Sapere Scienza

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RUBRICA - I mondi degli animali

Il ricambio delle cellule epiteliali, cioè della pelle, è un fenomeno normale nei vertebrati: le cellule muoiono e vengono sostituite, dato che la pelle è un organo estremamente importante. Tuttavia può succedere per varie cause che la desquamazione venga accelerata e le squame di pelle secca diventino abbondanti. La forfora non è di per sé un grave problema a livello di salute, ma nella società moderna può diventare un handicap psicologico, portando in alcuni casi addirittura a un crollo dell'autostima e a problemi di socializzazione.

I cefalopodi (polpi, seppie e calamari) sono sicuramente tra gli organismi più incredibili del nostro pianeta: sono in grado di dominare l'ambiente in cui vivono senza uno scheletro rigido e senza alcuna corazza. Il loro sistema nervoso è estremamente avanzato - tanto è vero che viene utilizzato negli studi di neurologia per simulare il nostro - e il loro cervello è uno dei migliori in natura. Inoltre riescono a editare il proprio RNA praticamente in tempo reale. Ma è soprattutto la loro assoluta maestria nel gestire e usare i colori a non essere seconda a nessuno! Riescono a imitare alla perfezione qualsiasi tinta e, grazie a questa abilità, possono mimetizzarsi e diventare quasi invisibili. La cosa più sorprendente, però, è che i loro occhi hanno un solo tipo di fotorecettori: in pratica, i cefalopodi non vedono i colori.

Le meduse sono viste spesso come animali fastidiosi e, talvolta, oggetto di vere e proprie persecuzioni, per tutta una serie di miti e credenze popolari che non hanno alcun riscontro nella realtà. È invece vero che periodicamente il così detto plancton gelatinoso, che include non solo le meduse ma anche altri organismi come gli ctenofori o le salpe, è soggetto a bloom, cioè a fioriture in cui il numero degli individui aumenta vertiginosamente. Spesso le meduse vengono accostate ai cambiamenti climatici e molti pensano che tali fioriture siano provocate dal riscaldamento globale, per quanto non esistano evidenze dirette che supportino questa relazione. È più probabile, infatti, che le meduse beneficino degli eccessi di nutrienti dovuti, per esempio, agli scarichi a mare di prodotti chimici (quali gli scarichi agricoli o di allevamenti), e il loro incredibile adattamento fa il resto. Tuttavia fino a oggi non si conosceva, se non in maniera limitata, la relazione tra meduse e plastica.

Avrete sentito l’espressione “sguardo tagliente” (esiste persino un personaggio dell’epica di Tolkien con questo nome, Maeglin), in genere viene usata come complimento per l’acuità visiva di una persona. Questo concetto in natura è preso molto sul serio, soprattutto da un gruppo di pesci i cui rappresentanti sono noti anche a chi il mare lo frequenta poco: gli scorpeniformi.

A causa di “documentari” scriteriati e di leggende metropolitane, oltre che di millenarie imposizioni culturali, siamo portati a pensare agli animali come pericolosissimi esseri inferiori. La cosa interessante, però, è che il rischio di essere sopraffatti e uccisi da un predatore era reale solo nei primi tempi della nostra storia, ed è andato via via riducendosi davvero ai minimi termini.

Se ancora siete tra quelli che immaginano i dinosauri come lente e impacciate lucertole dalle tinte smorte, l’ultima scoperta dei ricchissimi strati cinesi vi farà probabilmente cambiare idea. Si sospettava da decenni che i dinosauri fossero colorati - per tutta una serie di ragioni - ma recenti studi su penne e piume intrappolate nell’ambra hanno cominciato ad aprire una finestra sul loro mondo di sfumature e oggi sappiamo che le penne che ricoprivano i carnivori erano iridescenti e colorate.

Il Lago Mono, in California, è senza dubbio un posto strano: è uno specchio d’acqua estremamente alcalino, così che nessuna specie di pesce può viverci. Questo lago è anche un posto famoso: vi è stato scoperto un batterio particolare che utilizza il fosforo per sopravvivere, Mark Twain gli ha dedicato diversi capitoli del suo libro In Cerca di Guai, e una sua foto compare in un disco dei Pink Floyd. Twain, in particolare, riferisce anche di un animaletto alquanto inconsueto che vive attorno alle rive del lago: una piccolissima mosca, Ephydra hians, che si immerge nelle acque del lago per deporre le uova.

Il sonno è un’attività fondamentale nella vita degli esseri viventi perché permette il recupero delle energie psicofisiche, il riposo e, tra le altre cose, lo scarico dello stress. Fino a oggi, però, gli studiosi non hanno ancora compreso a pieno i meccanismi e benefici del sonno e hanno dato per scontato che la presenza di un sistema nervoso centralizzato fosse un prerequisito per dormire. In altre parole, gli organismi “primitivi” dal punto di vista dell’organizzazione nervosa non avrebbero bisogno di dormire. Pertanto le ricerche sul sonno si sono sempre concentrate su animali relativamente evoluti e i cicli di sonno-veglia sono stati dimostrati nei vertebrati, negli insetti e persino nei nematodi (i “vermi cilindrici”).

Molti ricorderanno la serie di B-movie degli anni ’70 in cui si immaginava che una delle conseguenze degli esperimenti nucleari nei deserti potesse essere – sulla scia di Godzilla – la comparsa di insetti giganti. Per “giganti” intendo mantidi capaci di spezzare un’automobile in due e formiche delle dimensioni di un autobus. Naturalmente, alla luce delle nostre conoscenze di entomologia e fisiologia, questo sarebbe semplicemente impossibile: il solo peso dell’armatura di chitina, per creature così grandi, le renderebbe incapaci di muoversi e la respirazione sarebbe assolutamente impossibile.

Le uova degli uccelli sono una delle più straordinarie “invenzioni” dell’evoluzione: una piscina privata per gli embrioni, protetta da molte delle perturbazioni esterne. Tuttavia, molti uccelli hanno nidiaperti, nei quali le uova sono esposte alla vista di potenziali predatori. Il problema viene spesso risolto con una colorazionemimetica delle uova stesse, un carattere che aiuta anche gli appassionati e gli ornitologi a distinguere le specie semplicemente guardando un frammento di guscio. Per i dinosauri le cose invece non sono sempre così semplici. Solo dopo decenni di studi, e basandosi sulla microstruttura dei gusci e spesso sulla fortunata presenza di resti scheletrici all’interno delle uova, è stato possibile iniziare a definire chi avesse deposto quali uova; ma, come succede sempre nelle scienze, ogni risposta apre tante nuove domande. Come apparivano, dunque le uova dei dinosauri?

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