Sapere Scienza

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Fotografia: qual è la migliore risoluzione di stampa?

22 Novembre 2021 di 

Sulla risoluzione di stampa delle fotografie c’è spesso poca chiarezza. Nel precedente articolo abbiamo assodato che la risoluzione si misura in PPI, Pixels Per Inch. Vediamo quanti ne servono realmente per avere buone stampe: molti sostengono sia necessaria la risoluzione di 300 PPI, ma è proprio vero?

 

La risoluzione del nostro occhio


Iniziamo col comprendere la risoluzione del nostro occhio. Qual è la dimensione del più piccolo dettaglio che può distinguere? Dipende certamente dalla distanza dell’oggetto osservato, ma ci devono anche essere illuminazione e contrasto ottimali, come quando guardiamo un particolare nero su uno sfondo bianco ben illuminato.
Ammettiamo quindi di essere in queste condizioni. A questo punto, le dimensioni del più piccolo dettaglio che possiamo distinguere dipendono solo dalla risoluzione dell’occhio e dalla distanza. Poniamo che quest’ultima sia di un metro.
Approssimativamente il nostro occhio può risolvere un dettaglio contenuto in un angolo α = 1’, cioè 1/60 di grado.
 

Figura 1

 

Immaginiamo una circonferenza di raggio r = 1 metro con al centro il nostro occhio; questa misurerà 2πr, ovvero 2 × 3,14 × 1 = 6,28 m. La porzione di circonferenza contenuta in 1/60 di grado è quindi (6,28 : 360) : 60 m = 0,00029 m = 0,29 mm. Anche se si tratta di un arco, consideriamolo come un tratto lineare, che possiamo approssimare a 0,3 mm. Alla distanza di un metro, in condizioni ottimali, riusciamo a distinguere un dettaglio non più piccolo di 0,3 mm.

 

Aliasing: cos’è e come evitarlo


Lo scopo di stampare con una risoluzione sufficientemente alta è quello di evitare l’aliasing, cioè evitare di far percepire i pixel che sono più piccoli del più piccolo dettaglio da distinguere contenuto nelle immagini. Quindi, affinché non si distinguano i pixel di una stampa che guardiamo da un metro di distanza, è opportuno che questi non siano maggiori di 0,3 mm.

 

Quanti PPI servono effettivamente per una buona stampa?


Poiché un pollice corrisponde a 25,4 mm, alla risoluzione di stampa di 254 PPI (quindi meno di 300 PPI) i pixel sono quadratini da 0,1 mm, tre volte più piccoli del minimo dettaglio che riusciamo a risolvere a un metro di distanza.
Resta da capire da che distanza guardiamo una fotografia, ed è chiaro che più questa è grande, più ci allontaniamo per guardarla.
La distanza ottimale per guardare una fotografia è compresa fra 1,5 e 2 volte la sua diagonale. Nel caso di una stampa 60 × 40 cm, la diagonale è di circa 72 cm, quindi la minima distanza di visualizzazione è di 110 cm. Siamo già oltre la distanza di un metro, a cui il potere risolutivo del nostro occhio è tre volte più grande dei pixel. Mi sembra evidente che non serva una risoluzione di stampa di 254 PPI, e ancor meno 300 PPI.
Una formula semplicissima per calcolare la risoluzione di stampa sufficiente per una buona visualizzazione della fotografia prevede di dividere il numero fisso 8700 per la distanza di visualizzazione in centimetri. Il risultato è in pixel per pollice. Sempre riferendoci a una stampa 60 × 40 cm si ha 8700 : 110 = 79 PPI.

 

Il mito dei 300 PPI


Non è prioritario stampare a 300 PPI: più grande è la stampa, più bassa è la risoluzione necessaria. I 300 PPI possiamo riservarli a stampe che andranno osservate molto da vicino.
Non dimentichiamo che i più piccoli dettagli delle immagini sono formati da più pixel, quindi sono più grandi di questi. Ed è sufficiente stabilire la risoluzione in base ai princìpi percettivi del nostro cervello (come insegna la psicologia della Gestalt).
Il problema quindi non è percepire bene il dettaglio sottile, ma evitare l’aliasing.
A questo proposito vi faccio osservare che la risoluzione di un comunissimo monitor 24” Full HD è di 92 PPI e la sua diagonale è 60 cm. Se fosse una fotografia andrebbe guardata da una distanza non inferiore a 90 cm (60 × 1,5). La risoluzione di stampa per una buona visualizzazione da 90 cm è 145 PPI, mentre il monitor ha una risoluzione molto più bassa e lo teniamo a una distanza di soli 50 cm. Riuscite a vederne i pixel?

Sergio Nuzzo

Tecnico elettronico, ha iniziato la carriera lavorativa nell’ambito della strumentazione scientifica, lavorando per due delle più importanti aziende a livello mondiale, in veste di Field Service Engineer. Dal 1994 è Collaboratore Tecnico dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici, sede di Bari, del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Fotoamatore fin da giovanissimo, sviluppa particolare interesse per la scienza e la tecnologia della fotografia digitale. Grazie alle conoscenze acquisite con i suoi studi, con l’autorizzazione del suo Ente, ha collaborato con un’importante azienda del settore fotografico, tenendo corsi e lezioni aperte per fotografi professionisti.

copertina   maggio-giugno 2022

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