Sapere Scienza

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Le grandi navi nella laguna di Venezia

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Qualche volta il lavoro dello scienziato assomiglia a quello di un investigatore. Non solo perché, come nel caso dei protagonisti della serie TV C.S.I., si usano tecniche sofisticate di indagine, ma anche per il fatto che, a volte, i ricercatori vengono chiamati ad analizzare le possibili relazioni tra determinati eventi avversi e l’attività dell’uomo. È il caso, ad esempio, delle cause antropiche dei cambiamenti climatici che, per anni, hanno visto contrapposte le ragioni dei ricercatori agli interessi di molta industria priva di scrupoli che ha approfittato o, nel peggiore dei casi, foraggiato tesi negazioniste.

 

 

Purtroppo, però, diversamente dagli investigatori ipertecnologici di C.S.I., quando si indaga sui fenomeni naturali, intrinsecamente complessi e multi-parametrici, si arriva solitamente a conclusioni ambivalenti e spesso mancano la prove definitive. Non solo, in assenza di studi approfonditi, si fa spesso riferimento solo ad alcuni aspetti, magari i più eclatanti ma inevitabilmente parziali di un fenomeno, senza inserirli in un contesto più generale. Questo accade a causa dei tempi di evoluzione degli ambienti naturali, che sono in generale molto più lunghi di una singola vita umana.

 

 

È interessante quindi segnalare un recentissimo articolo di un gruppo di ricercatori veneziani che si sono occupati dell’annoso e controverso problema dell’impatto delle grandi navi sulla laguna di Venezia, un tema di grande attualità. Sono anni che a Venezia si protesta contro l’accesso delle grandi navi da crociera nel Canal Grande. Proprio in questi giorni, tra proteste dei comitati e decreti governativi inapplicati, si sta (forse) per decidere il definitivo allontanamento delle ingombranti imbarcazioni dal Bacino di San Marco e la creazione di nuovi percorsi che implicheranno lo scavo di nuovi canali. Anche questa soluzione, però, non convince i comitati dei cittadini che ritengono la laguna, tutta la laguna, un patrimonio naturale da difendere.

 

 

Il lavoro degli studiosi veneziani si inserisce con grande tempismo in questo dibattito. Analizzando dati di natura e scala temporale diversa, come misure sul campo, digitalizzazione di mappe storiche, rilievi batimetrici e tecniche di osservazione satellitare, la ricerca è riuscita a misurare una consistente erosione costiera in laguna, con un arretramento medio di 3-4 metri nel periodo 1974-2015. I ricercatori concludono che "i risultati mostrano che in presenza di un pesante traffico navale, le interazioni tra canali e navi possono dominare la morfodinamica di un corso d'acqua e dei suoi margini" e che "un'adeguata valutazione della variazione temporale e spaziale della posizione del litorale è cruciale per la gestione sostenibile del traffico portuale".

 

 

Speriamo che gli amministratori e i tecnici leggano questo lavoro, tengano conto delle conclusioni e, eventualmente, consultino il gruppo di ricerca veneziano prima di prendere decisioni che potrebbero rivelarsi sbagliate. In questo caso, diversamente da quanto accade spesso nell’osservazione della natura, sembra che siamo in possesso di molti elementi alle scale temporali appropriate per decidere con cognizione di causa.

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   agosto-settembre 2017

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