Sapere Scienza

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Il serpente che non è mai esistito

20 Novembre 2015 di 

La capacità di scrivere appunti e note durante una spedizione, un’escursione, o persino una passeggiata, è fondamentale per un naturalista - ancor più di una macchina fotografica. Rivedendo i propri appunti, infatti, si possono spesso scoprire dettagli magari obliati dopo giorni o mesi; inoltre, il materiale scritto potrà certamente essere utile ad altri studiosi, persino nel futuro. È il caso, per esempio, degli appunti lasciati dai grandi naturalisti dei secoli scorsi, o dai curatori di musei e collezioni, che permettono scoperte interessanti a distanza di decenni. Scoperte che in realtà andrebbero definite solo riscoperte, o conferme di qualcosa che i nostri predecessori ci hanno tutto sommato già comunicato e trasmesso. Un valido esempio di queste riscoperte, quasi un caso da manuale criptozoologico, è stato pubblicato poco più di un anno fa: il caso del serpente perduto di Clarion Island.

 
Fauna insulare

L’isola di Clarion si trova nel mezzo del Pacifico a centinaia di chilometri dalla terra più vicina, il Messico. Si tratta di un’isola disabitata dagli umani ma ben conosciuta dagli scienziati perché vi dimorano specie autoctone esclusive, cioè che esistono solo su quell’isola e in nessuna altra parte del mondo. Non si tratta di piccoli invertebrati, peraltro, ma di animali di una certa dimensione, come una particolare sottospecie di civetta delle tane (Athene cunicularia rostrata) o diverse specie di rettili. Sul finire degli anni ’30 del XX secolo un grande naturalista statunitense, William Beebe, visitò l’isola per studiarne la fauna e tra le tante forme di vita ne descrisse una in particolare: il serpente notturno di Clarion. Tuttavia, diversi altri studiosi hanno fatto visita all’isola nei decenni seguenti, non trovando alcuna traccia di questo animale, tant’è che la scoperta di Beebe fu considerata un errore dell’altrimenti eccellente naturalista, un serpente raccolto su un’altra isola ed erroneamente ricollegato a Clarion.

 

Errore o semplice svista?

William Beebe, comunque, non era uno sprovveduto: è considerato come uno dei naturalisti più accurati del XX secolo soprattutto nel campo della scrittura degli appunti. Così, intorno al 2012 il suo lavoro è stato riesaminato da uno zoologo dello Smithsonian di Washington, Daniel Mulchay. Armato dell’esemplare originale descritto da Beebe, di Google Maps, e del resoconto di viaggio del suo illustre predecessore, Mulcahy ha svolto un vero e proprio lavoro alla Sherlock Holmes, studiando indizi e immagini ma soprattutto gli appunti di Beebe. Così, come in un romanzo giallo, Mulcahy ha trovato la soluzione quasi all’ultima pagina: poche righe che descrivevano la locazione in cui Beebe aveva visto il serpente. Un viaggio all’isola di Clarion e un po’ di fortuna sul campo hanno permesso a Mulcahy di ritrovare il serpente e di scoprire che si trattava addirittura di una specie nuova: Hypsiglena unaocularus. Morale della storia? Mai sottovalutare l’esperienza di campo dei naturalisti del passato.

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

9788822094445   luglio-agosto 2020

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