Sapere Scienza

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Scomparsa dei dinosauri: impatto singolo o eventi multipli?

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La storia della Terra è costellata di eventi catastrofici che hanno cambiato le condizioni ambientali sul nostro Pianeta. Il caso più famoso è la scomparsa dei dinosauri alla fine del Cretacico, circa 65 milioni di anni fa. L’ipotesi più accreditata è che si sia trattato di un mega impatto extraterrestre nella Penisola dello Yucatan in corrispondenza del famoso cratere di Chicxulub, che ha una superficie di oltre 25 chilometri quadrati.

 

Il cratere di Chicxulub

Quando fu scoperto, negli anni ’70, non si capì subito che si trattava della cicatrice lasciata da un asteroide. Le mappe magnetiche e gravimetriche sensibili alle anomalie della crosta terrestre in profondità, suggerivano la presenza di una struttura circolare, costituita da rocce a litologia e densità diverse rispetto a quelle circostanti, ma non fornivano prove dirette della presenza di un cratere meteoritico e si pensò quindi a una struttura vulcanica.
Quando si riuscì a prelevare dei campioni di roccia in profondità, si poterono osservare gli effetti di un forte shock di pressione e temperatura; vennero inoltre trovati depositi ricchi in iridio, che essendo raro sulla superficie della Terra, è un tipico indicatore di provenienza esterna. La natura dell’evento fu poi confermata dal ritrovamento di depositi simili della stessa età in tutto il Pianeta, anche in Italia, in un famoso strato che affiora nella Gola del Bottaccione vicino a Gubbio.

 

Eventi multipli?

In anni più recenti, la scoperta di altri crateri della stessa età sia nel Mare del Nord che in Ucraina hanno suggerito la possibilità che la crisi del Cretacico potesse essere stata causata da eventi multipli ravvicinati nel tempo. Lo scenario del singolo impatto nella penisola dello Yucatan infatti aveva un punto di debolezza: non erano ancora molto chiari i suoi effetti geologico-ambientali a grande scala.
Nel 2013 si fece il primo passo avanti. Nella parte più profonda del golfo del Messico si è infatti scoperto un deposito spesso fino a 200 metri, caratterizzato da un cocktail di materiale composito formato da breccia rocciosa, microfossili rimaneggiati e frammenti di meteorite, rimescolati e successivamente depositati da gigantesche frane sottomarine innescate dall’impatto. Non era ancora chiaro però quale fosse l’estensione di questo deposito e quindi nemmeno l’energia liberata dall’impatto.

 

Una recente pubblicazione getta luce sulla dinamica dell’evento. Nuovi dati geofisici hanno permesso di valutare le dimensioni del deposito caotico legato all’impatto, che ha una estensione di circa 10 milioni di chilometri quadrati e un volume che potrebbe raggiungere i 200.000 chilometri cubi, il più esteso finora conosciuto sulla Terra.

L’impatto avrebbe provocato un terremoto di magnitudo 11 e un mega-tsunami che ha eroso e poi depositato materiali su un’area molto vasta. Secondo gli autori non c’è assolutamente bisogno di eventi multipli per spiegare quello che è successo alla fine del Mesozoico: il cratere di Chicxulub e i depositi associati dimostrano l’eccezionalità degli effetti provocati da quel singolo asteroide che colpendo la Terra ha chiuso un’Era geologica.

Alina Polonia

Geologa e ricercatrice presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna dove si occupa di geologia marina. I suoi interessi principali sono lo studio dei margini continentali e la geologia dei terremoti sottomarini.

copertina   settembre-ottobre 2019

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