Sapere Scienza

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Il multiverso e le margherite della galassia

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Mark Oliver Everett è l’anima degli Eels, un gruppo nato verso la fine degli anni ’90 con un buon seguito di pubblico e di critica. Chi è andato a vederli in tour nel 2008 è rimasto però spiazzato: all’alzarsi del sipario invece di una rock band ci si è trovati a assistere a una lezione di meccanica quantistica e cosmologia.

Veniva infatti proiettato il documentario della BBC “Parallel Worlds, Parallel Lives” nel quale si svelava che Mark altri non è che il figlio di Hugh Everett III, il fisico che verso la metà degli anni ‘50 inventò il “multiverso”, la teoria alla base di tutte le speculazioni sugli “universi paralleli” che sono poi seguite in campo scientifico e non fino ai nostri giorni.

 

L'inventore della teoria del multiverso

Personaggio geniale e tormentato, Hugh Everett va incontro a una cocente delusione quando la sua teoria non viene accolta favorevolmente dalla comunità scientifica - Einstein in primis. Abbandona allora la ricerca e si dedica per conto del Pentagono allo sviluppo dei primi “giochi di guerra” - le simulazioni al computer di possibili conflitti internazionali. Dobbiamo probabilmente a lui se nessuno ha mai premuto il fatidico bottone che avrebbe scatenato una guerra nucleare, per aver dimostrato che non ci sarebbero stati né vincitori né vinti ma solo un immenso massacro. Hugh muore presto, a appena cinquantadue anni, lasciando una famiglia segnata anch’essa dalla genialità e dall’inquietudine. Non stupisce che, come raccontato nel documentario, il figlio Mark metta tutto in musica confidando nel suo potere taumaturgico. In effetti uno dei primi dischi degli Eels si chiama “Daisies of the Galaxy”: le margherite della galassia. Che si tratti o no di un omaggio alla cosmologia paterna, sembra oggi il titolo perfetto per una delle più belle immagini inviate dalla missione europea Herschel, in mostra al convegno “Via Lactea” appena svoltosi a Roma. Nel bel mezzo di uno sterminato campo galattico spuntano delle forme circolari dai contorni frastagliati, colorate di bianco e di blu. Si tratta dalla materia interstellare spazzata via dalla luce emessa da un astro in formazione e che, compressa e riscaldata, lo circonda di un guscio brillante.

 

Il progetto Via Lactea

Via Lactea è un progetto europeo che vuole estendere a tutti, comunità scientifica e semplici cittadini, la possibilità di godere dei frutti di uno dei maggiori successi dell’astronomia spaziale europea. Tra il 2009 e il 2013 il telescopio Herschel ha scandagliato il piano della nostra galassia con uno scopo ben preciso: cogliere le stelle durante le prime fasi della loro formazione. Per far ciò bisognava costruire uno strumento estremamente sensibile alla radiazione nel lontano infrarosso termico perché le temperature nelle regioni di formazione stellare sono molto basse. Ciò comportava sfide tecnologiche non banali come raffreddare i rilevatori fin quasi allo zero assoluto oppure la costruzione di uno specchio di ben 3 metri e mezzo di diametro, che è valso a Herschel il primato - tuttora in essere - del più grande telescopio mai lanciato nello spazio. Ma il successo è indiscusso: il centro galattico, non più oscurato dalle polveri interstellari che bloccano la luce visibile, splende nel cielo di Herschel tra immense nubi molecolari al cui interno brillano fioche luci di stelle appena nate. La mole di dati inviata a Terra ha dato e darà lavoro a una intera generazione di astronomi. Il sito del progetto mette a disposizione, assieme a strumenti di carattere tecnico, anche una mappa navigabile della galassia e una selezione delle più belle immagini di Herschel. Accessibili, visualizzabili e scaricabili legalmente e gratuitamente perché appartengono a tutti i cittadini che con le loro tasse finanziano l’esplorazione spaziale.

Ettore Perozzi

Laureato in Fisica, si occupa professionalmente di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica. Ha scritto articoli e libri di astronomia per ragazzi e per il grande pubblico. E’ socio fondatore della libreria asSaggi. L’asteroide n. 10027 porta il suo nome.

copertina   settembre-ottobre 2019

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