Sapere Scienza

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RUBRICA - I mondi degli animali

Il cosiddetto biota di Ediacara (571 – 541 milioni di anni fa) è tutt'oggi oggetto di accese discussioni tra gli specialisti. Questo insieme di faune, distribuito su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è costituito da alcuni organismi chiaramente di origine animale, come Kimberella, ma la maggior parte dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle peculiari caratteristiche riscontrate: per esempio, molti organismi sembrano avere quella che viene definita slittosimmetria, in cui un lato dell'animale sembra essere "scivolato" in avanti rispetto all'altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora quasi dei "materassini".

Siamo abituati a pensare ai coralli come organismi piuttosto statici, capaci sì di costruire gigantesche barriere, ma anche praticamente inetti quando si tratta di catturare prede. Eppure, un nuovo lavoro condotto nel Mediterraneo da biologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, ci mostrerà i coralli in una nuova luce.

Il ricambio delle cellule epiteliali, cioè della pelle, è un fenomeno normale nei vertebrati: le cellule muoiono e vengono sostituite, dato che la pelle è un organo estremamente importante. Tuttavia può succedere per varie cause che la desquamazione venga accelerata e le squame di pelle secca diventino abbondanti. La forfora non è di per sé un grave problema a livello di salute, ma nella società moderna può diventare un handicap psicologico, portando in alcuni casi addirittura a un crollo dell'autostima e a problemi di socializzazione.

I cefalopodi (polpi, seppie e calamari) sono sicuramente tra gli organismi più incredibili del nostro pianeta: sono in grado di dominare l'ambiente in cui vivono senza uno scheletro rigido e senza alcuna corazza. Il loro sistema nervoso è estremamente avanzato - tanto è vero che viene utilizzato negli studi di neurologia per simulare il nostro - e il loro cervello è uno dei migliori in natura. Inoltre riescono a editare il proprio RNA praticamente in tempo reale. Ma è soprattutto la loro assoluta maestria nel gestire e usare i colori a non essere seconda a nessuno! Riescono a imitare alla perfezione qualsiasi tinta e, grazie a questa abilità, possono mimetizzarsi e diventare quasi invisibili. La cosa più sorprendente, però, è che i loro occhi hanno un solo tipo di fotorecettori: in pratica, i cefalopodi non vedono i colori.

Le meduse sono viste spesso come animali fastidiosi e, talvolta, oggetto di vere e proprie persecuzioni, per tutta una serie di miti e credenze popolari che non hanno alcun riscontro nella realtà. È invece vero che periodicamente il così detto plancton gelatinoso, che include non solo le meduse ma anche altri organismi come gli ctenofori o le salpe, è soggetto a bloom, cioè a fioriture in cui il numero degli individui aumenta vertiginosamente. Spesso le meduse vengono accostate ai cambiamenti climatici e molti pensano che tali fioriture siano provocate dal riscaldamento globale, per quanto non esistano evidenze dirette che supportino questa relazione. È più probabile, infatti, che le meduse beneficino degli eccessi di nutrienti dovuti, per esempio, agli scarichi a mare di prodotti chimici (quali gli scarichi agricoli o di allevamenti), e il loro incredibile adattamento fa il resto. Tuttavia fino a oggi non si conosceva, se non in maniera limitata, la relazione tra meduse e plastica.

Avrete sentito l’espressione “sguardo tagliente” (esiste persino un personaggio dell’epica di Tolkien con questo nome, Maeglin), in genere viene usata come complimento per l’acuità visiva di una persona. Questo concetto in natura è preso molto sul serio, soprattutto da un gruppo di pesci i cui rappresentanti sono noti anche a chi il mare lo frequenta poco: gli scorpeniformi.

A causa di “documentari” scriteriati e di leggende metropolitane, oltre che di millenarie imposizioni culturali, siamo portati a pensare agli animali come pericolosissimi esseri inferiori. La cosa interessante, però, è che il rischio di essere sopraffatti e uccisi da un predatore era reale solo nei primi tempi della nostra storia, ed è andato via via riducendosi davvero ai minimi termini.

Se ancora siete tra quelli che immaginano i dinosauri come lente e impacciate lucertole dalle tinte smorte, l’ultima scoperta dei ricchissimi strati cinesi vi farà probabilmente cambiare idea. Si sospettava da decenni che i dinosauri fossero colorati - per tutta una serie di ragioni - ma recenti studi su penne e piume intrappolate nell’ambra hanno cominciato ad aprire una finestra sul loro mondo di sfumature e oggi sappiamo che le penne che ricoprivano i carnivori erano iridescenti e colorate.

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copertina   settembre-ottobre 2018

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