Sapere Scienza

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Il virus Zika è responsabile di un’epidemia che si sta verificando in Sud America in questo periodo, epidemia che ha scatenato un’ allerta da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) a causa della sua possibile associazione con alcuni casi di microcefalia riscontrati in Brasile.

 

 

Le origini del virus

Il virus è noto sin dal 1947 e fu isolato per la prima volta in una foresta dell’Uganda da cui prende il nome; tuttavia, l’infezione rimase in Africa sino al 2007, anno in cui ci fu un’epidemia che coinvolse un’isola della Micronesia. Nel 2014, furono isolati i primi casi autoctoni nell’Isola di Pasqua. L’epidemia attuale tuttavia, ha avuto inizio nel maggio 2015, con i primi casi notificati in Brasile. Oggi (gennaio 2016) l’infezione è stata riscontrata in 26 paesi, molti dei quali hanno confermato la presenza di casi autoctoni solamente negli ultimi due mesi. In questi paesi, quindi, il virus si sta diffondendo molto rapidamente. In Europa, non ci sono per il momento segnalazioni di casi autoctoni, tuttavia ci sono stati casi di viaggiatori infetti di ritorno da zone in cui è presente l’epidemia (per un elenco delle nazioni contagiate dal virus: www.cdc.gov/zika/geo/index.html).

 

Le caratteristiche del virus

Il virus Zika è classificato nella famiglia dei Flavivirus, virus a RNA. I soggetti che contraggono il virus spesso sono asintomatici oppure sviluppano una sintomatologia blanda, con febbre ed esantema, malessere, dolori muscolari e ossei e congiuntivite; il periodo di incubazione va da pochi giorni ad una settimana, i sintomi durano in media tra i 2 e i 7 giorni e l’infezione generalmente si risolve senza complicanze. Il virus Zika è trasmesso da zanzare del genere Aedes, in particolare da Aedes aegypti e, inoltre, può essere trasmesso attraverso trasfusioni di sangue e sono state ipotizzate, ma non confermate, la trasmissione sessuale e da madre a figlio. La diagnosi si effettua attraverso la ricerca di RNA virale nei campioni clinici e non esistono ancora test validati per la sierologia.

 

La microcefalia

L’infezione quindi non è molto grave e presenta un tasso di mortalità molto basso (i casi gravi riguardano soggetti immunodepressi, con altre patologie in corso), nulla a che vedere, insomma, con Ebola. Tuttavia a partire da ottobre 2015, in Brasile è stato riscontrato un aumento anomalo di casi di neonati con microcefalia e altre malformazioni. A partire da questa osservazione e dal fatto che nello stesso periodo si verificava l’epidemia di Zika, è stata ipotizzata una possibile associazione tra il virus e le suddette alterazioni alla nascita.

Attualmente, negli stati del Sudamerica si stanno conducendo studi per confermare l’associazione tra virus e microcefalia. Un’altra possibile conseguenza dell’infezione sembra essere la sindrome di Guillain-Barré, sindrome neurologica generalmente scatenata da vari tipi di infezioni virali, che comporta la formazione di autoanticorpi diretti contro il sistema nervoso: in pratica, il sistema immunitario si confonde poiché produce anticorpi non solo contro il virus che lo ha aggredito, ma anche contro alcune molecole dell’organismo, aggredendo di conseguenza anche queste ultime. Nel caso della sindrome di Guillain-Barré succede che ad essere aggrediti sono i neuroni che regolano la muscolatura degli arti ed in alcuni casi i muscoli respiratori.

 

L'emergenza dell'OMS

A causa di queste recenti ipotesi, l’OMS ha dichiarato lo stato di emergenza nei confronti del virus Zika. Non sono state imposte restrizioni nei viaggi o nel commercio ma è stato fortemente consigliato alle donne in gravidanza di non recarsi nelle zone a rischio e, laddove non se ne possa fare a meno, di proteggersi contro le punture di zanzare. Quest’ultima è anche l’unica forma di prevenzione; infatti non esiste un vaccino né terapie specifiche.

Per approfondimenti, visitate il sito dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), quello dell'OMS e www.epicentro.iss.it

Tiziana Melillo

Laureata in Scienze Biologiche e specialista in Microbiologia e Virologia, ha inoltre conseguito un master in "Nutrizione personalizzata: basi molecolari e genetiche". Attualmente lavora come microbiologa nel Laboratorio Analisi dell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma e insegna Microbiologia Clinica presso l'Università di Tor Vergata. Esercita anche attività privata di nutrizionista.

copertina   gennaio-febbraio 2020

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