Sapere Scienza

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Quando a metà degli anni ’60 le sonde spaziali inviarono le prime immagini ravvicinate della superficie di Marte, la delusione fu enorme. Non solo i marziani ipotizzati da Percival Lowell non c’erano ma nemmeno una qualsiasi forma di vegetazione aliena – anche la più elementare – cresceva sulla superficie del pianeta. Non solo della fitta rete di canali descritta da Giovanni Schiaparelli non c’era traccia, ma neanche un rivolo d’acqua scorreva in superficie. Oggi sappiamo che l’acqua su Marte un tempo era copiosa, al punto da raccogliersi in un grande oceano boreale, e dove sia andata a finire è tuttora oggetto di dibattito. Ma il fatto rimane: niente acqua su Marte. Bisognava rassegnarsi.

 

Il vulcanismo gelato

Ci si era appena rassegnati quando eccola ricomparire, lontano, nel sistema di Giove, tra le grandi lune scoperte da Galileo. Una in particolare, Europa, ha una superficie completamente ghiacciata percorsa da lunghi crepacci, ma all’occhio attento di uno scienziato la forma a cicloide (come si vede nell'immagine sotto) di alcuni di essi non può che indicare la presenza di un grande oceano sotterraneo sul quale galleggiano zolle di crosta - come giganteschi iceberg smossi e fratturati dalle intensissime forze di marea del pianeta con la massa maggiore del Sistema Solare.



Roba da fantascienza – se non fosse stata confermata da una cartolina proveniente da Saturno, in cui si vedono inequivocabilmente degli spruzzi d'acqua in pressione innalzarsi dalla superficie ghiacciata della bianca luna Encelado. Si tratta di fenomeni legati a quel “vulcanismo gelato” (criovulcanismo) studiato da chi si occupa dell’origine e dell’evoluzione dei corpi solidi del nostro sistema solare.
Arriva anche la meccanica a dare una mano: da come la traiettoria di una sonda viene modificata da un corpo celeste durante un incontro ravvicinato, si può dedurne la struttura interna. È così, analizzando i ripetuti passaggi della sonda Cassini vicino a Titano (la grande luna di Saturno), che si è trovato uno spesso strato di acqua appena sotto la superficie del satellite. Ed è recente la notizia che Caronte, il compagno dell’ancora più lontano Plutone, potrebbe avere avuto anche lui l’interno annacquato. Quando nell’estate del 2015 la sonda americana New Horizons gli sfreccerà accanto, anche questa ipotesi sarà verificata. Insomma, la caccia è ripresa - si cerca l’acqua nel sistema solare: soprattutto se gelata.

 

[In foto: geyser di Encelado, immagine NASA/JPL/SSI]

Ettore Perozzi

Laureato in Fisica, si occupa professionalmente di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica. Ha scritto articoli e libri di astronomia per ragazzi e per il grande pubblico. E’ socio fondatore della libreria asSaggi. L’asteroide n. 10027 porta il suo nome.

copertina   luglio-agosto 2019

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