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RUBRICA - Geologia

Lo Stretto di Messina è un’area cruciale dal punto di vista geologico, perché qui, nel centro del Mare Mediterraneo, diversi sistemi di faglie provocano terremoti, frane sottomarine e vulcanesimo. E’ una zona di svincolo, una sorta di “perno” che assorbe i movimenti relativi delle due grandi placche litosferiche Africana e Eurasiatica, ormai arrivate a collisione dopo essere state a lungo separate dall’antico oceano della Tetide, quasi completamente scomparso sotto le dorsali montuose degli Appennini e delle Alpi.

L’Etna è il vulcano emerso più alto d’ Europa e tra i più’ attivi al mondo. Si eleva oltre 3300 metri sul livello del mare con un profilo maestoso e irregolare modellato dell’emissione di lava, gas e cenere, che avviene in modo continuo anche con spettacolari fuochi di lava. Il 15 Marzo la ripresa dell’attività esplosiva ha causato un incidente e il ferimento, fortunatamente non grave, di una decina di persone.

La definizione di continente si presta ad alcune ambiguità. Sulla base della definizione geologica di continente e di una nuova acquisizione di dati geofisici in una regione particolarmente remota, un gruppo di ricercatori neozelandesi sta proponendo l’esistenza di un ottavo continente nel Pacifico sud-occidentale, denominato Zelandia.

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Con la microscopia moderna si è cominciato a curiosare all’interno dei minerali che costituiscono le rocce, scoprendo a volte ospiti inattesi nei reticoli cristallini. E’ il caso della recente scoperta fatta da un gruppo di scienziati italiani che hanno identificato una serie di protrusioni di dimensioni nanometriche all’interno di una roccia vulcanica. Queste "bolle" deformano la struttura dei minerali, creando ondulazioni e rigonfiamenti dei loro reticoli cristallini.

Uno studio dei depositi vulcanici emessi dal vulcano El Chichón nel Golfo del Messico ha permesso di datare molto precisamente l’evento (540 d.C.) e di correlarlo con uno dei livelli di ceneri sepolte nei ghiacci dell’Artico e Antartide. Grazie a questo studio, è stato possibile proporre una correlazione tra l’esplosione vulcanica e il declino culturale dei Maya.

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Anche questo autunno si ripropone il problema del dissesto idrogeologico del nostro territorio. Abbondanti precipitazioni hanno causato l’esondazione di fiumi e torrenti, inclusi Tanaro e Po, oltre che voragini, frane, allagamenti nel nord-ovest. Come per altri eventi catastrofici spesso prevale un senso di impotenza mescolato ad assuefazione. 

E’ di nuovo in circolazione l’idea di realizzare il “Ponte sullo Stretto”, un tormentone che viene riproposto periodicamente e che suscita dibattiti interminabili tra varie fazioni su aspetti diversi, che vanno dalla fattibilità dell’opera alla sua reale necessità in un territorio che soffre annosi e irrisolti problemi infrastrutturali. Tralasciando per un attimo gli aspetti politici, economici e sociologici della questione, cerchiamo di analizzare il contesto geologico sul quale il ponte dovrebbe essere realizzato.

E’ di questi giorni la notizia del ritrovamento in Argentina di un grosso meteorite ferroso di circa 30 tonnellate, che ha preso il nome dalla vicina località di Gancedo. L’aspetto più interessante, è che la storia di questo ritrovamento risale a molti anni fa, quando nel 1576 il governatore della provincia del Nord Argentina inviò dei militari alla ricerca di una massa enorme di ferro, in una zona che i nativi chiamavano Campo del Cielo, e che coltivavano come miniera di ferro.

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copertina   luglio-agosto 2017

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