Sapere Scienza

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RUBRICA - L'opinione di...

Fra i vari indicatori utilizzati per misurare la qualità della vita, il prodotto interno lordo (PIL) rappresenta certamente quello di più largo impiego. Non altrettanto si può dire, purtroppo, per la qualità della ricerca, cronicamente sottofinanziata in Italia a dispetto dell'eccellente ottavo posto che la nostra comunità scientifica occupa nelle classifiche mondiali. A ciò si aggiunge la percezione, sovente distorta, degli scienziati da parte dell' italiano medio, più somiglianti a creature aliene piuttosto che a imprescindibili protagonisti del presente e, soprattutto, del futuro di una nazione. In questo contesto, siamo stati e continuiamo tuttora a esser testimoni di pensieri ed espressioni "stereotipate", quali ad esempio "le università italiane sono la culla del nepotismo", "i professori delle nostre università sono baroni", e così via.

È difficile dire quando potremo scrivere una fiaba che inizia con questa frase, ma quest'anno l'Europa ha sicuramente compiuto un passo importante in questa direzione: il 27 marzo, con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva 2019/904 sulla riduzione dell'impatto di alcuni prodotti di plastica sull'ambiente. Entrerà in vigore domani, 3 luglio 2019, e gli Stati membri avranno due anni di tempo per renderla operativa.

L'Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRCRES) ha analizzato e individuato le principali motivazioni che promuovono o ostacolano la mobilità dei dottori di ricerca in Scienze sociali e umane. I risultati, pubblicati su International Journal of Computational Economics and Econometrics e Higher Education da Emanuela Reale, Lucio Morettini e Antonio Zinilli, ricercatori dell'IRCRES, rafforzano evidenze già emerse in altri ambiti scientifici: l'investimento del paese d'origine in Ricerca e sviluppo è tra i principali fattori che spingono i ricercatori al rientro, mentre la presenza di famiglie numerose ostacola mobilità e carriera. Abbiamo chiesto agli autori della ricerca di spiegarci meglio ciò che hanno approfondito.

L'influenza non è una malattia innocua. Non lo è per la popolazione in generale e non lo è per i bambini e, analogamente alle malattie esantematiche dell'infanzia, bisogna definitivamente sfatare il mito che "tanto l'abbiamo presa tutti e siamo qui a raccontarlo". Di influenza, come di altre malattie "prevenibili", un esempio per tutte il morbillo, si può morire o si possono subire conseguenze gravissime a lungo termine.

Più di uno lo avrà guardato in cagnesco, quel giovane rettore dell'Università di Bari. Un Nicola Pende dai capelli impomatati, bravo sì, ma soprattutto scaltro e ben ammanicato. Quando infatti, in quel lontano 15 gennaio 1925, nella magnifica cornice del Teatro Petruzzelli tenne il discorso inaugurale di una realtà fortemente voluta da Mussolini e per la quale egli stesso aveva molto lavorato, si era già fatto parecchi nemici.

Wangari Maathai, biologa kenyana scomparsa nel 2011, è stata la prima donna africana a ricevere il premio Nobel per la pace nel 2004. Per fermare il deserto e porre un argine alla deforestazione e all'erosione del suolo, Maathai pianta alberi di acacia nelle terre dell'Africa centrale. Fonda il Green Belt Movement contro la desertificazione del continente africano, diventa sottosegretario al Ministero dell'ambiente e delle risorse naturali in Kenya, e con la sua tenacia e determinazione libera l'immaginario da una rappresentazione di donna relegata allo spazio domestico. "Più sali, e meno donne trovi" dice Wangari Maathai, riferendosi alle posizioni dirigenziali in politica e più in generale nella gestione del potere economico.

Le risorse geotermiche profonde possono fornire un importante contributo alla produzione di energia rinnovabile. Attraverso le tecniche di stimolazione idraulica, che consistono nell’iniezione di acqua ad alta pressione nel sottosuolo, è possibile sfruttare il calore delle formazioni rocciose profonde anche in assenza di un sistema idrotermale. Il processo di stimolazione idraulica, creando nuove fratture e/o aprendo quelle esistenti, incrementa la permeabilità delle rocce permettendo all’acqua di circolare all’interno di esse, di riscaldarsi ed infine di raggiungere il pozzo di produzione. Si crea così uno scambiatore di calore. Sebbene le risorse geotermiche profonde siano indubbiamente abbondanti, il loro sfruttamento non è esente da rischi.

Era il primo settembre del 1914 e, nella sua gabbia dello zoo di Cincinnati, moriva Martha, l’ultimo esemplare conosciuto di colomba migratrice. Con lei scompariva per sempre quella che era stata una delle più diffuse specie di uccello che avesse mai solcato i cieli del nord America: alcune colonie coprivano areali di decine di chilometri quadrati e si diceva che la loro popolazione complessiva superasse i cinque miliardi di esemplari. Fino alla metà del XIX secolo questi volatili erano talmente numerosi che bastava un colpo di fucile rivolto verso uno stormo in volo per ucciderne a decine. Eppure, dopo pochi decenni di caccia intensiva e una progressiva cancellazione del loro habitat naturale, le colombe migratrici furono perse per sempre.

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Due centrali a carbone, una centrale ad olio combustibile, un petrolchimico, un porto a servizio dell’industria e del turismo, la pressione ambientale a Brindisi e comuni limitrofi comincia negli anni '60 del secolo scorso. Nel corso degli anni una delle 3 centrali ha modificato il suo combustibile, un’altra è stata spenta, le emissioni industriali sono diminuite, la discarica di rifiuti del petrolchimico è da bonificare. Con la legge del 1986 Brindisi è designata area a rischio ambientale, dal 1997 è tra i 57 Siti di Interesse Nazionale per la bonifica.

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