Sapere Scienza

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Ancora un terremoto in Messico

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A poco meno di due settimane dal fortissimo terremoto sottomarino che ha colpito la costa Pacifica del Messico, ecco un altro evento di magnitudo inferiore ma ancora molto elevata (7.1, fonte USGS). Purtroppo in questo caso l’epicentro del sisma è localizzato in un area densamente abitata a sud est di Città del Messico.

E’ ancora presto per una stima dei danni ma il bilancio appare già gravissimo, sia in termini di vittime che di danni alle infrastrutture. Il terremoto del 19 Settembre 2017 capita, per una incredibile quanto casuale coincidenza, lo stesso giorno a oltre trent’anni di distanza da un evento simile che nel 1985 fece danni ingentissimi, oltre 10 mila morti, e costrinse le autorità messicane a inasprire le norme edilizie.

 

I terremoti di intraplacca

Questo tipo di terremoti a notevole distanza dai margini delle placche, in questo caso la Cocos e la Nord America, si definisce di intraplacca. Si tratta di una situazione apparentemente anomala, in quanto il terremoto si produce lontano dal contatto in superficie tra i grandi blocchi litosferici che ricoprono la superficie terrestre dove generalmente si concentra gran parte della deformazione, del vulcanesimo e della sismicità. In questo caso, quello che si verifica è che la placca in subduzione, la Cocos, mantiene per grandi distanze un angolo di immersione molto basso, incuneandosi all’interno del continente per grandi distanze, fino a sprofondare bruscamente nel mantello in corrispondenza di una zona di inflessione. E’ proprio lungo questa “cerniera” che si creano forti compressioni nella parte inferiore della placca ed estensioni sulla parte superiore, che possono produrre rotture e forti terremoti. L’evento del 19 Settembre ha le caratteristiche di un terremoto estensionale e l’area ipocentrale interessata dalla rottura sembra localizzata lungo la linea di inflessione litosferica.

 

 La situazione di Città del Messico

In altre parole, Città del Messico e le zone limitrofe densamente abitate, pur essendo lontane centinaia di km dal limite di placca, si trovano molto vicine al punto (in realtà una superficie di diverse centinaia di km quadrati) dove si è enucleato il terremoto. Sebbene in un contesto diverso e con energie in gioco molto maggiori, questo evento mostra similitudini con i nostri terremoti appenninici: meccanismi prevalentemente estensionali e vicinanza ai centri abitati. Questo pone drammaticamente il problema di come la vicinanza dall’ipocentro rappresenti un parametro decisivo per il rischio sismico e di come le conoscenze geologiche, che stanno rapidamente raggiungendo gradi di dettaglio molto elevati, possano essere di grande aiuto nella pianificazione territoriale.

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   agosto-settembre 2017

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