Sapere Scienza

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I ricchi ringraziano

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Eleggiamo il Parlamento Europeo dal 1979, ma molti ignorano quali siano davvero i compiti dell'Unione Europea (UE) e quali i suoi bilanci. Questa comunità di 28 nazioni e 515 milioni di persone ha un budget annuale inferiore a quello del piccolo Belgio: circa 140 miliardi di euro. Ogni cittadino europeo contribuisce alla cassa comune con 75 centesimi al giorno, meno di un caffè. Come si compone questo budget? Il 75% è una quota che ogni Paese versa in proporzione al reddito nazionale lordo, il 13% è una minuscola frazione dell'IVA incassata da ogni Stato, il restante 12% è costituito dai dazi doganali sulle importazioni da Paesi terzi. Circa il 40% del bilancio UE è destinato ai sussidi all'agricoltura, retaggio di complesse situazioni storiche ed economiche. Una quota del 34% è destinata alle "politiche di coesione", per appianare le differenze sociali ed economiche all'interno dell'Unione. I Paesi più ricchi, Italia compresa, versano più di quanto incassano: il nostro saldo è negativo per circa 3 miliardi di euro l'anno, un dato che talvolta suscita dichiarazioni bellicose da parte di politici a caccia di facili consensi. Che si dimenticano però di citare i benefìci economici indiretti che i Paesi "donatori" ottengono dalla partecipazione alla UE (molti britannici se ne stanno accorgendo ora). Per l'economia italiana si stima un guadagno non inferiore ai 40 miliardi di euro l'anno.

 

Per la ricerca scientifica e tecnologica, le modalità di finanziamento UE sono molteplici. Vi sono capitoli di spesa sui Fondi Strutturali di Sviluppo Regionale (FESR), erogati dalle singole regioni su appositi bandi. A questi si aggiungono fondi dei "Ministeri" UE su progetti di specifico interesse (agricoltura, telecomunicazioni, ecc.), o finanziamenti erogati da singole istituzioni. Ad esempio se la Banca Centrale Europea vuole rendere le sue banconote più resistenti alla contraffazione, può pubblicare un bando di ricerca sul tema. E così via.

 

La "torta" su cui i ricercatori europei concentrano maggiormente i loro sforzi è il "Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo", varato ogni sette anni. Quello in vigore (2014-2020) si chiama Horizon 2020 e ha un budget di circa 80 miliardi. Nei prossimi mesi il Parlamento dovrà approvare il finanziamento del nuovo programma quadro (Horizon Europe, 2021-2027), che dovrebbe attestarsi attorno ai 100 miliardi. Queste risorse sono erogate attraverso centinaia di bandi di vario tipo, che premiano singoli ricercatori o reti di gruppi di ricerca dislocate su tutto il continente. Per presentare una domanda competitiva su bandi UE occorre lavorare mesi, con un tasso di successo medio del 14,6%. In pratica, 85 volte su 100 questo lavoro va letteralmente in fumo. Da queste statistiche, i ricercatori italiani escono a pezzi. Oggi il tasso di successo di progetti a partecipazione italiana è del 12,2% mentre i progetti a guida italiana vanno persino peggio: 8,3%. I primi della classe sono i progetti capitanati da scienziati olandesi, con il 15,6%. Anche gli spagnoli ci battono: 11,6%. In pratica, i ricercatori italiani sono ai primi posti come numero di domande e agli ultimi come tasso di successo. Da qui un frustrante paradosso: il contribuente italiano, di fatto, finanzia i già ricchissimi centri di ricerca tedeschi, olandesi e scandinavi.

 

Le cause principali di questo sconsolante risultato sono due: da un lato 50 anni di sottofinanziamento della ricerca nazionale che ci hanno resi sempre meno competitivi, dall'altro un apparato amministrativo senza servizi di supporto ai ricercatori nella selezione dei bandi e nella scrittura dei progetti, come accade nei Paesi più avanzati.

 

L'Europa è una grande opportunità per la ricerca, ma per noi si è trasformata in una beffa. E i colpevoli non vanno cercati a Bruxelles.

 

Credits immagine: foto di Etereuti da Pixabay

Nicola Armaroli

Nicola Armaroli, direttore di Sapere dal 2014, è dirigente di ricerca del CNR a Bologna. Lavora nel campo della conversione dell’energia solare e dei materiali luminescenti; ha pubblicato oltre 200 lavori scientifici e 7 libri. Ha tenuto conferenze in università e centri di ricerca in tutto il mondo ed è consulente di varie agenzie internazionali, pubbliche e private, nel campo dell’energia e delle risorse. Con Vincenzo Balzani, è autore del best seller Energia per l’astronave Terra (Terza Edizione - L'era delle Rinnovabili, Zanichelli, 2017).

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