Sapere Scienza

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Scoperta la prima tartaruga fluorescente

9 Ottobre 2015 di 

Nella vastità dei campi scientifici, moltissime scoperte avvengono per puro caso - alcuni potrebbero dire che le scoperte casuali sono praticamente la norma (esistono interi volumi su questo argomento); non bisognerebbe tuttavia esserne sorpresi, perché il mondo naturale è vastissimo e spesso si incontrano fenomeni di cui nemmeno si sospetta l’esistenza. È questo il caso della prima tartaruga fluorescente, scoperta per puro caso da poche settimane. La biofluorescenza è un fenomeno per cui alcuni organismi sono in grado di assorbire la luce, trasformarla e poi riemetterla con un colore diverso ed è nota per diversi gruppi animali, ma non per i rettili. Attenzione: non si tratta di bioluminescenza, che è invece la capacità di emettere luce (in genere tramite composti chimici o simbiosi con batteri).

 

Una sorpresa dalle profondità

David Gruber, un biologo marino della City University di New York, si trovava in immersione attorno alle isole Solomon, per studiare la biofluorescenza negli squali e nei coralli, quando all’improvviso si è accorto che una tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) giunta nei pressi del suo team emetteva luce "come un’astronave aliena, un neon verde e rosso", dichiara Gruber: un perfetto esempio di biofluorescenza. Questo evento casuale ha permesso la scoperta del primo caso assoluto di un rettile biofluorescente, una capacità che non si sospettava nemmeno tra i tetrapodi superiori (cioè tra i vertebrati provvisti di quattro zampe più avanzati degli anfibi).


Spettacoli di luce

La notizia è stata diffusa in anteprima da National Geographic, che ha anche pubblicato l’incredibile video della tartaruga luminescente. Le tartarughe embricate sono perfettamente in grado di mimetizzarsi alla luce del giorno tra i coralli. Ma siccome di notte moltissimi coralli sono biofluorescenti, probabilmente queste tartarughe hanno evoluto la biofluorescenza per restare mimetizzate anche di notte. L’evoluzione continua a sorprendere gli studiosi con fenomeni letteralmente nascosti in bella vista e questa nuova scoperta ne è un perfetto esempio.

 

[Immagine: credit B. Navez via Wikimedia]

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

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