Sapere Scienza

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The dark side of the moon

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Lo sbarco - anche se robotico - dei cinesi sul lato nascosto della Luna è un'ottima notizia per la ripresa dell'esplorazione del nostro satellite, caratterizzata finora da grandi slanci e bruschi arresti. Perché la promessa di una base lunare è ancora chiusa in un cassetto e fino all'impresa di Chang'e-4 si era visto ben poco di veramente nuovo.

 

Certo ora abbiamo mappe superdettagliate della superficie lunare e il bizzarro campo gravitazionale del nostro satellite non è più un mistero, ma i tentativi di trovare i famigerati depositi di ghiaccio che, fornendo acqua, ossigeno e carburante in loco avrebbero potuto cambiare completamente lo scenario dell'esplorazione lunare, sono stati infruttuosi. Le sonde kamikaze che NASA e ISRO (l'agenzia spaziale indiana) hanno fatto schiantate all'interno di crateri permanentemente in ombra non hanno trovato quello che cercavano. Anche il Google Lunar X Prize, che metteva in palio 30 milioni di dollari per la prima compagnia privata che avesse spedito un trabiccolo sulla superficie lunare in grado di muoversi per almeno 500 metri e di scattare qualche foto, è rimasto senza un vincitore.

 

Il fatto è che la Luna è davvero una severa maestra. L'essere riusciti invece ad atterrare sul lato nascosto della Luna (e non "oscuro" come erroneamente si pensa peccando al solito di antropocentrismo) rinnova invece quello spirito visionario che fu un elemento determinante per il successo delle missioni Apollo. Il motivo non è legato solo alla scelta del sito di allunaggio ma anche al fatto che da quel lato della Luna non si può comunicare direttamente con la Terra, perennemente nascosta da 3000 chilometri di solida roccia. Il problema aveva angustiato a suo tempo i tecnici della NASA perché proprio da quella parte le capsule Apollo avrebbero dovuto effettuare le manovre più critiche di tutta la missione: l'accensione dei motori per entrare in orbita circumlunare prima e per tornare sulla Terra poi. Senza contare che a ogni orbita gli astronauti rimanevano completamente da soli per 45 lunghi minuti, lontani 400.000 chilometri da casa. Per risolvere il problema si sarebbe dovuto mettere in orbita attorno alla Luna una costellazione di satelliti artificiali che fungessero da ripetitori radio facendo rimbalzare il segnale dal lato nascosto al centro di controllo di Houston, in Texas. Un sistema troppo costoso e complicato: ci si era quindi affidati al coraggio e ai nervi saldi degli astronauti (che, si è saputo in seguito, si divertivano un mondo durante quelle interruzioni a fare tutto ciò che i tecnici della NASA gli avrebbero tassativamente proibito, tipo fare un po' di volo acrobatico con il modulo lunare). Un geniaccio delle traiettorie, Robert Farquahr, aveva proposto allora di usare delle orbite molto particolari, delle "halo orbits", che si trovavano al di là della Luna, chiamate così perché per un effetto prospettico viste dalla Terra sembrano girarle attorno facendole da “alone”. Bastava a quel punto un solo satellite-ripetitore per risolvere il problema delle telecomunicazioni dato che sarebbe stato sempre visibile sia dalla Terra che dal lato nascosto della Luna.

 

Il programma Apollo seguiva dei ritmi infernali e la cosa non ebbe seguito ma è proprio su una di quelle “orbite alone” che i cinesi hanno posizionato preventivamente Queqiao, il ripetitore spaziale che ha poi permesso a Chang’e-4 di atterrare in tutta tranquillità, mantenendosi costantemente in contatto con la Terra. Un successo che simbolicamente collega la missione cinese all’epoca d’oro dell’esplorazione lunare, i tecnici di oggi che possono contare su potenze di calcolo inaudite ai pionieri della meccanica celeste che si avventurarono alla ricerca di nuove traiettorie brandendo solo carta e penna. Che sia di buon auspicio per il tanto atteso ritorno dell’uomo sulla Luna.

 

Immagine di copertina: immagine ottenuta dalla sonda Galileo di un'area della superficie lunare non visibile dalla Terra. Credits: NASA/JPL

Ettore Perozzi

Laureato in Fisica, si occupa professionalmente di scienze planetarie, missioni spaziali e divulgazione scientifica. Ha scritto articoli e libri di astronomia per ragazzi e per il grande pubblico. E’ socio fondatore della libreria asSaggi. L’asteroide n. 10027 porta il suo nome.

copertina   luglio-agosto 2019

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