Sapere Scienza

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L’ultima primavera dei dinosauri

25 Febbraio 2022 di 

Il Mesozoico, l’era dei dinosauri, termina improvvisamente con la grande estinzione di massa di 65 milioni di anni fa, la cui causa principale fu quasi certamente l’impatto con un corpo celeste nella zona del Golfo del Messico oggi nota come Chicxulub; la violenza dell’evento fu tale che i suoi primi effetti – tsunami, vasti incendi e fallout di vetro – sono stati registrati nelle rocce coeve fino a 3500 km di distanza dal punto di impatto.

 

Quando si estinsero i dinosauri?


Gli effetti a medio e lungo termine, a quanto pare, causarono una delle più grandi estinzioni di massa del nostro pianeta, che vide la scomparsa dei dinosauri non-aviani, pterosauri, mosasauri e altri organismi dominanti nelle faune terrestri e marine dell’epoca.
Naturalmente, conoscere i dettagli di un evento catastrofico di così vasta portata è fondamentale per aiutarci a comprendere le dinamiche delle estinzioni, anche quelle che stiamo causando noi stessi con il riscaldamento globale e gli altri disastri contro il nostro stesso pianeta; pertanto diversi studi hanno cercato di identificare e anche di localizzare il periodo dell’anno in cui si verificò l’impatto 65 milioni di anni fa. Le prime ipotesi, cioè che la catastrofe avesse colpito il pianeta intorno a giugno, sono state discusse e rifiutate. Tuttavia, un team di ricercatori europei, capeggiati da Melanie During dell’Università di Uppsala (Svezia), ha appena pubblicato i risultati di uno studio su alcuni esemplari di pesci che sembra siano morti proprio a causa dell’impatto, avvenuto in primavera.
Il lavoro, apparso su Nature, ha preso in considerazione sei fossili di poliodontidi, o pesci spatola, animali oggi presenti sul pianeta con una sola specie nelle acque del Mississippi (USA) e un’altra, presumibilmente estinta nel 2019, in Cina. I fossili appartengono al giacimento di Tanis, nel Nord Dakota, un deposito formato da una sessa, cioè un’enorme onda stazionaria in un bacino chiuso, in questo caso indotta dall’impatto del bolide di 65 milioni di anni fa.

 

Gocce di vetro fossili


L’analisi dei sei pesci fossili ha mostrato diversi particolari. In primo luogo, la preservazione eccezionale anche di parti fragili e che in genere non si conservano dimostra il rapido seppellimento dei corpi; inoltre, la presenza di sferule di vetro originate dall’impatto catastrofico nel Golfo del Messico conferma appunto la contemporaneità del seppellimento di questi pesci con la catastrofe che chiuse il Mesozoico.


 

 


Infine, lo studio degli anelli di crescita delle ossa dermiche di questi animali ha permesso di determinare con un buon margine di certezza che l’evento sia collocabile nella primavera boreale. Questo perché la deposizione di materiale osseo nei pesci spatola (ma non solo) segue sempre un determinato schema: deposizione abbondante dovuta a condizioni ambientali favorevoli, seguita da un anello più piccolo causato da condizioni ambientali meno favorevoli, il tutto chiuso da una linea di arresto della crescita (LAG). Tutti i fossili esaminati mostrano come “ultimo evento” osseo l’inizio della deposizione favorevole subito dopo una LAG, datando quindi l’impatto fatale alla primavera.

 

Estinzione in primavera


Il momento dell’impatto è stato devastante per animali che iniziano a riprodursi appunto in primavera, come i dinosauri non aviani, mentre i mammiferi e gli uccelli dovrebbero essere stati protetti sia dalla loro capacità di usare un più ampio spettro di risorse, che – nel caso dei mammiferi – dal letargo in genere condotto in tane sotterranee. Questo sembrerebbe confermato dal fatto che gli ecosistemi dell’emisfero meridionale, colpiti quindi in autunno, mostrano segni di ripresa maggiori di quelli boreali.
Simili studi possono permetterci non solo di aggiungere importanti tasselli allo studio delle estinzioni e del loro peso negli ecosistemi, ma anche di creare modelli sempre più attendibili per il disastro globale che stiamo vivendo negli ultimi decenni.

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   luglio-agosto 2022

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