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Terremoto in Albania: tutto quello che c’è da sapere

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La forte scossa di magnitudo 6.5 della notte tra il 25 e il 26 novembre 2019 con epicentro tra Durazzo e Tirana in Albania sta lasciando dietro di sé la consueta triste scia di morti e feriti che sempre accompagna questi eventi, soprattutto quando avvengono in prossimità di centri abitati. Il terremoto è avvenuto in una regione caratterizzata da una significativa sismicità, che è culminata in passato in terremoti di magnitudo elevata. Alcuni esempi relativamente recenti sono il terremoto di Skopje in Macedonia del 1963 (M = 6.1) e il terremoto di magnitudo 6.9 avvenuto il 15 aprile del 1979 sulla costa del Montenegro.

Le cause del terremoto

Oltre alla tempestiva determinazione dell’epicentro e della profondità della scossa, i dati registrati dai sismometri hanno permesso di chiarire i meccanismi geologici che stanno alla base della generazione di questo terremoto. L’utilizzo di strumenti sempre più efficienti ci consente di calcolare i meccanismi focali, che sono piccoli “ideogrammi” usati per schematizzare il tipo di movimento tra i due lembi della faglia generatrice del terremoto, per esempio estensionale (o compressivo) o trascorrente, o un mix tra queste diverse tipologie; si calcolano analizzando le onde sismiche alle varie stazioni che circondano l’area epicentrale.

Nel caso del terremoto di Durazzo, e anche per le due repliche di maggiore entità, il meccanismo focale è di tipo compressivo, e suggerisce che il movimento tra i lembi rocciosi in profondità sia stato causato dell’accumulo di sforzo durante la convergenza tra le placche Adria (costa italiana) ed Eurasia (costa albanese). Le onde sismiche generate dalla rottura hanno causato in superficie forti accelerazioni del terreno, responsabili dei danneggiamenti e dei crolli degli edifici di minore qualità costruttiva.


Il quadro generale

Il meccanismo focale di questo terremoto si inserisce bene nel quadro geodinamico della regione periadriatica, schiacciata come in una morsa dalla catena appenninica che avanza verso est e la catena delle Dinaridi/Albanidi, sulla sponda opposta del Mare Adriatico, che si muove verso ovest.

Questo movimento avviene in modo lento e continuo, ma ogni tanto si manifesta anche in maniera improvvisa e violenta attraverso i terremoti. Ciò è dovuto alla presenza di asperità lungo le faglie, sulle quali si accumula energia elastica che si libera sotto forma di onde sismiche.

Il futuro: ci saranno nuove scosse?

Il tipo di terremoto e la posizione dell’epicentro lungo la costa hanno fatto temere per la generazione di uno tsunami che avrebbe potuto interessare le coste italiane. Per fortuna, l’entità del movimento superficiale e la mancata generazione di significative frane sottomarine, purtroppo comuni in questi casi, ha fatto rientrare la possibile emergenza.

È molto probabile invece, come avviene quasi sempre in questi casi, che alla scossa principale segua una lunga sequenza di eventi sismici che possono anche avere una magnitudo simile alla massima registrata finora. Il peggio è passato? Non possiamo dirlo, purtroppo, ma continuiamo a studiare la situazione.


albania copia

Mappa della sismicità e dei meccanismi focali. I meccanismi focali in rosso si riferiscono all'evento sismico di Mw 6.4 avvenuto alle 02:54:11.6 UTC del 26 novembre 2019 e alle due scosse maggiori, Mw5.5 e Mw4.7, avvenute successivamente (QRCMT, Pondrelli et al., 2012; http://autorcmt.bo.ingv.it/quicks.html). I punti rossi sono gli eventi sismici della sequenza attivatasi il 26, i punti gialli rappresentano la sismicità della zona dal 2004 ad oggi con M maggiore di 3 (https://www.emsc-csem.org/), i meccanismi focali in nero sono relativi ad eventi sismici precedenti, dal 1977 ad oggi con M maggiore di 4.5 (Global CMT Catalog, Ekström G. et al., 2012, https://www.globalcmt.org/; Euro-Mediterranean RCMT Catalog, http://rcmt2.bo.ingv.it/)

 

scritto grazie alla collaborazione con Silvia Pondrelli, sismologa INGV

Luca Gasperini

Luca Gasperini è ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR-CNR) di Bologna, dove si occupa di geologia/geofisica marina. Ha pubblicato articoli scientifici e divulgativi in molti settori, tra i quali la geologia oceanica, la paleosismologia e i metodi geofisici. Tiene un corso di geofisica presso l'Università di Bologna.

copertina   settembre-ottobre 2019

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