Sapere Scienza

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Una mosca sommergibilista

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Il Lago Mono, in California, è senza dubbio un posto strano: è uno specchio d’acqua estremamente alcalino, così che nessuna specie di pesce può viverci. Questo lago è anche un posto famoso: vi è stato scoperto un batterio particolare che utilizza il fosforo per sopravvivere, Mark Twain gli ha dedicato diversi capitoli del suo libro In Cerca di Guai, e una sua foto compare in un disco dei Pink Floyd.
Twain, in particolare, riferisce anche di un animaletto alquanto inconsueto che vive attorno alle rive del lago: una piccolissima mosca, Ephydra hians, che si immerge nelle acque del lago per deporre le uova. “Puoi tenerle sott’acqua quanto tempo ti pare - non se ne preoccupano - anzi ne sono orgogliose. Quando le lasci andare, spuntano dall’acqua più asciutte di un rapporto dell’ufficio brevetti…”, queste le parole dello scrittore americano.
Di recente, un gruppo di studiosi del CalTech ha riportato l’attenzione su questo straordinario insetto e sulla sua capacità di immergersi e vivere sott’acqua. Non si tratta sicuramente di un caso unico nel mondo degli artropodi terrestri – basti pensare, per esempio, al ragno palombaro (Argyroneta) - ma quello che rende speciale la piccola Ephydra è che le acque del lago sono mortali praticamente per qualsiasi altro organismo mentre la mosca non sembra risentirne.

 

Immersione rapida

 

La capacità di Ephydra di restare sott’acqua è implementata dalla struttura del suo esoscheletro: l’animale si “veste” di una aderentissima bolla d’aria, che funziona come una specie di sommergibile in miniatura, permettendo quindi alla mosca di restare in immersione senza annegare e senza bagnarsi. Le sue zampe sono dotate di artigli sviluppati che fanno presa sul substrato del lago e il corpo è ricoperto da moltissimi peli (oltre il 30% più della norma delle mosche), che aiutano a trattenere la bolla d’aria sul corpo.
Come se non bastasse, Ephydra si ricopre anche di una speciale sostanza cerosa che l’aiuta a resistere all’acqua fortemente alcalina. Questa piccola mosca può quindi nutrirsi di diatomee e altre alghe nell’acqua del lago, senza avere predatori che la molestino. Può, inoltre, deporre le uova sott’acqua: le larve hanno praticamente la stessa dieta dell’adulto. Tuttavia, Ephydra è in grado di uscire dall’acqua e volare, proprio come le altre mosche. Come si suol dire, “il meglio di due mondi”.

 

L’effetto loto

 

Questa mosca è tornata sotto la lente degli scienziati per il suo esoscheletro ultraidrofobo, cioè in grado letteralmente di far rimbalzare via l’acqua. Si tratta di una capacità di alcuni materiali che ha forti ripercussioni commerciali sin da quando, nel 1977, fu descritto l’effetto loto, cioè la capacità delle foglie dei fiori di loto di restare sempre asciutte. Non solo: la conseguenza di questa estrema capacità idrorepellente è che la foglia resta anche pulita e la possibilità di costruire materiali che possano letteralmente autopulirsi è importantissima per l’industria.

 

Ancora una volta, dunque, abbiamo a che fare con un esempio di biomimetica: la tecnologia umana cerca di riprodurre quello che l’evoluzione è riuscita a fare in natura.

Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

copertina   marzo-aprile 2018

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