Sapere Scienza

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Formiche dall'inferno

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Molti ricorderanno la serie di B-movie degli anni ’70 in cui si immaginava che una delle conseguenze degli esperimenti nucleari nei deserti potesse essere – sulla scia di Godzilla – la comparsa di insetti giganti. Per “giganti” intendo mantidi capaci di spezzare un’automobile in due e formiche delle dimensioni di un autobus. Naturalmente, alla luce delle nostre conoscenze di entomologia e fisiologia, questo sarebbe semplicemente impossibile: il solo peso dell’armatura di chitina, per creature così grandi, le renderebbe incapaci di muoversi e non riuscirebbero a respirare.

 

 

 

Tuttavia il mondo degli insetti si presenta ugualmente capace di stupirci con effetti speciali. Gli studiosi hanno un certo amore per le iperboli, soprattutto nei nomi da assegnare agli organismi (e nei titoli da dare agli articoli che li descrivono), pertanto un intero gruppo di formiche, le Haidomyrmecinae è stato denominato “formiche infernali”, sin dal primo esemplare fossile descritto nel 1996. Effettivamente queste formiche primitive, studiate da resti conservati in ambra, sono piuttosto inconsuete nell’aspetto e nella struttura.

 

 
Le formiche-trappola

 

 

Una delle caratteristiche peculiari delle Haidomyrmecinae è che le loro mandibole sono enormi, curve verso l’alto e principalmente rotanti sul piano verticale invece che orizzontale, come una specie di trappola meccanica (una caratteristica che nessuna formica attuale mostra). Grazie alla conservazione nell’ambra è possibile studiare questo straordinario gruppo d’insetti, considerati alla base della linea evolutiva delle formiche.

 

Alcuni adattamenti sono davvero straordinari come in Ceratomyrmex, la “formica-unicorno”, dotata di una lunga protuberanza sul dorso che, probabilmente, funzionava insieme alle mandibole, rivolte verso l’alto per intrappolare le prede. Quattro specie su sei conosciute di questa tribù sono state descritte a partire dagli esemplari intrappolati nell’ambra del Myanmar, datata al Cenomaniano (Cretaceo, circa 98 milioni di anni fa), e si tratta di organismi davvero inusuali.

 

La medesima resina fossile ci ha ora rivelato una “formica infernale” ancora più unica: Linguamyrmex vladi.

 

 
Heavy metal ant

 

 

Linguamyrmex presenta sul capo, sopra le mandibole ricurve, una specie di corno a forma di lingua, rigido (da cui il nome), che doveva servire alla cattura delle prede insieme con le mandibole stesse. La caratteristica straordinaria è che questa struttura è apparentemente rinforzata in metallo nel punto in cui presumibilmente le mandibole vanno a battere quando si chiudono. Tutto sembra indicare che l’intero complesso (mandibola più “corno”) dovesse funzionare anch’esso come una trappola e, per quanto non ci siano evidenze dirette, gli studiosi si aspettano di trovare, prima o poi, le prove di questo particolare metodo di caccia.

 

Questa è l’ennesima prova che la Natura, come disse Darwin, ha “infinite forme, estremamente belle”.

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   agosto-settembre 2017

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