Sapere Scienza

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Tartarughe del passato: il primo viaggio verso il mare scritto nella roccia

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Nonostante gli anni bui, oggi le tartarughe non sono più in serio pericolo. Le risolute e precise azioni di decine di gruppi al mondo, volti alla salvaguardia di questi spettacolari rettili marini, sono riuscite - almeno per ora - a ottenere un'importante vittoria: le varie specie di tartarughe minacciate sembrerebbero quasi fuori pericolo, almeno per ciò che riguarda un'estinzione rapida. Ciò non significa affatto che bisogna abbassare la guardia: la lotta per la protezione dei litorali è dura e spesso cozza contro interessi economici forti, come hanno dimostrato recenti polemiche sull'utilizzo di spiagge protette come arene da concerto.
Le tartarughe rappresentano un caso più unico che raro per il pubblico, che in genere non guarda favorevolmente ai rettili, ma sono anche un esempio da seguire per chi si occupa di conservazione  e, ammetto, la loro esistenza mi tocca da vicino, facendo parte di un'istituzione che da diversi anni è impegnata sul fronte della cura e protezione di questi animali. La storia evolutiva delle tartarughe è lunga, e le prime forme marine sono note già dall'epoca dei dinosauri, con specie di dimensioni notevoli (basti pensare alla spettacolare Archelon). Ora, per la prima volta, uno studioso ha testimoniato qualcosa di diverso: la nascita di tartarughe... nel passato.

 

Tracce fossili

 

Lo studio delle tracce e delle impronte nel record fossile è quasi una scienza a parte, che va sotto il nome di paleoicnologia. I paleoicnologi lavorano con fossili che raccontano comportamenti senza rivelare chi li ha compiuti, e spesso arrivare a capire quale specie abbia lasciato una determinata traccia non è semplice. Considerate che una stessa azione lascia segni simili se compiuta da animali diversi e che lo stesso animale può, invece, lasciare tracce differenti a seconda di come e dove si sta muovendo. Così, quando il noto paleoicnologo Martin Lockley ha mostrato le nuove tracce appena studiate a un congresso di esperti, il pubblico è rimasto senza parole: si trattava, infatti, di una nuova "specie" di tracce.
I paleoicnologi danno nomi alle tracce secondo una versione "artificiale" della sistematica usata per gli animali, in cui le relazioni di parentela non riguardano gli organismi, ma i comportamenti: per esempio, tracce di movimento, predazione, tana, e così via. Queste piste, ritrovate su un'antica spiaggia sudafricana, sono particolari perché hanno immortalato un evento a cui solo ora ci stiamo riabituando: il cammino di piccole tartarughe appena uscite dall'uovo verso il mare.

 

L'inizio del viaggio

 

Forse la fase più delicata della vita di una tartaruga è quella che va dal momento della schiusa fino all'arrivo in mare aperto: i piccoli vengono spesso decimati dai predatori o sono vittime dell'intervento umano. Ma nel Pleistocene, su questa spiaggia del Sud Africa fossilizzata, non c'erano luci stradali e locali notturni, e le piccole tartarughe sono riuscite faticosamente a entrare in acqua. Le tracce studiate da Lockley e dal suo team indicano due specie differenti di tartarughe, una probabilmente vicina alle nostre Caretta, e l'altra forse in relazione con la gigantesca tartaruga liuto, Dermochelys, che è tutt'ora estremamente rara nei nostri mari (prima, invece, era più comune).
Le testimonianze della nascita di nuove vite non sono una cosa rarissima nel record fossile ma, come ha scritto un noto sito divulgativo, se nel Pleistocene ci fosse stato David Attenborough, quella spiaggia sudafricana l'avrebbe certamente visto impegnato a raccontarci a bassa voce la meraviglia del perpetuarsi della vita.

 

Credits immagine: foto di skeeze da Pixabay

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   settembre-ottobre 2019

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