Sapere Scienza

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“Dottoressa, aiuto! Il mio cane mi aggredisce”

24 Marzo 2021 di 

Voglio rivelarti un segreto. Sei pronto? I cani mordono.

Bella scoperta, obietti, è un comportamento naturale per quella specie… E allora perché restiamo di sasso quando accade? Perché presumiamo che il nostro compagno a quattro zampe, campione del mondo di mansuetudine, a cui proverbialmente manca solo la parola, non potrebbe mai affondare i denti? «Giuro: è poco più di un peluche, sopporta di tutto!». Nella relazione con i pet siamo così intenti a consolidare le nostre aspettative e a proiettare le nostre emozioni, che ignoriamo i ripetuti SOS che pure il cane lancia generosamente.

 

Quali sono i segnali a cui prestare attenzione?


Dietro un’azzannata si nasconde (quasi) sempre una storia di mancato ascolto. Eppure, il cane è un grande comunicatore. Se avessimo fatto un passo indietro quella volta che aveva ringhiato, invece di sgridarlo. Se avessimo compreso che quell’insistito inchino a zampe divaricate sulla soglia della cuccia era un “ehi, dammi spazio”, invece di tirargli nuovamente contro la palla. Se, se, se…
Seppure il rapporto tra esseri umani e cani sia antichissimo, molto più di quanto pensiamo secondo un recente studio dell’Ancient Genomics Laboratory del Francis Crick Institute di Londra riportato su Science, troppo spesso pecchiamo ancora di ignoranza e sciatteria.

 

Il bulldog Ulisse diventato aggressivo


Nel caso di Ulisse, un bulldog inglese adulto e affidabile, le cose però non erano andate così. Nel corso dell’ultimo mese aveva rifilato una manciata di morsi a tutti i componenti della famiglia. Senza avvisaglie. Chi più chi meno, si erano ripetutamente barricati dietro una porta per evitare l’ennesimo assalto. La situazione era precipitata quando aveva preso a minacciare anche l’esperta educatrice cinofila. Fu quest’ultima a contattarmi e a mettermi sul chi va là.
Il morso, come accennavo, per i cani è solitamente l’ultima spiaggia. Morsicano quando si sentono minacciati, oppure se esigono di non essere infastiditi, oppure ancora se avvertono dolore… Prima le provano tutte per rendere trasparenti le proprie sensazioni. Nel caso di Ulisse ero di fronte a un molosso modello. Cinque anni e nessun episodio da segnalare. Il bulldog aveva di punto in bianco iniziato a distribuire dentate in circostanze di stress acustico. Almeno apparentemente. Ad esempio, a phon acceso. Sembrava non sopportare perfino il ticchettio elettrico dell’accensione dei fornelli.
La mia prima ipotesi puntò al trauma. Marcatura emozionale negativa di un evento? I cani possono collegare le esperienze spiacevoli ai suoni. Ulisse aveva forse vissuto un episodio traumatico mentre qualcuno asciugava i capelli o accedeva al piano cottura? In tal caso, ciò poteva spiegare perché il quadrupede ricorreva all’aggressione come chiave di controllo. Allora Ulisse sarebbe stato un paziente comportamentale, che avrei seguito affinché separasse rumore e ansia del ricordo. Obiettivo difficile da conseguire quando l’amigdala (la parte del cervello deputata alle emozioni) si trova di mezzo ai tanto desiderati percorsi corticali. Avrei dovuto indurre in lui emozioni positive, frenarne l’impulsività, alimentarne l’autocontrollo e parallelamente rigenerare la fiducia nei proprietari. Sono numerose le attività che si prestano a questo genere di riabilitazione comportamentale.

 

La vera causa dell’aggressività


Ma prima di avallare l’ipotesi, avrei dovuto ricorrere a una diagnosi differenziale per accertarmi che il problema di Ulisse non fosse organico. La narrazione dell’educatrice cinofila era infatti granitica: il bulldog non aveva dato alcun segnale, l’aggressività si era materializzata da un giorno all’altro e si era evoluta rapidamente. La patologia organica, in altri termini, non era da escludere. Anzi.
Per questo motivo, disposi accertamenti clinici che partissero dalle analisi del sangue. Non erano da escludere sindromi metaboliche, come quella di Cushing. Trovavo anche che ci fossero indizi di epilessia. Purtroppo, invece, arrivò la notizia peggiore: un tumore localizzato nella zona frontale del cervello. Il povero Ulisse non era impazzito improvvisamente. Soffriva di un aumento della pressione intracranica. Erano state la neoplasia e le metastasi a modificarne il comportamento e, dopo sei mesi, a portarselo via. I suoi morsi probabilmente carichi di dolore erano un ultimo disperato tentativo di rimanere attaccato alla vita.

Odette Abramovich

Odette Abramovich Terol è medico veterinario esperto in comportamento. Scrive per Repubblicasalute.it. Esercita nell’ambito della riabilitazione comportamentale degli animali da compagnia e come veterinaria esperta in interventi assistiti con gli animali (IAA). Nel 2016 ha vinto il Premio Flambo, Etica Cultura Scienza e Sport. Per l’Ospedale Veterinario Gregorio VII di Roma è stata responsabile del settore di medicina comportamentale per cani e gatti. Spagnola, ma adottata dalla città di Bologna, si è laureata a Madrid e a Parma ha conseguito il master in medicina comportamentale cognitivo-zooantropologica. Mamma di due bambini, è autrice di libri e giochi nell’ambito della pet education.
Per saperne di più: www.odetteabramovich.it   /   www.facebook.com/MondoOdette

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