Sapere Scienza

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Anche le meduse dormono

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Il sonno è un’attività fondamentale nella vita degli esseri viventi perché permette il recupero delle energie psicofisiche, il riposo e, tra le altre cose, lo scarico dello stress. Fino a oggi, però, gli studiosi non hanno ancora compreso a pieno i meccanismi e benefici del sonno e hanno dato per scontato che la presenza di un sistema nervoso centralizzato fosse un prerequisito per dormire. In altre parole, gli organismi “primitivi” dal punto di vista dell’organizzazione nervosa non avrebbero bisogno di dormire. Pertanto le ricerche sul sonno si sono sempre concentrate su animali relativamente evoluti e i cicli di sonno-veglia sono stati dimostrati nei vertebrati, negli insetti e persino nei nematodi (i “vermi cilindrici”).

 

Tuttavia, esistono organismi ben più antichi, provvisti solo di elementari reti neurali invece che di sistemi nervosi avanzati: tra essi ci sono le meduse, considerate alla base della filogenesi animale (in pratica tra gli animali più primitivi, se non i più primitivi in assoluto). Dunque le meduse dormono? È quello che si sono chiesti il dottor Ravi D. Nath e i suoi colleghi, al CalTech. Per scoprirlo hanno usato una delle meduse più semplici da studiare, la Cassiopea, e i risultati sono stati sorprendenti.

 

La medusa capovolta

 

Cassiopea è un genere molto particolare di meduse: questi animali vivono poggiati sul fondo con le braccia verso l’alto (gli inglesi le chiamano “meduse capovolte”) e ospitano nei loro tessuti delle alghe simbionti del genere Symbiodinium, proprio come i coralli. In pratica, questi animali usano le alghe come pannelli solari viventi, per ottenere energia con uno sforzo minimo e integrare quella ricavata dal cibo. Ecco perché se ne stanno a testa in giù, adagiate sul fondale ben esposto alla luce. Cassiopea ha anche una contrazione dell’ombrella molto regolare, circa una pulsazione al secondo. Tali caratteristiche rendono questa medusa un soggetto ottimale per studiare alcuni comportamenti.

 

Il sonno di gelatina

 

I ricercatori hanno scoperto che di notte le pulsazioni della medusa diminuiscono. Hanno, quindi, sviluppato diversi esperimenti per capire se si trattasse di vero sonno e hanno dimostrato che queste meduse esibiscono comportamenti “da assonnati”: se vengono svegliate bruscamente ci mettono un po’ per riprendere le attività normali e, durante il sonno, reagiscono molto più lentamente agli stimoli esterni, esattamente come noi.

 

I dati raccolti in sé possono sembrare risposte a una mera curiosità ma in realtà sono importantissimi: finora si è presupposto che per dormire occorresse un sistema nervoso avanzato; questo nuovo studio evidenzia, invece, che il bisogno di dormire è comparso durante l’evoluzione, ben prima dello sviluppo di un sistema nervoso centralizzato e complesso. Ulteriori analisi su questi straordinari esseri forse ci permetteranno di capire a cosa serva realmente dormire, contribuendo a risolvere i disturbi del sonno che ormai sembrano tanto diffusi nella nostra società. Non male, per una medusa!

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   agosto-settembre 2017

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