Sapere Scienza

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La "Pompei" antartica

3 Agosto 2016 di 

Una colonia di pinguini nell’arcipelago delle South Sandwich rischia di essere decimata da una eruzione vulcanica che li sta seppellendo di cenere.

Nell’Atlantico meridionale, nella regione compresa tra Africa, Sud America e Penisola Antartica, esiste una cintura di isole disposte a forma di arco, la cui formazione è legata alla convergenza tra la placca Sudamericana e quella molto più piccola di South Sandwich. Così come in Giappone, in Indonesia o in Calabria, i processi di subduzione sono associati ad attività sismica e vulcanica: i magmi che si formano per fusione della placca che scende in profondità nel mantello terrestre vengono eruttati in superficie e formano isole in mezzo all’oceano, come le Eolie nel Tirreno. Proprio per la loro posizione lontana dai continenti, le isole periantartiche rappresentano un ambiente unico per i pinguini, che le usano per la riproduzione durante l’inverno australe.

 

L'isola Zavodovski

Una di queste isole si chiama Zavodovski ed è rifugio per più di un milione di pinguini. Il British Antarctic Survey, l’istituto inglese che si occupa di progetti antartici, ha da poco ultimato uno studio di queste isole per definirne meglio estensione, morfologia e caratteristiche geologiche. Durante il rilievo si è potuto osservare che dal maggio scorso l’isola è sede di una crisi sismica e il monte Curry, il vulcano principale, è entrato in attività, come confermato dalle immagini satellitari che hanno permesso di identificare un secondo centro eruttivo su un’altra isola. Nulla di straordinario per il contesto geodinamico, se non fosse per i pinguini.

 

I pinguini dal collare

L’isola infatti ospita la più grande colonia del mondo di pinguini dal collare. Dopo una forte scossa di terremoto, alcune navi da pesca nella zona hanno scattato immagini dell’eruzione: le ceneri vengono trasportate dai venti dalla bocca verso le pendici orientali del vulcano, dove oltre un milione di pinguini sono ammassati in attesa di completare la muta. Hanno già perso il vecchio piumaggio e questo li rende un po’ goffi e arruffati, intenti a ripulirsi tutto il corpo dalle piume che stanno per lasciare il posto alla nuova fiammante livrea.

In questa fase della loro vita riducono sensibilmente la loro capacità di regolare la temperatura corporea e per questo non possono abbandonare l’isola prima che la muta sia completa. Gran parte dell’isola è già ricoperta di cenere e gas tossici e non si sa quali saranno gli effetti sulla vita della colonia. L’unica possibilità per capirlo sarà studiare la colonia quando i pinguini torneranno sull’isola per riprodursi la prossima stagione e verificare se il numero degli individui è cambiato. Due spedizioni di ricerca sono già state programmate per studiare e descrivere gli effetti di questa Pompei australe sulla popolazione locale dei simpatici pennuti.

 

[Immagine: credit JustBirds]

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

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