Sapere Scienza

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Il terremoto del Messico

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Un terremoto sottomarino di magnitudo 8.1, avvenuto ad una profondità di circa 70 km, ha interessato il Messico meridionale al largo della regione di Chiapas, dove la placca di Cocos subduce al di sotto della placca Nord Americana. La regione centro americana è geologicamente complessa: quattro blocchi litosferici con caratteristiche molto diverse tra loro, le placche Nord e Sud americane, la Nazca e la Cocos, si muovono e si deformano reciprocamente, mentre una serie di placche minori come quella di Rivera nel Messico settentrionale si interpongono complicando ulteriormente la situazione. Quello che ne risulta è un puzzle di fosse oceaniche, archi vulcanici, allineamenti di isole, che rendono questa regione unica al mondo.

 

Le caratteristiche del sisma  

E’ ancora prematuro parlare delle dimensioni della rottura che ha generato questo evento ma sicuramente ha superato il centinaio di km di lunghezza, come può essere dedotto confrontando altri terremoti con la stessa energia liberata. Il tasso di convergenza tra le placche al largo del Messico è circa 7 cm all’anno, un valore simile a quelle della subduzione di Sumatra o Giappone, tristemente famose per i devastanti terremoti del 2004 e 2011. Più le placche si muovono velocemente, maggiore è l’energia accumulata nell’unità di tempo e più alta la possibilità che si generino forti terremoti. La situazione del Messico però è anomala e particolare.
Nonostante i processi di convergenza lungo il margine continentale pacifico del Messico meridionale, non si conoscono terremoti compressivi di magnitudo elevate durante gli ultimi 100 anni. Ci sono stati alcuni terremoti compressivi di magnitudo inferiore a 7.4 al largo del Guatemala, ma non nel Messico meridionale. Per questo motivo, era stato proposto che la subduzione in questa regione potesse avvenire in modo asismico, cioè senza generare brusche rotture della crosta terrestre e dunque terremoti.
La posizione in mare di questo ultimo evento e la magnitudo così elevata, hanno inizialmente modificato questo scenario ma solo per poco. In realtà, il meccanismo focale pubblicato sul sito dell’USGS dimostra come l’evento sismico sia associato ad un movimento di collasso lungo una faglia estensionale e non ad una compressione nella zona di subduzione come ci si poteva aspettare data la convergenza tra le placche interessate. Inoltre, l’ipocentro si trova ad una profondità maggiore rispetto alla posizione delle faglie compressive, e questo è un dato importante che conferma che il terremoto è probabilmente avvenuto nella placca litosferica sotto-scorrente, e non nella porzione sovrastante che si raccorcia.

 

La profondità

Questo ha degli effetti importanti, perché più il sisma è profondo minori sono gli effetti superficiali. Il recente terremoto di Ischia , ad esempio, si è generato ad una profondità di circa 2 km, ben diversa dai 70 km di quello messicano e questo ha sicuramente influito sullo scuotimento in superficie. La profondità dell’ipocentro è stato forse il motivo del rientrato allarme tsunami. Un terremoto di magnitudo 8 con ipocentro meno profondo avrebbe sicuramente generato un movimento superficiale maggiore, con relativo spostamento di masse d’acqua. Se gli effetti dello scuotimento sono profondi, allora le accelerazioni superficiali sono minori ed è difficile che si generino onde anomale.

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

copertina   luglio-agosto 2017

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