine. Già docente in Master e Corsi universitari in materia di scienze forensi, è Consulente tecnico per l’Autorità Giudiziaria. Membro della prestigiosa American Academy of Forensic Sciences, della International Association for Identification e della International Association of Bloodstain Pattern Analysts.

copertina   marzo-aprile 2021

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