Sapere Scienza

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Anche questo autunno si ripropone il problema del dissesto idrogeologico del nostro territorio. Abbondanti precipitazioni hanno causato l’esondazione di fiumi e torrenti, inclusi Tanaro e Po, oltre che voragini, frane, allagamenti nel nord-ovest. Come per altri eventi catastrofici spesso prevale un senso di impotenza mescolato ad assuefazione.

E’ vero, le alluvioni sono fenomeni naturali impossibili da prevenire completamente. Tuttavia alcune attività antropiche, quali la crescita degli insediamenti umani, il consumo di suolo, l’incremento delle attività economiche, la progressiva impermeabilizzazione delle superfici e la sottrazione di aree alla naturale espansione delle piene, sommano i loro effetti contribuendo ad aumentare il rischio di alluvioni e soprattutto ad aggravarne le conseguenze.

L’impatto che un evento alluvionale può avere su un dato territorio è infatti legato non solo all’intensità dell’evento, ma anche alle caratteristiche morfologiche e di uso del suolo, che condizionano pesantemente le dinamiche dell’evento.

 

La probabilità alluvionale

Recenti studi dell’IRPI (l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ci forniscono i dati per una analisi storica e quantitativa del fenomeno. Le alluvioni nel nostro Paese sono fenomeni diffusi, ricorrenti e pericolosi. La mappatura delle aree a pericolosità idraulica, ha permesso di identificare le regioni dove le alluvioni sono più probabili, e queste rappresentano quasi un quarto del territorio nazionale. 

 

I costi delle calamità idrogeologiche

Fenomeni estremi sono ricorrenti nel nostro paese fin da tempi molto lontani ma i recenti cambiamenti climatici stanno aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici eccezionali e questo rende necessario e urgente esaminare il problema sia sul piano tecnico che su quello politico. Se ci limitiamo ai soli aspetti economici, occorre considerare che nel nostro Paese i danni da calamità idrogeologiche tra il 1944 e il 2012 ci sono costati in media circa 1 miliardo di euro all’anno, un costo molto più alto delle opere di prevenzione che avremmo potuto mettere in campo, e che adesso ci permetterebbero di guardare al meteo con meno apprensione.

Gli interventi possibili devono includere misure di prevenzione (vincoli urbanistici e politiche di delocalizzazione di attività produttive a rischio), misure di protezione che agiscano sul modo in cui si formano e si propagano le piene e prevedano misure per la riduzione del deflusso in alveo, e, infine, misure di preparazione per migliorare la capacità della popolazione di affrontare gli eventi.

 

Purtroppo la politica italiana sembra abbia rinunciato alla prevenzione concentrandosi quasi esclusivamente sulle misure di ricostruzione e valutazione post-evento, che forse rappresentano una vetrina più interessante e funzionale alla logica del consenso elettorale. Non a caso, lo stesso IRPI ha visto chiudere in questi anni un progetto di ricerca per lo studio di eventi alluvionali su serie temporali estese, che avrebbe permesso di valutare il problema in modo serio e quantitativo e suggerire efficaci politiche di prevenzione.



Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

copertina   agosto-settembre 2017

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