Sapere Scienza

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Il terremoto di Ischia

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Poco prima delle nove di sera del 21 Agosto 2017 un terremoto con epicentro in mare a pochi km dalla costa settentrionale dell’Isola di Ischia, ha creato gravi danni e purtroppo vittime nel Comune di Casamicciola. Una prima valutazione di magnitudo e profondità, rispettivamente 3,6 Richter e 10 km, aveva destato qualche sorpresa tra gli addetti ai lavori, dato che si trattava di un evento di energia troppo bassa da causare danni così importanti. 

 

La stima della magnitudo

Queste prime stime sono fatte dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) in modo quasi automatico, usando solo la prima parte del sismogramma, così da ottenere risposte molto rapide che consentano di attivare la macchina dei soccorsi; l’analisi più accurata dell’evento, che utilizza l’intera registrazione, è fatta a posteriori.
Una successiva stima di magnitudo 4,0 e profondità più superficiale di 5 km (minore è la profondità dell’ipocentro, maggiori generalmente i risentimenti in superficie a parità di magnitudo) non ha cambiato di molto lo scenario, dato che terremoti con queste caratteristiche non dovrebbero comunque dar luogo a crolli se fossero rispettati normali parametri qualitativi nelle costruzioni.

Ed è proprio questo il fattore di massima preoccupazione, perché Ischia e il litorale flegreo si trovano in un area a grande rischio sismico e vulcanico, dove sarebbe necessaria una cura maggiore che altrove nelle costruzioni. Lo stesso Comune di Casamicciola era stato sede nel 1883 di un terremoto di magnitudo superiore a quest’ultimo (probabilmente 5.8), che aveva causato grandi distruzioni e migliaia di vittime.

 

Ischia e il rischio sismico

L’Isola di Ischia si trova sul lato nord-occidentale della baia di Napoli, lungo il margine tirrenico orientale, sede da tettonica estensionale e vulcanismo a partire dal Pliocene. Insieme ai Campi Flegrei e all’Isola di Procida, il complesso vulcanico di Ischia appartiene al Distretto Vulcanico Flegreo, caratterizzato da magmi relativamente “acidi”, che possono produrre attività esplosiva. L'attività vulcanica di Ischia si è sviluppata negli ultimi 130 mila anni attraverso centinaia di eruzioni piccole o medie e una grande eruzione esplosiva ignimbritica, datata 55 mila anni, che ha causato il crollo della caldera nella parte centrale dell'isola. L'ultima eruzione si è verificata nel 1302, con la messa in posto di una colata lavica nella parte orientale dell'isola.

 

Gli "assestamenti"

E’ chiaro come in un contesto del genere, caratterizzato da variazioni di pressione e temperatura in profondità, siano frequenti “assestamenti del terreno”, che possono essere lenti e quasi impercettibili, come nel caso del bradisismo di Pozzuoli, o più violenti e improvvisi, quando vengono attivati sistemi di faglie, estensionali o di collasso che possono generare terremoti di media magnitudo. Generalmente, in questi contesti non vengono liberate le grandi energie che si sviluppano invece al fronte delle catene compressive, come lungo il versante Ionico della Calabria.

Nel caso di Ischia, quindi, escludendo gli eventi maggiori di natura vulcanica, come le esplosioni ignimbritiche, fortunatamente rarissime e probabilmente annunciate da fenomeni precursori, ci si può difendere facilmente da queste catastrofi assurde costruendo le case in modo da resistere a eventi di piccola-media magnitudo.

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   settembre-ottobre 2019

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