Sapere Scienza

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Il fiume che non incontra mai il mare

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Il fiume Okavango nasce negli altopiani dell’Angola e, dopo oltre mille chilometri, anziché finire in mare s'insabbia nella piana desertica del Kalahari, termine che nell’idioma locale significa “Terra Assetata”. Si crea così una zona umida, ampia più di 15000 chilometri quadrati, molto rigogliosa e ricchissima di fauna (leoni, antilopi, elefanti, ippopotami, coccodrilli, etc.) che include una notevole varietà di uccelli. E’ questo il Delta dell’Okavango, recentemente inserito tra le Meraviglie del Mondo dall’UNESCO (esattamente la meraviglia numero 1000) a sottolinearne la sua unicità. In un territorio come quello del Botswana, a clima estremamente arido, il delta rappresenta una sorgente fondamentale di acqua e quindi di vita.

 

Il delta interno

Il deserto però è così aspro e prominente che nemmeno la maestosità del fiume, il quarto più lungo dell’Africa, riesce a vincerlo. Quando le acque dell'Okavango, controllate da rilievi tettonici, incontrano il deserto, gran parte del loro carico solido viene deposto e il flusso decelera. Il fiume comincia dapprima a formare meandri dalle curve sinuose che si snodano in mezzo alla vegetazione, poi si dissipa in una miriade di paludi e laghi che formano un vero e proprio ambiente deltizio. Si tratta dunque, inusualmente, di un delta interno, lontano dal mare, che non incontrerà mai; una rete intricata di lagune, canali e isole che marcano l’abbraccio tra l’immobilità del deserto e l’incessante flusso del fiume che lo alimenta. E’ un ambiente molto dinamico che cambia di anno in anno, o addirittura di mese in mese, in funzione delle piogge estive e delle piene invernali.

 

Il triste destino dei boscimani 

E’ un habitat particolarissimo sia dal punto di vista geografico che della biodiversità, perché la presenza estemporanea e diffusa di acqua richiama una grande quantità e varietà di animali, sempre più rari anche in Africa, che sono l’attrazione di molti turisti. Per questo è stata istituita la Riserva Moremi, un tempo riserva di caccia e ora parco naturale. Ai popoli che occupavano quell'area, i boscimani, in un primo momento fu concesso di rimanere, poi vennero “persuasi” ad allontanarsi incendiando i loro villaggi, facendo subire loro, in questo modo, un trattamento addirittura peggiore rispetto a quello ricevuto dalla fauna selvatica.

 

Spettacolo visibile dallo spazio

La spettacolarità del Delta dell’Okavango è apprezzabile anche dallo spazio. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha recentemente pubblicato sul suo sito una immagine satellitare molto spettacolare (in foto), che mette in evidenza le complesse ramificazioni del delta fluviale e la “lotta” tra il flusso incessante dell’acqua in arrivo e la severità refrattaria del deserto che la accoglie e ne circoscrive efficacemente gli effetti vivificanti.

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

copertina   marzo-aprile 2020

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