Sapere Scienza

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Se l’intestino fa male: lo schnauzer che mangiava escrementi

15 Giugno 2021 di 

Ricordi quella volta, prima dell’esame di Stato, che te la stavi letteralmente facendo addosso dalla paura? E quell’altra in cui, al diavolo la dieta, avevi assaltato la dispensa dei dolci per la tormentata fine della tua storia d’amore? Ecco, in quelle spiacevoli circostanze, tuo malgrado ti sei ritrovato impigliato al filo che collega cervello e intestino.

 

Cervello e intestino: il ruolo della serotonina


L’encefalo e l’apparato digerente sono parenti stretti. È un assunto che riguarda ogni specie animale dotata di questa struttura complessa. È dimostrato che il sistema nervoso enterico, che presiede l’attività intestinale, e il sistema nervoso centrale, alla base dell’attività cerebrale, impiegano gli stessi neurotrasmettitori.
Prendiamone uno: la serotonina. Nel corpo umano, il 5% è prodotto nel cervello, mentre il restante 95% è fornito dalle cellule distribuite lungo la mucosa intestinale. Questo neurotrasmettitore svolge un ruolo fondamentale per la regolazione del tono dell’umore. Non a caso è stato ribattezzato “ormone del buonumore”. Tra le altre importanti funzioni, contribuisce alla regolazione del ciclo sonno-veglia, dell’appetito, della motilità e delle secrezioni intestinali. È colpa (o merito) della serotonina, insomma, se prima del più importante colloquio di lavoro della tua vita ti devi chiudere in bagno. O se polverizzi un’intera tavoletta di cioccolato per mitigare la malinconia di un rapporto a distanza.

 

Il legame tra la dieta e l’umore


L’ultima grande scoperta è che la relazione tra intestino e cervello è a doppio senso. Se lo stato del cervello influisce sulla salute dell’intestino, vale anche il contrario. Una dieta inadeguata e i conseguenti disordini intestinali possono incidere, eccome, sull’umore. Se tali disfunzioni si verificano durante l’età evolutiva del soggetto, un’inadeguata flora batterica potrà rivelarsi determinante perfino per la formazione del carattere individuale.
Nel caso dei cani, i primi mesi di vita sono decisivi. E così, come una persona con fibromialgia, anche il pet sarà più irritabile nei giorni in cui patisce dolore acuto.
Alcuni esempi di patologie associate ad alterazione dell’asse M-I-C (microbiota intestinale-cervello) sono l’IBD (malattie infiammatorie intestinali), la depressione e l’ansia. Nel caso dell’IBD, nei cani può emergere la tendenza all’iperattività e all’aggressività.

 

La storia dello schnauzer Otto


La teoria per me si tradusse in pratica quella volta che incrociai Otto, uno schnauzer gigante con reattività alterata fin da giovanissimo. Il suo ciclo sonno-veglia era disallineato rispetto agli altri cuccioli. Otto era esasperatamente vivace e faticava a gestire la frustrazione. Inevitabile a quel punto lo sviluppo del comportamento aggressivo.
I proprietari, c’è da rimarcare, non erano rimasti con le mani in mano e, anzi, si erano rivolti a una collaudata educatrice cinofila. Con perizia e cura, l’operatrice le aveva provate tutte. Aveva lavorato sulle rappresentazioni, sulla socializzazione, sull’autocontrollo, sulla riflessività per diminuirne l’impulsività, sulla frustrazione motivazionale, sull’evocazione di emozioni positive, sul contenimento dei picchi di arousal
Ma niente, Otto si ostinava nei suoi comportamenti. Paradossalmente via via diventava di più difficile gestione. E, va da sé, la stazza non aiutava…
Lo visitai sotto richiesta dell’educatrice quando ormai aveva un anno e mezzo e i proprietari, dopo il percorso svolto, erano in parte disillusi per i mancati miglioramenti.
Durante l’anamnesi emerse che Otto era un ostinato mangiatore di feci. Divorava escrementi in maniera compulsiva. La coprofagia può essere imputata a tante cause (ansia, paura, deficit nella dieta…), ma il quadro complessivo dello schnauzer mi convinse che Otto potesse soffrire di IBD.
Rossella Terragni, nota veterinaria gastroenterologa, spiega che «l'IBD canina e felina è un eterogeneo gruppo di disordini infiammatori del tratto gastrointestinale. È una patologia cronica, su base immuno-mediata, i cui sintomi gastroenterici possono presentarsi con gravità differente nei diversi pazienti. Non si conosce con certezza il motivo per cui questa condizione infiammatoria si instauri. Fattori genetici e flora batterica sono fattori cruciali per lo sviluppo della malattia. I sintomi clinici includono vomito, diarrea, calo ponderale e dolore addominale; le alterazioni infiammatorie possono coinvolgere stomaco, piccolo intestino e colon. Il trattamento dell'IBD coinvolge la dieta, la terapia farmacologica e la manipolazione del microbiota enterico. Sono segnalate alcune predisposizioni di razza sia nel cane (come pastore tedesco, weimaraner, boxer e border collie) che nel gatto, ma di fatto qualsiasi soggetto può presentare la malattia».
Per un veterinario esperto in comportamento, l’IBD restituisce l’identikit di Otto. Dal momento che il percorso svolto dal cane con l’educatrice era stato impeccabile, tale diagnosi avrebbe rappresentato l’unica speranza di venire a capo del rebus. Contattata, la dott.ssa Terragni confermò i miei sospetti.
Da allora Otto segue una dieta e una terapia naturale e ha palesemente migliorato i suoi comportamenti.

 

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L’importanza della dieta anche per gli animali


Alcune dei veterinari nutrizionisti con i quali collaboro insegnano che l’intestino sta all’organismo come le radici stanno all’albero. Quando le radici iniziano ad ammalarsi, l’albero nella sua interezza ha il destino segnato.
Oggi sappiamo che il deterioramento dell’intestino dà inizio a molte malattie. Di conseguenza, per ricostruire la propria salute, invece di concentrarsi sui sintomi, occorre correggere le disfunzioni nel tratto digestivo attraverso un regime alimentare appropriato. In questi casi si parla di cambiamento dello stile di vita. Una regola aurea che vale anche per i cani.
Marco Candela, docente dell’Unità di Scienze e Biotecnologie dei Microbiomi presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, sta studiando la rilevanza dei microorganismi del microbiota intestinale nella fisiologia della nutrizione del cane. Il prof. Candela fa particolare riferimento al lungo percorso di adattamento di questa specie alla vita domestica, spiegando: «Nell’uomo come nel cane i batteri intestinali e il loro equilibro sono un elemento essenziale per affrontare e superare assieme – come è sempre stato negli ultimi 20.000 anni – l’ennesima tradizione ecologica, la modernizzazione. Loro ci ricordano che nel corso dei millenni di relazione mutualistica con l’uomo – l’addomesticamento del cane dal lupo siberiano risale al Pleistocene – il cane si è dovuto adattare a repentini cambiamenti di dieta e stile di vita, come ad esempio durante la transizione neolitica, quando il cane si è dovuto adattare velocemente a un maggiore contenuto di carboidrati nella dieta. Nel corso delle migliaia di anni successivi  questo processo di adattamento ha portato a un’espansione dei geni deputati al metabolismo degli amidi nel genoma del cane, cosa ben evidente nel genoma del cane moderno. Tuttavia, se questo processo ha richiesto migliaia di anni, come hanno fatto i cani del Neolitico ad adattarsi al repentino cambiamento di dieta? Questo lo abbiamo scoperto studiandone i batteri intestinali in reperti coprolitici dell’Età del bronzo, approssimativamente 3500 anni fa, successivi alla transizione neolitica in Europa. Di fatto, secondo le nostre analisi nel Neolitico il rapido adattamento dei cani a una dieta più ricca di carboidrati potrebbe essere stato consentito proprio da un cambiamento dei batteri intestinali, che ha permesso al cane sfruttare in maniera efficiente la nuova risorsa alimentare, a dispetto di un genoma che non conteneva ancora l’assetto genetico per poter metabolizzare tale risorsa».
Come aggiunge infine il prof. Candela: «Questi studi ci dimostrano come nel cane – ma probabilmente in tutti gli altri mammiferi – i batteri intestinali sono stati (e sono tutt’oggi) un elemento essenziale per consentire il rapido adattamento a cambiamenti di dieta e stile di vita, dalla transizione neolitica fino all’urbanizzazione dell’epoca contemporanea, dove il cane sta affrontando, ancora una volta assieme al compagno umano, una nuova e profonda transizione ecologica, la modernizzazione».      


 
Alcuni riferimenti per approfondire:
•    Cariello R., “Intestinal permeability in patients with chronic liver diseases: Its relationship with the aetiology and the entity of liver damage”, Dig Liver Dis., 42(3), 2010, pp. 200-204
•    Fasano A., “Zonulin, regulation of tight junctions, and autoimmune diseases”, Ann N Y Acad Sci., 1258(1), 2012, pp. 25-33
•    Kosewicz M., “Gut Microbiota, Immunity, and Disease: A Complex Relationship”, Front Microbiol., 2, 2011, p. 180
•    Charles N., “Antibiotic Use and the Risk of Crohn’s Disease”, Gastroenterol Hepatol (N Y), 9(6), 2013, pp. 393-395
•    Rottem M., “Asthma as a paradigm for autoimmune disease”, Int Arch Allergy Immunol., 132(3), 2003, pp. 210-4
•    Okada H., “The ‘hygiene hypothesis’ for autoimmune and allergic diseases: an update”, Clin Exp Immunol., 160(1), 2010, pp. 1-9
•    Gyongyi S., “Gut-Liver Axis and Sensing Microbes”, Dig Dis., 28(6), 2011, pp. 737-744
•    Giannelli V., “Microbiota and the gut-liver axis: Bacterial translocation, inflammation and infection in cirrhosis”, World J Gastroenterol., 20(45), 2014, pp. 16795-16810
•    Vetrano S., “The lymphatic system controls intestinal inflammation and inflammation-associated Colon Cancer through the chemokine decoy receptor D6”, Gut., 59(2), 2010, pp. 197-206
•    Deitch EA. Role of the gut lymphatic system in multiple organ failure: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11373517/

Odette Abramovich

Odette Abramovich Terol è medico veterinario esperto in comportamento. Scrive per Repubblicasalute.it. Esercita nell’ambito della riabilitazione comportamentale degli animali da compagnia e come veterinaria esperta in interventi assistiti con gli animali (IAA). Nel 2016 ha vinto il Premio Flambo, Etica Cultura Scienza e Sport. Per l’Ospedale Veterinario Gregorio VII di Roma è stata responsabile del settore di medicina comportamentale per cani e gatti. Spagnola, ma adottata dalla città di Bologna, si è laureata a Madrid e a Parma ha conseguito il master in medicina comportamentale cognitivo-zooantropologica. Mamma di due bambini, è autrice di libri e giochi nell’ambito della pet education.
Per saperne di più: www.odetteabramovich.it   /   www.facebook.com/MondoOdette

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