Stampa questa pagina

Uova colorate per i dinosauri

13 Ottobre 2017 di 

Le uova degli uccelli sono una delle più straordinarie “invenzioni” dell’evoluzione: una piscina privata per gli embrioni, protetta da molte delle perturbazioni esterne. Tuttavia, molti uccelli hanno nidi aperti, nei quali le uova sono esposte alla vista di potenziali predatori. Il problema viene spesso risolto con una colorazione mimetica delle uova stesse, un carattere che aiuta anche gli appassionati e gli ornitologi a distinguere le specie semplicemente guardando un frammento di guscio. Per i dinosauri le cose invece non sono sempre così semplici. Solo dopo decenni di studi, e basandosi sulla microstruttura dei gusci e spesso sulla fortunata presenza di resti scheletrici all’interno delle uova, è stato possibile iniziare a definire chi avesse deposto quali uova; ma, come succede sempre nelle scienze, ogni risposta apre tante nuove domande. Come apparivano, dunque le uova dei dinosauri?


I colori fossili

I recenti, incredibili progressi della tecnologia hanno permesso di analizzare i colori in molti organismi fossili, ed abbiamo finalmente avuto la conferma di ciò che già molti paleontologi sapevano semplicemente osservando e comparando le ossa: i dinosauri erano colorati. Alcuni erano mimetici, come ci ha confermato lo splendido fossile di Borealopelta, e molti dovevano avere colori sgargianti sulle loro piume. Cosa sappiamo, invece, delle uova? Forma e microstruttura aiutano, ma i paleontologi sono certi che molti dinosauri usassero nidi aperti, quindi avrebbero avuto lo stesso problema degli uccelli attuali: uova visibili avrebbero attirato predatori, riducendo le possibilità di sopravvivenza - anzi, di nascita - dei giovani. La soluzione, e non ci sorprende, si è rivelata la stessa degli uccelli attuali (che, ricordiamolo, sempre dinosauri sono), ma scoprirlo non è stato facile.

 

Uova dipinte!

Grazie alle nuove tecnologie, è stato possibile per Jasmina Wiesmann, dell’università di Bonn, e colleghi studiare in dettaglio i colori preservati in alcune uova, attribuite ad uno dei dinosauri più noti, il cui nome è davvero poco calzante: si tratta di uova di Heyuannia, un oviraptoride. L’attribuzione è stata possibile grazie ai resti di embrioni alle fasi finali di sviluppo ritrovati nelle uova, mentre tramite nuove tecniche gli studiosi hanno scoperto che il colore di queste uova era tra il verde e il blu, e probabilmente lo schema di colorazione doveva essere mimetico: doveva cioè minimizzare le possibilità che le uova stesse potessero esser viste da eventuali predatori. Lo sviluppo di queste nuove tecniche apre strade prima sconosciute per la paleontologia dei dinosauri, e quindi per la nostra conoscenza del passato. E dal passato, dovremmo ricordarlo più spesso, si impara molto per il futuro.

Tag:
Marco Signore

Laureato a Napoli in Scienze Naturali, PhD all'Università di Bristol in paleobiologia con specializzazioni in morfologia e tafonomia, è nella divulgazione scientifica da quasi 20 anni, e lavora presso la Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn". Nel tempo libero si occupa anche di archeologia, oplologia, musica, e cultura e divulgazione ludica.

Ultimi da Marco Signore

Articoli correlati

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi saperne di più consulta l'informativa estesa. Cliccando su ok acconsenti all'uso dei cookie.