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Le Gole del Raganello: tra rischio e bellezza

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La tragedia di questi giorni ha portato tristemente alla ribalta della cronaca un sito bellissimo e misterioso, le Gole del Raganello in Calabria, un sistema di canyon lungo una ventina di chilometri nell'area del Parco Nazionale del Pollino: un gruppo di escursionisti è stato travolto da una piena improvvisa e violenta con un esito drammatico. Non volendo discutere sul problema, pur molto importante, del "se" e del "come" una tale tragedia fosse evitabile, proviamo a concentrarci sul perché un sito come questo si dimostra così interessante e attrattivo.

 

Un sistema di canyon profondamente inciso come le Gole, si forma nel corso di molto tempo, decine o centinaia di migliaia di anni se sussistono tre condizioni principali: un substrato roccioso erodibile, fatto quindi nella maggioranza dei casi di rocce sedimentarie; un fiume o un torrente con un bacino imbrifero sufficientemente ampio e stabile nel tempo; un substrato in forte sollevamento che possa competere con l'erosione fluviale e contribuisca a mantenere elevato il gradiente topografico, cioè le forti pendenze. Quest'ultimo aspetto è poi quello che rende questi ambienti particolarmente pericolosi, perché soggetti a piene improvvise e devastanti, accentuate ultimamente dal fatto che i fenomeni atmosferici violenti sono in aumento, probabilmente a causa del riscaldamento globale.

 

Incidendo profondamente le rocce, un canyon costituisce una vera e propria trincea che espone una successione di strati geologici molto spesso caratterizzati da colori, consistenza e tessitura diversi. La Calabria da questo punto di vista è in una situazione molto favorevole, con una geologia particolare e variegata, immersa in una natura aspra e bellissima, legata intimamente all'assetto geodinamico: la collisione tra le placche Europa e Africa, che vede nell'Arco Calabro un apice di attività, causa un rapido sollevamento della regione favorendo lo sviluppo di geomorfologie così spettacolari.

 

Oltre all'elemento sportivo, sicuramente rilevante per gli appassionati, e al di là di ogni considerazione estetica, valorizzata dalle particolari condizioni geologiche e naturalistiche del sito, percorrere un canyon rappresenta una esperienza fortemente evocativa, dove l'immagine del tempo che scorre è registrata sulle pareti dalla successione esposta degli strati geologici e dall'azione evidente dell'acqua che scava il terreno. Quando, come nel caso della tragedia dei giorni scorsi, questi processi accelerano, le conseguenze possono essere drammatiche.

 

L'esperienza di visitare un sito geologico attivo, come un vulcano o in questo caso un canyon, che ci mostra tutta la potenza delle forze naturali è molto importante, anche perché ci mette di fronte ai nostri limiti. Ma è un'esperienza che deve essere mediata dalla conoscenza del territorio e dalla consapevolezza della potenziale pericolosità di questi luoghi. Troppi sono gli esempi recenti di tragedie legate al cosiddetto turismo esperienziale, dalle fumarole dei Campi Flegrei, ai vulcani di fango delle Maccalube in Sicilia. Sono in primo luogo gli enti gestori del territorio che devono farsi carico di questo onere, informando i visitatori e controllando l'accesso ai luoghi, ma è un processo culturale che deve riguardare e coinvolgere tutti noi.

 

Immagine di copertina: Gole del Raganello. Credits: Alby3 [Public domain], from Wikimedia Commons

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   settembre-ottobre 2018

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