Sapere Scienza

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Riapriamo la Scuola, rilanciamo la Scuola!

10 Luglio 2020 di 

In questi giorni sono stati definiti i piani di rientro e riapertura delle scuole: decisioni urgenti e molto delicate, ancora legate alla fase dell’emergenza. Indilazionabili.

A scanso di equivoci, premetto che io reputo positiva l’azione del Governo in questi mesi di risposta all’emergenza e trovo artificiose e preconcette molte delle critiche “sistemiche” che sono state fatte.
Va però sottolineato che è il momento di costruire progetti concreti sul dopo emergenza, anzi, “sull’immediatamente dopo”.
È il momento di accendere i riflettori sulla Scuola.
Non documenterò gli argomenti con numeri e grafici, per brevità e perché sono ampiamente noti e reperibili, e mi riferirò a due livelli di attenzione, iniziando da quello più generale.
Ritengo che sia nel periodo dell’emergenza che subito dopo (cioè ora) si sia parlato molto di Scuola, ma non sia stato fatto emergere come “il tema” nazionale di assoluta prevalenza. Trovo deviante e colpevole che ogni volta che se ne parla si continui a ripetere: sì, ma la Sanità…; sì, ma il Lavoro…; sì ma, l’Industria…; sì, ma la Previdenza…; sì, ma l’Ambiente…; sì, ma la Semplificazione…, sì, ma le Infrastrutture, ecc. ecc. Ed è francamente stucchevole trovarsi di fronte alla “dolorosa meraviglia” di tanti, anche ai livelli più alti e responsabili, che sembrano scoprire ora i guai in cui è stata trascinata la nostra Scuola in decenni di de-finanziamento e di rincorsa a “riformarla” da parte di ciascun ministro nuovo arrivato. Il risultato è che tutte le classifiche delle più accreditate agenzie internazionali collocano il livello medio di istruzione in Italia negli ultimi due o tre posti nella classifica dei 28 Paesi europei.
Mi sembra di sentire un altro saccente “sì, ma…”, questa volta per segnalare che ci sono anche delle eccellenze. Vero, e sono importantissime, e il merito va a chi non si è rassegnato e ha continuato a fare il proprio mestiere resistendo alle conseguenze del taglio dei finanziamenti. Ma le eccellenze valgono molto di più in una situazione “normale” di livello di istruzione media. Nel nostro caso perdono molto della loro specifica capacità di attrazione e di accelerazione dello sviluppo e vengono spesso evocate solo al fine di attenuare la consapevolezza dell’entità dei problemi. Anche nel campo della Scuola ci sono persone straordinarie, come si è visto in questi mesi nel settore della Sanità.

 

IISC EqualityEquity copia

 Interaction Institute for Social Change, interactioninstitute.org | Artist: Angus Maguire, madewithangus.com

 

La differenza tra uguaglianza ed equità


Insisto, il problema che deve emergere è il bassissimo “livello medio di istruzione”, non per un futile e sterile agonismo, ma perché qui affondano le loro radici le diseguaglianze e le privazioni di diritti e di equità.


Uguaglianza: è dare alle persone le stesse cose. Equità: è dare a tutti le stesse possibilità.
Queste considerazioni, con richiami ai massimi principi umanitari, possono apparire “buoniste”, e questa parola spesso genera fastidio.
E allora consideriamo un altro aspetto.
Vengono continuamente annunciati progetti di riforme in vari settori. Ma, se il livello diffuso d’istruzione della popolazione è così basso, se l’evasione e l’abbandono scolastico sono così alti, se i giovani che non cercano neppure lavoro e non si istruiscono (i cosiddetti NEET) sono circa il 30%, siamo sicuri che ci possa essere interesse condiviso e adesione “sociale” a quelle riforme?
Occorre agire contemporaneamente sull’istruzione e su ognuno degli altri temi, con la progressività consentita ma con la determinazione di un progetto di Futuro.
Sono, dunque, convinto che questo è il momento di avviare politiche che affrontino, sempre con la dovuta gradualità, i nodi strutturali della scuola.
Si potrebbe fare un elenco sterminato, con ogni voce certamente necessaria e giustificata, ma io ritengo che i temi cardine siano due: organico ed edilizia.
Sono stati annunciati concorsi per docenti, così da assumere persone stabili nell’organico. Questo è un obiettivo da perseguire con tenacia. Senza stabilità e certezze non può esserci motivazione degli insegnanti. Occorre uscire dalla finzione di un precariato che si rinnova per decenni in condizioni di provvisorietà umilianti, alimentando i luoghi comuni su insegnanti impreparati, scansafatiche, impegnati per poche ore al giorno e per pochi mesi, ecc. Chi ha queste preoccupazioni, si batta per meccanismi di reclutamento con scadenze certe, per percorsi di formazione e aggiornamento per chi nella scuola vuole entrare, per retribuzioni eque.
È facilissimo fare previsioni sull’evoluzione della popolazione degli studenti. Basta l’anagrafe. Su questa base si determina la dimensione dell’organico.
Certo, occorre definire anche gli obiettivi che si affidano alla Scuola, i programmi da innovare, l’evasione e l’abbandono da recuperare. Problemi complessi, ma talmente documentati e approfonditi che non possono diventare scudo per rinviare all’infinito decisioni, mentre il livello medio d’istruzione del nostro Paese affonda. Gli standard dei Paesi con cui ci confrontiamo sono un valido riferimento, e c’è davvero una limitata necessità di creare comitati di esperti e task force autoreferenziali. Il Governo, i Partiti non possono unicamente evocare queste esigenze, come si fa da decenni. Annuncino invece programmi di intervento e progetti definiti e realizzabili.
Sull’edilizia scolastica e infrastrutture (incluse quelle informatiche) rimando alle considerazioni del punto precedente. Sottolineo solo che la chiusura dovuta alla pandemia ha avuto effetti gravi per tutti, ma che le carenze delle strutture informatiche e la indisponibilità, per molti, di tablet, smartphone ecc. ha esasperato le diseguaglianze.

Salvatore Coluccia

Salvatore Coluccia è stato Professore di Chimica Fisica presso il Dipartimento di Chimica e ora è Professore Emerito dell’Università di Torino. Ha svolto ricerche nei campi della Spettroscopia, Nanomateriali e Catalisi. È stato Vicepresidente della Società Chimica Italiana ed è membro dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Accademia Europea.

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