Sapere Scienza

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Nidi di dinosauro e “ladri” di uova

13 Aprile 2021 di 

Roy Chapman Andrews era sotto molti aspetti un pioniere. Un esploratore, uno scienziato, di certo uno che amava rischi e spazi aperti, non per nulla molti lo indicano come la figura a cui è ispirato il personaggio di Indiana Jones.

 

La storia dell’Oviraptor


Nel 1923, Andrews era a capo di una spedizione dell’American Museum of Natural History per cercare tracce fossili dei nostri diretti antenati in Mongolia, quando si imbatté in una notevole quantità di resti di dinosauro. Tra le sue scoperte, una destò scalpore: lo scheletro di quello che sembrava un piccolo dinosauro carnivoro (un teropode), morto mentre tentava di rubare uova da un nido; siccome vicino c’erano i resti di un Protoceratops (un dinosauro ornitisco parente del più famoso Triceratops), le uova furono attribuite a quest’ultimo, e il presunto ladro fu chiamato Oviraptor, cioè appunto “ladro di uova”.
Ma il tempo, come si dice, è galantuomo (o galantosauro, in questo caso): nel 1993 furono trovate in Mongolia uova simili a quelle descritte dalla spedizione di Andrews, ma stavolta una delle uova conteneva un embrione... del presunto ladro! Ulteriori resti fossili di adulti accovacciati sulle uova come per covarle o proteggerle costituirono le prime prove che i dinosauri avevano cure parentali e si comportavano come uccelli (che, non dimentichiamolo, sono dinosauri), scagionando nel contempo Oviraptor dall’accusa di essere un ladro di uova.
Ma resta una domanda: perché questi dinosauri sarebbero morti sui loro nidi? La mancanza di embrioni nei resti di nidi contenenti adulti e uova, e il fatto che il numero di uova fosse variabile (da 6 a 22), e che non fossero in contatto con l’adulto hanno dato vita a diverse ipotesi, non ultima l’idea che questi teropodi potessero morire mentre deponevano le uova, e quindi non avessero una vera e propria cova. Il dibattito è molto seguito nell’ambiente, anche perché l’evoluzione della riproduzione negli uccelli è un argomento molto discusso tra zoologi e paleontologi.

 

Ritrovamenti eccezionali


La paleontologia non è immune dall’effetto serendipità, anzi! Moltissime importanti scoperte paleontologiche spesso avvengono per caso, e finiscono per rispondere a domande fino ad allora ritenute difficili o impossibili. Così, dagli infiniti e incredibili giacimenti cinesi, che stanno regalando scoperte senza precedenti sin dal 1996, è da poco emerso un nuovo fossile di oviraptoride, che stavolta pare fornire dati fondamentali per la controversia di cui sopra.
L’adulto, infatti, è in cova su un nido contenente uova a contatto diretto con l’animale; le uova, inoltre, contengono per la prima volta embrioni piuttosto sviluppati. Questo indica che l’adulto avrebbe covato le uova per un determinato periodo di tempo, dando modo agli embrioni di svilupparsi, prima di morire. Niente morte per deposizione, quindi.

 

Temperatura e cure parentali


I fossili sono ben conservati ed è stato possibile stimare la temperatura del nido: da 30 a 38 gradi, praticamente come quella di un uccello moderno, e molto più alta di quelle dei rettili. In più, gli embrioni hanno diversi stadi di sviluppo: lo sviluppo asincrono è una caratteristica evolutasi molto tardi negli uccelli ed è stata una sorpresa osservarla in un teropode.
Questo nuovo fossile è in grado di fornire moltissimi dati sulla storia evolutiva dei teropodi e degli uccelli, a un livello di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa: i giacimenti cinesi non cessano di stupirci e di fornire veri e propri album fotografici della vita ai tempi dei dinosauri.

 

 

Immagine: © Eduard Solà - Wikimedia

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

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