Sapere Scienza

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RUBRICA - I mondi degli animali

Il giacimento di Burgess Shales, in Canada, è famoso sin dall'inizio del XX secolo per i suoi incredibili fossili, preservati nei minimi particolari. È grazie principalmente a questo sito, datato al Cambriano medio (circa 508 milioni di anni fa), che i paleontologi hanno potuto letteralmente "vedere" quella che viene definita l'esplosione cambriana: un "momento" di tempo geologico in cui la vita sembra letteralmente esplodere in termini di biodiversità, di varietà di forme, di adattamenti agli ambienti (per ora ancora solo nel mare).

Gli appassionati di film sui mostri ricorderanno senza dubbio i Graboid, i giganteschi "vermi" della serie Tremors, e – purtroppo per i fan di Tolkien – anche i vermi che scavano nelle Montagne Nebbiose visibili durante il terzo film de Lo Hobbit. Di fatto, scavare nella roccia non è una cosa semplicissima, ma diversi animali sono in grado di farlo.

Nella deserta pianura di Nazca, in Perù, enormi linee tracciate tra 2000 e 3000 anni fa formano complessi disegni geometrici, antropomorfi e zoomorfi. Le dimensioni della maggior parte dei disegni, però, fanno sì che ogni figura possa essere vista solamente dall'alto, da molto in alto, e punti elevati nella zona sono decisamente rari. Per anni scienziati e visionari hanno discusso sull'origine e sull'uso di questi giganteschi geoglifi (una parola che indica un disegno di grandi dimensioni sul terreno) ma, tralasciando le ipotesi assurde e immancabili che vedono in Nazca i soliti alieni pronti a comunicare chissà quale messaggio ai loro fedeli terrestri, non è ancora chiaro l'utilizzo di tali segni – e in molti casi è stato difficile persino interpretarli. Gli studiosi si sono spesso trovati in disaccordo soprattutto per quanto riguarda le linee che rappresentano chiaramente animali sebbene, per molti di essi, l'interpretazione potesse sembrare chiara, come nel caso negli uccelli.

I vertebrati hanno dovuto affrontare un lungo cammino e una serie di incredibili trasformazioni per conquistare le terre emerse, e sono tutt'oggi tra i pochissimi gruppi animali ad aver completamente abbandonato la dipendenza dall'acqua e a essersi adattati a quasi tutti gli ambienti terrestri. Tuttavia, il ritorno all'acqua dei tetrapodi (cioè i vertebrati con quattro zampe), si è verificato diverse volte sin dall'inizio dell'evoluzione delle forme terrestri: ittiosauri, plesiosauri, coccodrilli, tartarughe, serpenti e mammiferi sono gli esempi più eclatanti di come i vertebrati possano tornare a vivere in acqua, spesso perdendo la capacità di muoversi sulla terraferma.

Le forme di comunicazione in Natura sono tantissime e coinvolgono tutti i possibili sensi: colori e posture colpiscono la vista, sostanze odorose e ormoni si rivolgono ai diversi metodi di percezione chimica, e il suono è un ottimo mezzo per dare e ricevere informazioni. Gli ippopotami, per esempio, riescono a creare cori intonati lungo i fiumi, a distanza di chilometri, e i soundscape, i panorami sonori, sono una nuova frontiera degli studi in biologia marina: ogni particolare tipo di fondale ha i suoi tipici suoni e, in determinati orari della giornata, si vengono a creare veri e propri cori (lo fanno, per esempio, i ricci di mare quando escono a brucare le alghe). Ma naturalmente ciò che più colpisce l'immaginario collettivo tra i suoni marini è la capacità vocale dei cetacei.

Si tende a pensare che l'allattamento dei piccoli sia una prerogativa dei mammiferi e, in effetti, al di fuori di questo gruppo di vertebrati ci sono pochissimi altri animali in grado di usare questa strategia di nutrimento della prole. Ma non ci si aspetterebbe mai una cosa del genere da un ragno! Eppure, negli ultimi anni, le ricerche sui ragni stanno fornendo una quantità di informazioni inaspettate, come per esempio l'esistenza di ragni erbivori o dell'intero gruppo dei "ragni pavone", appartenenti alla famiglia dei Salticidae, i minuscoli ragni saltatori tanto frequenti anche sui nostri muri.

Si tende a pensare all'evoluzione come a un percorso dritto, durante il quale compaiono caratteri nuovi in una linea di organismi, per cui per esempio si parte da una lucertola e si arriva a un uccello, e lungo la strada l'animale mette su piume, ali e becco senza denti. In realtà il discorso è assai più complesso di così, e spesso l'evoluzione si presenta sotto forme strane, che possiamo ricostruire (almeno fino a oggi) solamente grazie alla paleontologia e allo studio dei fossili.

Il cosiddetto biota di Ediacara (571 – 541 milioni di anni fa) è tutt'oggi oggetto di accese discussioni tra gli specialisti. Questo insieme di faune, distribuito su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è costituito da alcuni organismi chiaramente di origine animale, come Kimberella, ma la maggior parte dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle peculiari caratteristiche riscontrate: per esempio, molti organismi sembrano avere quella che viene definita slittosimmetria, in cui un lato dell'animale sembra essere "scivolato" in avanti rispetto all'altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora quasi dei "materassini".

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copertina   luglio-agosto 2019

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