Sapere Scienza

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Eclissati dal Saros

27 Aprile 2015 di 

L’eclissi parziale di Sole del mese scorso ha avuto un seguito enorme, giungendo a sbancare i negozi per appassionati di astronomia abituati in genere a vendite di nicchia: gli occhiali protettivi e le pellicole filtranti sono andate letteralmente a ruba. Il perché di questo rinnovato interesse è da attribuirsi al tam-tam dei social network e alle loro ultime tecnologie multimediali: non si poteva non sapere quello che sarebbe accaduto in cielo e tutti non vedevano l’ora di postare la loro foto dell’eclissi in tempo reale. Fino a non troppi anni fa ci si sarebbe potuti distrarre molto più facilmente: a meno di eventi eclatanti (come l’eclissi totale del 1999) casi simili a quello del 20 marzo avrebbero meritato solo un trafiletto sui giornali e probabilmente la maggior parte delle persone non avrebbe attribuito la diminuzione della luce solare a un fenomeno celeste ma a qualche nuvola di passaggio. Invece oggi ci si poteva addirittura collegare via cellulare a una webcam installata alle Svalbard e godersi la totalità in diretta! Insomma, dobbiamo alle moderne app l’aver riportato le eclissi al posto che si meritano non solo come accadimento astronomico, ma anche sociale.

 

Chi furono i primi a predire le eclissi?

La capacità di predire le eclissi di Sole e di Luna fu uno dei primi successi della scienza: merito degli antichi Caldei, un popolo stanziatosi in Mesopotamia circa 2500 anni prima di Cristo. A quell'epoca il cielo - diurno o notturno - scandiva lo scorrere del tempo, il passare delle ore come quello delle stagioni, e ogni sua anomalia non solo non poteva sfuggire, ma veniva interpretata come un presagio divino, nel bene o nel male. Religioni e superstizioni poi facevano il resto, tramutando la conoscenza in uno strumento di potere. “Il 14 del mese avrà luogo un'eclisse: disgrazie per i pesi di Elam e della Siria ma fortuna al re - il re stia tranquillo” firmato: Irassilu Seniore, servo del Re. Qualche millennio dopo, Cristoforo Colombo non esitò a usare le effemeridi lunari quando, al suo quarto viaggio, minacciò gli indigeni che avrebbe oscurato il Sole se non si fossero sottomessi - cosa che puntualmente accadde dando inizio all'infinita serie di inganni a danno dei nativi americani.

 

Che cos'è Saros

In tempi più recenti, quando ormai le eclissi non spaventavano nessuno, svelare il sottile gioco delle perturbazioni gravitazionali che le generavano divenne un tema centrale per la meccanica celeste. Isaac Newton, dopo averci lavorato a lungo, dichiarò che il moto della Luna gli faceva venire il mal di testa, per cui non ci avrebbe pensato più. Cosa aveva fatto gettare la spugna anche a un genio indiscusso come lui? Un apparente paradosso. Gli antichi Caldei a forza di registrare con precisione maniacale sulle loro tavolette tutti gli eventi celesti, avevano notato che le eclissi di Sole e di Luna non avvengono a caso, ma seguono una ben determinata sequenza che si ripete ogni 18 anni e 10 giorni (oppure 11, a seconda del numero di bisestili inclusi). Chiamarono questo intervallo di tempo Saros, che nella loro lingua voleva dire appunto “ripetizione”. Basta quindi fare una semplice addizione per predire un fenomeno complicato come le eclissi.

Perché l’orbita della Luna non sta mai ferma, oscilla continuamente tirata da Terra e Sole e stabilire quando il nostro satellite si troverà allineato al Sole con tale precisione da oscurarne il disco (eclissi di Sole) oppure da entrare nel cono d’ombra della Terra (eclissi di Luna) non è affatto facile. Di qui i mal di testa di Newton. Eppure per quanto strampalato sia, il moto della Luna possiede una ferrea periodicità: non il mese scandito dal succedersi delle fasi lunari ma il ben più lungo Saros. L’eclissi del 20 marzo 2015 si ripeterà il 30 marzo 2033 (anche se non sarà visibile dagli stessi luoghi): controllare per credere. E se, come dicevano gli antichi ebrei, “La Luna è stata creata per contare i giorni”, allora bisogna contare fino a 6585.32: tanto dura un Saros.

Ettore Perozzi

Laureato in Fisica, si occupa professionalmente di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica. Ha scritto articoli e libri di astronomia per ragazzi e per il grande pubblico. E’ socio fondatore della libreria asSaggi. L’asteroide n. 10027 porta il suo nome.

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