Sapere Scienza

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Cambroraster, un altro “alieno dal tempo profondo”

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Il giacimento di Burgess Shales, in Canada, è famoso sin dall'inizio del XX secolo per i suoi incredibili fossili, preservati nei minimi particolari. È grazie principalmente a questo sito, datato al Cambriano medio (circa 508 milioni di anni fa), che i paleontologi hanno potuto letteralmente "vedere" quella che viene definita l'esplosione cambriana: un "momento" di tempo geologico in cui la vita sembra letteralmente esplodere in termini di biodiversità, di varietà di forme, di adattamenti agli ambienti (per ora ancora solo nel mare).
Incredibili forme di vita che sembrano davvero uscite da film di fantascienza, come Opabinia, un piccolo animale con 5 occhi, Hallucigenia, un onicoforo corazzato dotato di spine, tentacoli e piccoli occhi, e Wiwaxia, una specie di muro semovente e iridescente di scudi e spade. Le faune tipo Burgess, che prendono appunto il nome dal sito canadese, hanno rivelato una quantità di informazioni incredibile sull'evoluzione delle forme di vita attuali, inclusi i nostri primi probabili antenati, degli animali vermiformi chiamati Pikaia. Nonostante organismi di questo tipo e di questo periodo siano in seguito stati trovati in molte altre aree della Terra (come in Groenlandia o in Cina), è il giacimento di Burgess a essere ancora quello più noto e studiato, e nonostante sia sotto osservazione da ormai oltre 100 anni, continua a riservare delle sorprese. È il caso dell'animale di cui stiamo per parlare e che farà davvero la gioia degli appassionati di fantascienza.

 

I filtratori

 

Già nel Cambriano medio alcuni animali avevano iniziato a utilizzare l'immensa risorsa di cibo costituita dal plancton: la vita si stava spostando dai fondali alla colonna d'acqua. Questa strategia è già abbondantemente utilizzata dalla fauna fissa sul fondo (per esempio, probabilmente già Tribrachidium, un organismo ediacariano, era un filtratore), ma la capacità di spostarsi per seguire i nutrienti, e di diventare abbastanza grande e corazzato da non temere i predatori - nemmeno i più grandi come Laggania - è una strategia vincente, che ci ha dato esseri viventi unici al mondo, tra cui le balene. Il ruolo dei cetacei che ben conosciamo era, nel Cambriano, interpretato da un gruppo di artropodi differenziati in due "direzioni": i radiodonti. Alcuni, come appunto Laggania, erano diventati predatori efficientissimi, mentre altri, come Tamisiocaris, si erano dedicati a raccogliere il cibo dalla colonna d'acqua con appendici simili a spazzole (sì, un po' come i fanoni delle balene). Ed è in questo gruppo di "raccoglitori" che si colloca Cambroraster falcatus.

 

Fantascienza e... un po' di confusione
 

Cambroraster è stato descritto, qualche settimana fa, da un team di ricercatori che ne ha potuto studiare oltre 150 diversi esemplari. L'animale è corazzato, dotato di una bocca circolare, e provvisto di appendici simili a spazzole, con le quali con ogni probabilità convogliava il cibo alla bocca. L'alto numero di esemplari ritrovati fa pensare, tra l'altro, che questi animali si riunissero per effettuare la muta tutti insieme: un comportamento noto fino ad oggi ma del quale Cambroraster sarebbe il primo esempio. La forma dell'animale è effettivamente quella di un'astronave. Gli autori della descrizione hanno usato il nome falcatus sia per la forma a falce delle appendici, sia perché colloquialmente si riferivano a questo essere come all'"astronave".
E così falcatus è anche riferito al Millennium Falcon, la nave di Han Solo in Star Wars. In realtà, per gli amanti della cultura nerd, Cambroraster somiglia molto più al Leviathan (nave vivente) di nome Moya, della serie Farscape. Alla fine la cultura popolare risulta sempre il modo più rapido per avvicinare le persone alle scienze, e Cambroraster ne è uno splendido esempio.

 

Immagine di copertina: ricostruzione del Cambroraster realizzata da Lars Fields. Credits: Lars Fields © Royal Ontario Museum

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   settembre-ottobre 2019

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