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RUBRICA - Geologia

La tragedia di questi giorni ha portato tristemente alla ribalta della cronaca un sito bellissimo e misterioso, le Gole del Raganello in Calabria, un sistema di canyon lungo una ventina di chilometri nell'area del Parco Nazionale del Pollino: un gruppo di escursionisti è stato travolto da una piena improvvisa e violenta con un esito drammatico. Non volendo discutere sul problema, pur molto importante, del "se" e del "come" una tale tragedia fosse evitabile, proviamo a concentrarci sul perché un sito come questo si dimostra così interessante e attrattivo.

L'India è indissolubilmente legata al Gange, il fiume che l'attraversa: teatro di ritualità e fonte di vita spirituale. Le sue acque, conosciute in un passato ormai lontano per le proprietà curative, sono fortemente inquinate: un problema che coinvolge non solo gli indiani ma tutto il mondo, considerando che con la sua enorme portata (12.500 m3/s all'altezza di Bhagalpur) sfocia in mare, immettendo in circolo negli oceani rifiuti e sostanze tossiche. Il CNR-IBAF (Istituto di biologia agro-ambientale e forestale), sostenuto dai fondi dell'Unione Europea e con il partenariato del NEERI (National Environmental Engineering Research Institute, CSIR-Council of Scientific & Industrial Research, India) coordina il progetto TECO, Technological ECO-innovations for the quality control and the decontamination of polluted waters and soils, il cui obiettivo è incrementare e rafforzare gli scambi tra Europa e India di esperti e innovatori nel settore delle nuove tecnologie applicate alla decontaminazione di suoli ed acque e al miglioramento della qualità ambientale.

Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna. Lungo queste strutture geologiche, risale materiale del mantello che formava il basamento dell’oceano mesozoico chiamato Tetide, da una profondità di circa 15-20 chilometri. Si tratta di una vera e propria “finestra geologica” sotto il fondale del Mar Ionio, che consente di osservare da vicino blocchi dell’antico oceano, svelando i processi che hanno portato alla sua formazione. Lo studio Lower plate serpentinite diapirism in the Calabrian Arc subduction complex, condotto da un team di ricercatori coordinati dall’Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna, è stato pubblicato su Nature Communications.

Qualche volta il lavoro dello scienziato assomiglia a quello di un investigatore. E non solo perché, come nel caso dei protagonisti della serie TV C.S.I., si usano tecniche sofisticate di indagine, ma anche per il fatto che, a volte, i ricercatori vengono chiamati ad analizzare le possibili relazioni tra determinati eventi avversi e l’attività dell’uomo. È il caso, ad esempio, delle cause antropiche dei cambiamenti climatici, che per anni hanno visto contrapposte le ragioni dei ricercatori agli interessi di molta industria priva di scrupoli che ha approfittato, o nel peggiore dei casi foraggiato, tesi negazioniste.

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Un terremoto sottomarino di magnitudo 8.1, avvenuto ad una profondità di circa 70 km, ha interessato il Messico meridionale al largo della regione di Chiapas, dove la placca di Cocos subduce al di sotto della placca Nord Americana. La regione centro americana è geologicamente complessa: quattro blocchi litosferici con caratteristiche molto diverse tra loro, le placche Nord e Sud americane, la Nazca e la Cocos, si muovono e si deformano reciprocamente, mentre una serie di placche minori come quella di Rivera nel Messico settentrionale si interpongono complicando ulteriormente la situazione. Quello che ne risulta è un puzzle di fosse oceaniche, archi vulcanici, allineamenti di isole, che rendono questa regione unica al mondo.

Poco prima delle nove di sera del 21 Agosto 2017 un terremoto con epicentro in mare a pochi km dalla costa settentrionale dell’Isola di Ischia, ha creato gravi danni e purtroppo vittime nel Comune di Casamicciola. Una prima valutazione di magnitudo e profondità, rispettivamente 3,6 Richter e 10 km, aveva destato qualche sorpresa tra gli addetti ai lavori, dato che si trattava di un evento di energia troppo bassa da causare danni così importanti.

Lo Stretto di Messina è un’area cruciale dal punto di vista geologico, perché qui, nel centro del Mare Mediterraneo, diversi sistemi di faglie provocano terremoti, frane sottomarine e vulcanesimo. E’ una zona di svincolo, una sorta di “perno” che assorbe i movimenti relativi delle due grandi placche litosferiche Africana e Eurasiatica, ormai arrivate a collisione dopo essere state a lungo separate dall’antico oceano della Tetide, quasi completamente scomparso sotto le dorsali montuose degli Appennini e delle Alpi.

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copertina   settembre-ottobre 2018

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